Posizionamento dell’Ucraina, ruolo di Macron e strategia statunitense verso Russia e Cina

Bernard Selwan El Khoury 21/02/2025
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Premessa

L’attuale scenario internazionale evidenzia un progressivo irrigidimento della postura diplomatica dell’Ucraina, intenzionata a mantenere una linea dura nelle trattative, premendo per un fermo ed efficace sostegno occidentale alla necessità di consolidare le proprie posizioni nelle sedi negoziali in merito al conflitto con la Russia.

Di fronte alla prospettiva di un rapido negoziato sul conflitto russo-ucraino a guida americana, già delineato nei suoi elementi principali e ora al centro dell’agenda diplomatica con il viaggio in Arabia Saudita del Segretario di Stato Marco Antonio Rubio, la posizione del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è notevolmente irrigidita.

La notizia del colloquio telefonico tra il Presidente Trump e il Presidente Putin, avvenuto senza alcun preavviso, ha avuto un impatto dirompente all’interno della leadership ucraina, generando un forte clima di nervosismo sia in ambito politico che securitario.

Tale approccio si inserisce in un quadro più ampio in cui gli equilibri all’interno dell’Europa e del fronte occidentale stanno subendo un’evoluzione significativa, derivante anche dall’incertezza relativa alla direzione della conduzione della politica estera statunitense.

 

Posizionamento dell’Ucraina

Il 13 febbraio, il Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha riaffermato che qualsiasi trattativa bilaterale per la fine del conflitto senza la partecipazione diretta di Kiev è inaccettabile. In tal senso, l’Ucraina mantiene una linea rigida sulle condizioni per i negoziati con Mosca, insistendo su un processo multilaterale e strutturato. Nello specifico, Zelensky ritiene che Kiev e Washington debbano prima concordare una strategia congiunta per contrastare Putin, e solo successivamente avviare negoziati con Mosca.

Alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco (14-16 febbraio), il Presidente ucraino Zelensky ha confermato che accetterà un incontro con Putin solo dopo aver concordato un piano di pace con Trump, chiedendo garanzie di sicurezza per l’Ucraina e l’Europa e un coinvolgimento dell’UE nei negoziati. Ha inoltre sollecitato la Commissione Europea sull’approvazione del 16° pacchetto di sanzioni, considerandolo un test sulla reazione europea alle iniziative di Trump.

L’Ucraina considera il conflitto un problema di sicurezza non solo nazionale, ma continentale, chiedendo che l’Unione Europea (UE) sia un attore attivo nei negoziati, considerato che Bruxelles condivide la linea di Kiev, secondo cui qualsiasi accordo esclusivo tra Mosca e Washington fallirebbe, come già avvenuto con gli Accordi di Minsk. Inoltre, Kiev ha respinto l’idea di un “conflitto congelato” e punta a garanzie di sicurezza concrete per evitare future escalation.

In tale contesto, la visita del Segretario al Tesoro statunitense a Kiev ha inasprito le tensioni, poiché percepita come un tentativo di coercizione piuttosto che una trattativa equa. Di fronte a tale pressione, l’Ucraina ha cercato di bilanciare il proprio approccio tra il mantenimento del supporto americano e il rafforzamento del coinvolgimento europeo, consapevole della propria posizione marginale nello scenario geopolitico.

In precedenza, il 12 febbraio, il Ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha svolto colloqui con i suoi omologhi di Francia, Regno Unito, Spagna, Italia, Polonia, Germania e UE. Le parti hanno riaffermato il loro impegno ad aumentare il supporto all’Ucraina in qualsiasi circostanza, con l’obiettivo comune di garantire una pace “giusta e duratura”, che tuteli sia gli interessi dell’Ucraina che dell’Europa. I leader europei hanno sottolineato che Ucraina ed Europa devono partecipare direttamente ai futuri negoziati per porre fine al conflitto, il cui accordo finale può essere raggiunto solo da una “posizione di forza”, attraverso sanzioni contro la Russia e aiuti militari all’Ucraina. Gli alleati hanno concordato di collaborare con gli Stati Uniti per assicurare una pace globale, giusta e duratura in Ucraina, oltre che garanzie di sicurezza a lungo termine per l’Europa.

