SIRIA, PROFUGHI E REALPOLITIK: Perché rimpatriare 1 milione di siriani è un boomerang per la Germania

Germania-Siria: il vertice tra Merz e al-Sharaa (Foto: ANSA-EPA/SEAN GALLUP)Germania-Siria: il vertice tra Merz e al-Sharaa (Foto: ANSA-EPA/SEAN GALLUP)

In una recente intervista a IlSussidiario, curata da Paolo Rossetti, il direttore di COSMOBernard Selwan Khoury, ha commentato l’incontro tra Merz e Al Sharaa riguardo la possibilità del ritorno di un milione di profughi in Siria.

Di seguito l’intervista.

Merz e Al Sharaa parlano del ritorno di un milione di profughi in Siria, che però vede rallentare i finanziamenti del Golfo, bombardato dai pasdaran.

Un milione di siriani di ritorno dalla Germania nella loro patria. Un esodo di proporzioni gigantesche, volontario oppure organizzato, di cui hanno parlato il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente siriano Al Sharaa. Un’ipotesi avanzata probabilmente anche per motivi elettorali, osserva Bernard Selwan Khoury, direttore italo-libanese del Centro studi sul mondo arabo COSMO, e comunque molto complessa da attuare. La Siria, d’altra parte ha 6-7 milioni di profughi in diversi Paesi, soprattutto Turchia e Libano e se dovessero tornare tutti o in buona parte sarebbe un problema ospitarli dignitosamente. Il Paese potrebbe essere di nuovo destabilizzato e magari essere punto di partenza di una contro ondata di migranti. La ricostruzione della Siria deve tenere conto di questi scenari, anche perché i Paesi del Golfo, ora bombardati dall’Iran, ora hanno altro a cui pensare che finanziare la ripresa siriana. Che gioco forza potrebbe ritardare ancora.

Un milione di siriani da rimpatriare dalla Germania. L’ipotesi fatta da Merz e Al Sharaa nel loro incontro è praticabile? Non rischierebbe di rallentare, se non bloccare la ripresa del Paese?

È importante sottolineare che si tratta della prima visita di Al Sharaa in Germania dopo la caduta di Bashar al-Assad alla fine del 2024. Una visita importante anche perché la Germania è uno dei Paesi nel quale vive il maggior numero di profughi sfollati siriani. I temi dell’incontro erano la ricostruzione della Siria e il ritorno volontario oppure organizzato dei rifugiati siriani. Merz ha annunciato un programma congiunto sia per la ricostruzione che per i rimpatri, con un contributo tedesco di oltre 200 milioni di euro nel 2026, per rispondere ai fabbisogni principali: l’acqua, gli ospedali, le infrastrutture. Al Sharaa ha ringraziato la Germania per aver ospitato oltre un milione di siriani, parlando di un modello di migrazione circolare: chi vuole può tornare e contribuire alla ricostruzione, chi è ben integrato può restare.

Cosa significa?

Una dichiarazione che fa capire come il nuovo assetto di potere guidato da Al Sharaa è consapevole di non poter assorbire il ritorno di un milione di persone. L’80% dei siriani residenti in Germania, secondo le speranze espresse dal loro presidente, dovrebbero tornare in Siria nei prossimi tre anni. Da quello che sappiamo in Germania ci sono tra i 750.000 e il milione di persone di origine siriana, di questi 700 mila godono dello status di protezione o asilo: è la più vasta comunità siriana in termini numerici in tutta l’Europa, mentre il totale dei rifugiati siriani nel mondo si attesta tra i 6 e i 7 milioni. Dopo la Germania chi ospita maggiormente i siriani sono Turchia, Libano e Giordania.

Il ritorno di tutte queste persone sarà perlomeno difficile da realizzare?

E’ un’operazione complessa. La Germania, poi, mette 200 milioni sul tavolo, che però non sono nulla per creare le condizioni necessarie per il ritorno dei rifugiati. Inoltre bisogna analizzare anche la composizione etnica e il background dei rifugiati stessi. Per esempio, non so quanti di loro siano cristiani, e la Siria in questo momento non è un Paese percepito sicuro per loro: lo dicono gli stessi cristiani rimasti.

L’annuncio di Merz ha motivazioni elettorali? Vuole dimostrare che si sta muovendo sul tema dell’immigrazione?

Un elemento da tenere in considerazione, insieme ad altri. Il rischio di rimpatri prematuri in un Paese ancora instabile potrebbe essere controproducente per la Germania: supporterebbe un’azione politica che si trasformerebbe in un boomerang, considerato che non ci sono ancora le piene condizioni di sicurezza. Poi c’è un altro aspetto di natura più economica. Se un milione di siriani dovessero tornare in patria nel giro di tre anni, per la Germania significherebbe la perdita di una forza di lavoro integrata: molti lavorano lì, pagano le tasse. Potrebbe esserci un impatto negativo sull’economia. Poi ci sono delle difficoltà pratiche.

Quali?

I procedimenti legali per rimpatri forzati sono comunque lunghi e molti hanno dei figli che nel frattempo sono nati in Germania. È chiaro che in questo contesto la questione elezioni gioca un ruolo importante.

Lo stesso problema si ripropone per la Turchia e il Libano, da dove, tra l’altro, almeno più di 100mila profughi siriani sono scappati dalla guerra Israele-Hezbollah?

Già prima della guerra civile il regime di al-Assad aveva contribuito a svuotare il Paese di tutti coloro che potevano avere delle idee non convergenti con quelle del regime. La guerra civile ha dato una spinta enorme a questo fenomeno. I principali Paesi che hanno ospitato i profughi sono Turchia e Libano, che in proporzione ne ha accolti di più, fino a un milione e mezzo. Ora per l’ONU sarebbero 600 mila. Con la crisi attuale molti sono già rientrati in Siria. In Turchia, invece, tanti siriani hanno creato i loro business, sono in una posizione stabile, tornare in patria con le prospettive attuali non sarebbe allettante per loro.

In Siria ci sono molte persone che ancora adesso vogliono andarsene, perché le condizioni di vita non sono molto diverse rispetto a prima. Il rientro dei profughi in modo massiccio potrebbe tornare a destabilizzare un Paese ancora fragile?

Non è ancora un Paese che può offrire delle opportunità e neanche sicuro. E a chi rientra deve garantire degli alloggi. Insomma, ci sono problemi politici, strutturali e infrastrutturali. Il ritorno massiccio potrebbe essere una bomba sociale a orologeria, che verrebbe affrontata da un assetto politico che poggia su equilibri delicati.

La Germania mette a disposizione 200 milioni, ma sono i Paesi del Golfo i più impegnati nel sostenere la ricostruzione. La guerra in Iran e i danni che stanno subendo per i bombardamenti mettono in dubbio i finanziamenti per la Siria?

Assolutamente sì. La guerra in Iran ha cambiato un po’ le prospettive in Medio Oriente. I piani di ricostruzione a Gaza e in Siria erano tra le priorità e vedevano coinvolti principalmente Paesi arabo-sunniti, che oggi sono il primo target degli attacchi iraniani: hanno altre priorità e anche altre spese, la loro strategia si è spostata su un altro asse.