In una recente intervista rilasciata al programma Agorà – Rai 3, in un reportage curato dalla giornalista Marina Del Vecchio, il Direttore del Center for Oriental Strategic Monitoring (COSMO) e rappresentante della comunità italo-libanese di Roma, Bernard SelwanKhoury, ha analizzato la delicata situazione dei cristiani in Libano, evidenziando le sfide geopolitiche e umanitarie che il Paese sta affrontando.

La resilienza delle comunità cristiane

Nonostante il clima di guerra, la Pasqua è stata vissuta dai cristiani libanesi come un momento di fede e resistenza. Khoury ha sottolineato il coraggio di chi, specialmente nel sud del Paese e lungo il confine con Israele, ha scelto di non abbandonare le proprie terre. 

La vulnerabilità dei civili e il rischio sicurezza

L’analisi del Direttore di COSMO si è poi spostata sul piano securitario. Il Libano appare oggi prigioniero di dinamiche che trascendono i suoi interessi nazionali, rimanendo esposto alle conseguenze degli scontri legati alle azioni di Hezbollah. Khoury ha espresso preoccupazione per l’arretramento dell’Esercito libanese dal sud, una condizione che lascia le popolazioni civili prive di protezione e pericolosamente esposte al fuoco incrociato tra Hezbollah e le forze israeliane.

L’appello alla Comunità Internazionale

Di fronte a tale scenario, Khoury invoca un intervento urgente e concreto da parte degli attori internazionali. Due sono le direzioni principali auspicate:

  1. Rafforzamento della sicurezza: Potenziare il ruolo di UNIFIL e valutare l’invio di una nuova missione europea dedicata specificamente alla protezione della popolazione civile.
  2. Sostegno diplomatico: Supportare il Libano nel raggiungimento di un cessate il fuoco duraturo e nella ripresa di un percorso negoziale credibile.

Verso una sovranità ritrovata: la via della neutralità

Per garantire l’autodeterminazione del Paese, Khoury suggerisce una riflessione strategica coraggiosa: l’adozione di uno status di neutralità, che sia riconosciuto e garantito a livello internazionale, per sottrarre definitivamente la nazione dai conflitti regionali.

Di seguito l’intervista.