In merito alla questione nucleare, il 13 febbraio Zelensky ha visitato la Centrale Nucleare di Khmelnytskyi (NPP) per presiedere un incontro sulla sicurezza nucleare e sull’espansione dell’impianto. L’11 febbraio, il Parlamento ucraino aveva autorizzato la società statale dell’energia “Energoatom” all’acquisto di due reattori provenienti dalla Bulgaria, destinati al completamento di due nuove unità presso la centrale. I due reattori iniziali forniranno 2,2 GW di capacità aggiuntiva al sistema elettrico ucraino, mentre una fase successiva prevede l’installazione di altri due reattori, utilizzando componenti forniti dall’azienda statunitense “Westinghouse”, che garantiranno ulteriori 2,2 GW.

Tale progetto mira a ridurre la dipendenza di Kiev dalle importazioni energetiche nella stagione invernale e abbassare i costi dell’energia per famiglie e imprese. Il piano prevede che la prima nuova unità di generazione venga connessa alla rete nazionale entro un periodo di tre anni.

 

La percezione ucraina del supporto europeo

All’interno della leadership ucraina, si ritiene che il supporto finanziario europeo, nel suo complesso, sia stato di gran lunga superiore a quello fornito dagli Stati Uniti, sottolineando come nessuno dei partner europei abbia mai imposto condizioni in modo così vincolante come sta invece facendo la nuova Amministrazione Trump.

Sebbene sia chiara la superiorità della deterrenza militare statunitense rispetto a quella europea, Kiev ritiene che sul piano economico l’Unione Europea abbia un margine di pressione più significativo sulla Russia. Questo è dovuto al fatto che, prima del conflitto, l’interdipendenza commerciale tra Europa e Federazione Russa era nettamente superiore a quella tra Mosca e Washington. Di conseguenza, la leadership ucraina valuta che le sanzioni e le restrizioni economiche europee possano incidere maggiormente sulle prospettive economiche russe nel medio-lungo periodo, limitando le capacità di Mosca più di quanto possa fare la sola azione statunitense.

Alla luce della maggiore solidità del supporto economico europeo rispetto a quello statunitense, nei circoli ristretti della Presidenza ucraina si valuta la possibilità di proporre ai partner europei un accordo per lo sfruttamento congiunto delle risorse minerarie del Paese.

L’intesa prevedrebbe un coinvolgimento diretto dell’Europa nel settore minerario ucraino in cambio di concrete garanzie di sicurezza nel breve periodo. L’obiettivo sarebbe quello di assicurare un sostegno strategico e finanziario continuativo, almeno fino a quando l’Ucraina, con il supporto europeo, non avrà sviluppato capacità di difesa autonome e sufficienti per garantire la propria sicurezza senza dipendere esclusivamente da attori esterni.

 

La Francia e il ruolo di leadership europea nella crisi ucraina

Sul versante europeo, emerge con maggiore chiarezza il ruolo preminente del Presidente francese, Emmanuel Macron, che si posiziona come interlocutore di riferimento per la gestione della crisi ucraina e della postura dell’Europa nei confronti di Mosca. In tal senso, Macron sta cercando di consolidare un fronte europeo compatto per contrastare l’influenza americana contando sul sostegno della Polonia, che ha la Presidenza di turno dell’UE.

Tale centralità, che si distingue rispetto alla leadership della Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, riflette un’iniziativa diplomatica autonoma da parte della Francia, finalizzata a rafforzare il peso politico europeo nello scenario globale.

Il ruolo della Germania appare fortemente ridimensionato in questa fase. Tale scenario lascia spazio all’ambizione francese di assumere la leadership europea, un obiettivo che il Presidente Macron ha sempre rivendicato, anche per consolidare il proprio standing internazionale e compensare le difficoltà politiche interne.

La Francia è spesso percepita come un partner poco affidabile, in quanto incline a perseguire interessi nazionali piuttosto che una visione comune europea. Questa valutazione, condivisa sia da interlocutori ucraini che europei, è rafforzata dalla tendenza francese a ritirarsi dalle iniziative internazionali prima del loro effettivo compimento, sollevando dubbi sulla sua effettiva capacità di guidare il processo negoziale in modo stabile e coerente.

Le tensioni con gli Stati Uniti, latenti dal primo mandato di Donald Trump, tornano a emergere, dissolvendo la diplomazia di facciata francese esibita durante eventi simbolici come la cerimonia di inaugurazione della Cattedrale di Notre Dame (7 dicembre 2024). L’obiettivo di Macron è vincolare gli alleati europei e i decisori UE a una posizione unitaria e solida, così da costituire un contrappeso all’influenza americana nel processo negoziale.

