Libano, Hezbollah e il rischio di escalation: l’analisi di Bernard Selwan Khoury

Dicosmo

11 Marzo 2026

In una recente intervista con Il Sussidiario pubblicata sul canale YouTube di COSMO – Center for Oriental Strategic Monitoring, il direttore Bernard Selwan Khoury ha analizzato le dinamiche della nuova escalation tra Hezbollah e Israele e le possibili implicazioni politiche e strategiche per il Libano.

Di seguito i principali passaggi dell’intervista.

 

La risposta di Hezbollah dopo l’uccisione di Khamenei

Secondo Khoury, il momento di svolta nella recente escalation è stato l’uccisione della Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, il 28 febbraio 2026, durante un’operazione congiunta americano-israeliana. Hezbollah ha lanciato solo sei razzi, che sono caduti in un campo aperto.

Sebbene simbolico, questo lancio andrebbe quindi interpretato come una risposta legata alla strategia iraniana più che a una decisione autonoma del Libano.
In questo contesto, il Libano tornerebbe a essere un “ring”, un terreno di confronto tra i principali attori regionali: gli Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

Secondo l’analisi del Direttore di COSMO, il “Partito di Dio” necessita di un confronto con Israele anche per giustificare l’esistenza del proprio arsenale militare.
Khoury sottolinea inoltre che, dopo l’uccisione di Hassan Nasrallah, il movimento avrebbe perso una leadership capace di mantenere una forte coesione interna. In questo scenario il comando operativo sarebbe oggi sempre più influenzato dai Pasdaran iraniani presenti in Libano.

Perché il disarmo di Hezbollah non avviene

Il governo libanese ha dichiarato illegali le azioni militari di Hezbollah, ma l’esercito non è intervenuto per disarmare l’organizzazione. Negli ultimi mesi le Lebanese Armed Forces (LAF) hanno avviato alcune operazioni di disarmo all’interno dei campi profughi palestinesi, iniziative che, tuttavia, si sono rivelate limitate e in gran parte simboliche.

Se operazioni di questo tipo risultano difficili nei campi palestinesi, sostiene Khoury, lo sono ancora di più nei confronti di Hezbollah, che dispone di una struttura militare più organizzata, meglio finanziata, addestrata e radicata nel territorio rispetto allo stesso esercito libanese, nonché del sostegno diretto dell’Iran. La mancata attuazione del disarmo evidenzierebbe quindi la debolezza dello Stato libanese, una fragilità che Hezbollah avrebbe contribuito ad alimentare attraverso la propria presenza nelle istituzioni negli ultimi trent’anni.

Le conseguenze interne della nuova escalation

Secondo il Direttore, le conseguenze delle azioni militari sono già visibili.
Dopo il lancio dei razzi da parte di Hezbollah, oltre 600.000 persone, circa il 15% della popolazione libanese, sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni nel sud del Paese e nella periferia meridionale di Beirut, la Dahyieh. Una parte crescente della popolazione starebbe iniziando a criticare le decisioni unilaterali del movimento sciita, accusato di agire nell’interesse dell’Iran più che in quello del proprio Paese. Allo stesso tempo, il sistema politico libanese resta estremamente fragile, basato su un delicato equilibrio confessionale, in cui la comunità sciita rappresenta circa il 35% della popolazione.

Il possibile negoziato tra Libano e Israele

Il governo libanese ha chiesto agli Stati Uniti di mediare con Israele per avviare un negoziato. Secondo Khoury, per decenni il discorso su eventuali negoziati con Israele è stato considerato un tabù nella cultura politica libanese, alimentato da narrazioni ideologiche legate alla lotta contro ciò che Hezbollah definisce “il nemico”. Oggi, tuttavia, questo tabù starebbe progressivamente cadendo.

Il Direttore di COSMO ricorda inoltre che il Libano fu tra i primi Paesi della regione a firmare un armistizio con Israele nel 1949 e sottolinea che il Paese, per dimensioni e fragilità politica, non possa sostenere a lungo il peso dei conflitti regionali che non gli appartengono.

La morte di Padre Pierre Al-Rahi e la situazione nel sud del Libano

La morte di Padre Pierre Al-Rahi, parroco ucciso durante un bombardamento israeliano mentre soccorreva un parrocchiano, ha suscitato profonda commozione nel Paese. Khoury richiama in particolare il caso di Aita al-Chaab, uno dei villaggi cristiani nel sud del Libano, per sottolineare come la realtà della regione sia molto più complessa della semplice identificazione tra il sud del Paese e la presenza sciita.

Allo stesso tempo, secondo il Direttore, le operazioni militari israeliane mirerebbero a smantellare le infrastrutture di Hezbollah nel sud del Libano, con possibili sviluppi anche nella Valle della Beqaa, al confine con la Siria.

Il rischio per il processo di normalizzazione del Libano

Secondo Khoury, la nuova guerra rischia di interrompere il fragile percorso di stabilizzazione avviato dal Libano negli ultimi anni. Tuttavia, sottolinea anche come una parte crescente della società libanese, inclusi alcuni settori della comunità sciita, stia iniziando a mettere in discussione le scelte strategiche di Hezbollah, percepite come funzionali al sostegno del regime iraniano più che agli interessi dello Stato libanese.