In occasione della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, il 15 febbraio, il Ministro degli Esteri polacco, Radosław Sikorski, aveva preannunciato l’intenzione di Macron di convocare i leader europei per un vertice di emergenza a Parigi nella giornata di domani, 17 febbraio, verosimilmente in risposta alle preoccupazioni circa la possibilità che gli Stati Uniti portino avanti con la Russia i colloqui di pace, escludendo dalle consultazioni i leader del continente europeo. Oggi, il Ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha confermato che la riunione dei leader europei si terrà domani a Parigi.

Il vertice mirerebbe a:

definire una strategia europea unitaria in risposta ai negoziati tra Washington e Mosca, avviati senza un coinvolgimento diretto dell’Europa;

coordinare il sostegno all’Ucraina nel medio-lungo periodo, con particolare attenzione alla questione delle garanzie di sicurezza e della futura architettura della difesa europea;

analizzare il ruolo dell’Alleanza Atlantica (NATO) e il suo coinvolgimento nell’architettura di sicurezza del continente, anche alla luce delle incertezze legate alla politica estera statunitense.

Al vertice dovrebbero prendere parte il Segretario Generale designato della NATO, Mark Rutte, e i leader di Germania, Italia, Regno Unito e Polonia.

Il Summit dell’Eliseo riaffermerà le conclusioni della Ministeriale Esteri Weimar + del 12 febbraio, consolidando la posizione europea sulla sicurezza e sul conflitto in Ucraina.

La dichiarazione congiunta di Francia, Germania, Spagna, Italia, Polonia, Regno Unito, UE e Commissario europeo per la Difesa ribadisce:

sostegno rafforzato all’Ucraina per la sua indipendenza, sovranità e integrità territoriale di fronte all’aggressione russa;

impegno fino al raggiungimento di una pace giusta, completa e duratura, che tuteli gli interessi di Kiev e dell’Europa;

coinvolgimento dell’Ucraina e dell’Europa in ogni negoziato, garantendo a Kiev solide garanzie di sicurezza;

coordinamento con gli alleati americani per mettere l’Ucraina in una posizione di forza;

rafforzamento della sicurezza transatlantica ed europea, con un impegno congiunto per potenziare le capacità di difesa comuni.

L’incontro sarà decisivo per coordinare la risposta europea, definire il ruolo dell’UE nei negoziati e garantire stabilità e sicurezza al continente.

La leadership ucraina ha accolto positivamente l’iniziativa del Presidente francese Emmanuel Macron, auspicando che da questo consesso possa emergere una risposta politica forte e concreta. L’attenzione di Kiev è rivolta non solo alla possibilità di dispiegare un contingente militare europeo per garantire la sicurezza in caso di tregua, ma anche a una possibile pressione diplomatica per modificare l’attuale posizione degli Stati Uniti sul coinvolgimento europeo nei negoziati.

Zelensky considera la partecipazione europea come una garanzia essenziale per l’equilibrio del processo negoziale. Un negoziato che escludesse attori europei e seguisse il formato attualmente delineato, dominato da Washington, esporrebbe Kiev al rischio di decisioni unilaterali che potrebbero rispondere esclusivamente agli interessi statunitensi, un’eventualità che la leadership ucraina considera inaccettabile.

In risposta alle preoccupazioni circa la possibilità che gli Stati Uniti portino avanti con la Russia i colloqui di pace, Zelensky, intervenendo alla Conferenza di Monaco, ha proposto la creazione di Forze Armate europee congiunte, sostenendo che l’Europa debba ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, e paventato la possibilità che Washington possa, in futuro, rifiutarsi di cooperare con l’Europa su questioni di sicurezza. Zelensky ha evidenziato che Kiev possiede la necessaria esperienza sul campo di battaglia, ribadendo che la difesa europea richiede armi, addestramento e finanziamenti. Il Capo di Stato ucraino ha infine chiarito che la proposta non ha l’obiettivo di sostituirsi alla NATO, ma mira a riequilibrare il contributo europeo nella sicurezza transatlantica.

In tale contesto, oggi Zelensky ha annunciato di aver respinto l’accordo proposto dagli Stati Uniti, che prevedeva la cessione del 50% delle riserve ucraine di terre rare in cambio di assistenza militare nell’ambito del conflitto con la Russia. La decisione è stata motivata dall’assenza di garanzie di sicurezza a lungo termine, in particolare sugli aiuti militari a seguito di una possibile tregua. Tuttavia, nonostante il rifiuto, Kiev mantiene il dialogo con Washington, avendo presentato una bozza di Memorandum rivista con controproposte.

 

Strategia statunitense e implicazioni geopolitiche tra Cina e Iran

Parallelamente, la strategia statunitense appare sempre più orientata a una separazione strategica tra Russia e Cina, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza di Mosca da Pechino e favorire un graduale riavvicinamento della Russia all’Occidente. Tale finalità si inserisce in una più ampia visione strategica volta a rafforzare il contenimento della Cina, considerata la principale sfida geopolitica e tecnologica a Washington nel lungo periodo. Tuttavia, tale approccio rischia di indurre la Cina a un rafforzamento delle sue relazioni con la Corea del Nord, aumentando le tensioni globali.

Questa evoluzione lascia presagire un allentamento delle tensioni nel confronto tra Stati Uniti e Russia, delineando la possibilità di una ricalibrazione delle relazioni strategiche bilaterali, improntata a una gestione più strutturata delle crisi.

In tale contesto, la Presidenza ucraina ha rilanciato l’unica opzione che potrebbe stimolare un reale interesse da parte di Washington: garantire agli Stati Uniti un accesso diretto alle risorse minerarie ucraine.

Questa proposta assume particolare rilevanza considerando che il 50% delle risorse minerarie del Paese si trova nei territori occupati dalla Russia. Pertanto, un coinvolgimento statunitense in questo settore non solo rappresenterebbe un incentivo economico per gli USA, ma contribuirebbe indirettamente anche all’obiettivo ucraino di riconquistare parte dei territori perduti durante il conflitto, rafforzando così la posizione di Kiev nei negoziati futuri.

Secondo l’interpretazione francese, le interazioni cercate da Trump con Putin non sarebbero finalizzate a un riavvicinamento della Russia all’Occidente, ma piuttosto mirerebbero a rompere l’asse Mosca-Pechino, escludendo definitivamente la Cina da qualsiasi negoziato sul conflitto e dal processo di ricostruzione dell’Ucraina.

In tale contesto, si ricorda il tentativo di Xi Jinping di negoziare un cessate il fuoco con Mosca in una fase in cui nessuna potenza occidentale intratteneva interlocuzioni ufficiali con il Cremlino e la guerra tra Russia e Ucraina sembrava in una situazione di stallo.

Attraverso questa strategia, gli Stati Uniti garantirebbero a Washington un ruolo decisionale predominante all’interno della NATO, consolidando la propria influenza sulle dinamiche del conflitto e sulla successiva fase di ricostruzione.

Tale sviluppo non si limita esclusivamente alla risoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina, ma si configura altresì come un indicatore di un cambiamento significativo nell’assetto dell’ordine internazionale post-Guerra Fredda, evidenziando una possibile transizione da un quadro liberista a un approccio più pragmatico e orientato alla realpolitik.

In tal senso, le recenti dichiarazioni di Trump sulla volontà di riprendere i colloqui sul nucleare con Teheran, rientrerebbero in un quadro volto a consolidare una strategia primariamente realista basata su un approccio “America First”, che mira, da una parte, a rafforzare il contenimento della Cina e, dall’altra, a ridimensionare il ruolo iraniano nella regione mediorientale, come già in parte accaduto con l’indebolimento politico e militare di Hezbollah e Hamas e la caduta del regime siriano, satelliti di Teheran nell’area.

 

La posizione della NATO

Il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, ha ribadito la convergenza unanime dell’Alleanza per garantire che Kiev si trovi nella posizione più favorevole nei negoziati e per impedire nuove conquiste territoriali russe in Ucraina. Tuttavia, il primo fronte di opposizione interna è rappresentato dalle Repubbliche Baltiche, che respingono l’ipotesi di un negoziato bilaterale USA-Russia, considerandolo una “trappola mortale”.

Sul fronte ucraino, pur ringraziando per il supporto ricevuto, Zelensky ha criticato la mancanza di progressi sull’adesione dell’Ucraina e ha affermato che, dall’insediamento di Trump, le decisioni dell’Alleanza sembrano influenzate dal Cremlino. Ha infine evidenziato il rischio di un disallineamento tra gli alleati NATO, mettendo in discussione la solidità dell’Articolo 5 e il reciproco impegno alla sicurezza.

 

La posizione del Regno Unito

I rapporti ancora non ben definiti tra il Primo Ministro inglese Kei Starmer e la nuova Amministrazione USA rischiano di riflettersi negativamente sullo storico rapporto transatlantico, ancor di più se si tiene conto del fatto che, in questo momento, Londra ha la necessità di non entrare in contrasto con l’UE per limitare le conseguenze economiche della Brexit.

Pertanto, Kiev ritiene che Starmer possa aderire all’iniziativa del Presidente Macron, anche in ragione della posizione da sempre più pro attiva e intransigente di Londra rispetto al conflitto e alla volontà di limitare l’influenza russa in Europa.

In tale contesto Londra potrebbe insistere sull’aumento della spesa militare a livello europeo, anche in funzione del possibile invio di un contingente di interposizione, nonché sulla necessità di partecipazione al processo di pace, nella convinzione che il conflitto sia effettivamente un problema principalmente europeo.

 

I numeri del conflitto ucraino

Il conflitto in Ucraina continua a essere segnato da un rafforzamento del sostegno militare occidentale e da perdite significative di equipaggiamento russo. Nel 2024, l’Europa ha destinato 457 miliardi di dollari alla difesa, mentre la Russia ha investito 462 miliardi di dollari nel proprio settore militare. La capacità di Mosca di mantenere il proprio programma di riarmo dipenderà dall’andamento della guerra e dalla possibilità di accedere a componenti tecnologici occidentali attraverso paesi terzi, come la Cina.

Il Regno Unito ha annunciato un contributo di 150 milioni di sterline (188 milioni di dollari) in aiuti militari, comprendenti droni, carri armati e sistemi di difesa aerea, oltre a un impegno di 4,5 miliardi di sterline (5,6 miliardi di dollari) per il 2025. Il piano prevede la consegna di oltre 50 veicoli corazzati, inclusi carri armati T-72 modernizzati, entro la fine della primavera.

Anche la Germania ha intensificato il proprio supporto, con l’invio di 100 missili IRIS-T e la fornitura di 6.000 droni dotati di intelligenza artificiale prodotti dall’azienda tedesca Helsing, strumenti chiave per la sorveglianza e la difesa ucraina. Parallelamente, la Norvegia ha aderito alla Ukrainian Drone Coalition, annunciando la creazione della Northern Brigade, parte di un’iniziativa più ampia in cui i Paesi nordici addestreranno ed equipaggeranno ciascuno un battaglione ucraino. Anche altri Stati europei hanno intensificato il proprio contributo: i Paesi Bassi hanno fornito 25 veicoli da combattimento YPR, la Lettonia ha inviato 42 veicoli blindati, mentre l’Estonia ha destinato lo 0,25% del proprio PIL al supporto militare per Kyiv nel 2025.

Sul fronte russo, le Forze Armate di Mosca continuano a subire pesanti perdite. Nel 2024, la Russia ha perso oltre 5.000 carri armati e veicoli blindati, un numero significativamente superiore rispetto ai 3.000 distrutti nel 2023. Secondo le valutazioni occidentali, la Russia potrebbe sostenere perdite annue superiori alle 3.000 unità, tra carri armati, APC e IFV, almeno fino al 2026-2027, sfruttando le riserve ereditate dall’epoca sovietica.

 

Considerazioni conclusive

Le prossime settimane saranno decisive per la ridefinizione degli equilibri geopolitici e per valutare il ruolo dell’Europa nei negoziati sul conflitto in Ucraina. In tale contesto, il summit di Parigi rappresenta un’opportunità strategica per consolidare una posizione comune tra i partner europei e garantire la tutela degli interessi economici del continente, con particolare attenzione al sostegno finanziario e industriale all’Ucraina.

Tuttavia, l’eventuale negoziazione di un cessate il fuoco in Arabia Saudita potrebbe introdurre nuove variabili nello scenario diplomatico, ampliando il coinvolgimento dei Paesi del Golfo.

Qualora il cessate il fuoco dovesse effettivamente essere negoziato a Riad, sarà fondamentale comprendere il ruolo dei Paesi del Golfo e dei loro proxy in un dossier finora gestito esclusivamente a livello Quint.

Tale dinamica modificherebbe l’attuale configurazione del dossier, aggiungendo attori con interessi specifici nella stabilità regionale e nella futura ricostruzione dell’Ucraina.


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