Mondiali FIFA 2026: implicazioni geopolitiche del conflitto tra Stati Uniti e Iran e ipotesi di ripescaggio dell’Italia

Gianni Infantino difende la sua relazione con Trump.
Il conflitto tra Stati Uniti e Iran:  ripercussioni sulla partecipazione ai Mondiali 2026.

Il calcio si è sempre configurato quale indicatore delle dinamiche proprie delle relazioni internazionali, riflettendone tensioni, equilibri e linee di frattura. Nel 1978, in concomitanza con la Rivoluzione iraniana, l’Iran partecipò per la prima volta alla Coppa del Mondo, prima di un prolungato periodo di assenza dalla competizione. Nel 1998, in occasione dei Mondiali disputati in Francia, la partita tra Iran e Stati Uniti assunse una marcata valenza simbolica nel contesto post-rivoluzionario. Nel 2026, il quadro appare profondamente mutato e caratterizzato da una dimensione apertamente conflittuale. L’Iran ha conseguito la qualificazione alla Coppa del Mondo FIFA 2026 con ampio anticipo, imponendosi nel proprio girone della Confederazione Asiatica del Calcio (AFC) il 25 marzo 2025, ed è stato successivamente inserito nel Gruppo G insieme a Belgio, Egitto e Nuova Zelanda. Le tre gare della fase a gironi risultano programmate integralmente negli Stati Uniti, rispettivamente il 16 e il 21 giugno a Los Angeles, presso il SoFi Stadium, e il 27 giugno a Seattle. La distribuzione geografica delle partite si inserisce in una pianificazione orientata alla massimizzazione della visibilità e del ritorno economico su scala nazionale. Il quadro operativo ha tuttavia subito una trasformazione sostanziale a seguito del conflitto armato insorto nel febbraio 2026 tra Stati Uniti, Israele e Iran, e dell’uccisione della Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei. Il Ministro dello Sport iraniano, Ahmad Donyamali, ha immediatamente affermato l’impossibilità per la nazionale di partecipare alla competizione, richiamando un contesto di ostilità politica e di sicurezza ritenuto incompatibile con lo svolgimento delle attività sportive. Allo stesso tempo, la Federazione calcistica iraniana ha formalmente richiesto alla FIFA lo spostamento delle proprie partite in Messico. La richiesta è stata respinta dal Presidente della FIFA, Gianni Infantino, con il sostegno esplicito del Presidente statunitense, Donald J. Trump. Le criticità connesse alla partecipazione iraniana non risultano circoscritte ai profili logistici, quali il rilascio dei visti, la sicurezza degli spostamenti o la continuità dei collegamenti aerei, ma assumono una chiara dimensione politica. Teheran interpreta infatti la partecipazione alla competizione come una forma di legittimazione indiretta dell’attore ostile, mentre Washington valuta il rischio di incidenti diplomatici e securitari sul proprio territorio. In questo quadro, un’eventuale rinuncia o esclusione dell’Iran configurerebbe un precedente di rilievo nel contesto della Coppa del Mondo del 2026, determinando un vuoto non solo sportivo ma anche politico, nel quale il calcio assume la funzione di ulteriore leva di pressione nel confronto tra Stati.

L’ipotesi di ripescaggio dell’Italia e le implicazioni politico-strategiche.

Nel contesto della perdurante incertezza relativa alla partecipazione iraniana, il 22 aprile il Rappresentante speciale degli Stati Uniti per le Partnership Globali, Paolo Zampolli, ha confermato di aver proposto a Trump e a Infantino la sostituzione dell’Iran con l’Italia, nazionale che non ha conseguito la qualificazione alla Coppa del Mondo prevista per la prossima estate. Le motivazioni ufficiali risultano fondate su elementi di natura sportiva e simbolica il palmarès della nazionale italiana, vincitrice di quattro edizioni della competizione, e il rilievo storico della sua partecipazione. Un’analisi più approfondita evidenzia tuttavia la presenza di considerazioni di natura geopolitica ed economica. L’inclusione dell’Italia consentirebbe agli Stati Uniti di rafforzare il proprio soft power nel contesto del torneo, sostituendo un attore percepito come ostile con una potenza europea alleata, che ha una significativa presenza diasporica sul territorio statunitense ed elevata capacità attrattiva sotto il profilo mediatico e culturale. Inoltre, l’impatto economico associato alla partecipazione italiana risulterebbe più consistente, con un incremento atteso dei ricavi derivanti da biglietteria, diritti televisivi, flussi turistici e merchandising, in particolare nelle aree urbane di Los Angeles e Seattle. La dimensione politico-diplomatica assume ulteriore rilievo alla luce dei rapporti tra il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e l’Amministrazione statunitense. In questo contesto, l’ipotesi di ripescaggio acquisisce quindi una valenza ancora più strategica se interpretata alla luce delle recenti tensioni emerse tra il Pontefice Papa Leone XIV, il Governo italiano e l’Amministrazione statunitense. Le critiche recentemente espresse dal Pontefice in relazione al conflitto con l’Iran hanno infatti generato una reazione pubblica del Presidente statunitense, seguita da una presa di distanza da parte dell’Esecutivo italiano, che ha espresso solidarietà al Vaticano, determinando una frizione diplomatica tra Roma e Washington. La partecipazione dell’Italia alla competizione potrebbe essere interpretata quale strumento volto a ristabilire un clima di cooperazione politica e a ricomporre le recenti divergenze, attraverso un’iniziativa ad alto valore simbolico e con significativa risonanza sull’opinione pubblica italiana. In questa prospettiva, il coinvolgimento italiano potrebbe inoltre risultare associato a un allineamento più marcato da parte di Roma su dossier strategici, tra cui il regime sanzionatorio nei confronti dell’Iran, le posizioni in ambito Unione Europea e G7, nonché la cooperazione in materia di sicurezza e difesa nel Mediterraneo allargato. Il quadro complessivo suggerisce che il calcio, in questa fase, operi quale vettore di interazione tra dimensione sportiva e interessi strategici. L’eventuale esclusione dell’Iran e il contestuale inserimento dell’Italia configurerebbero un caso emblematico di utilizzo di un evento sportivo globale come leva di influenza internazionale, con implicazioni dirette sulla percezione di neutralità della FIFA. La Coppa del Mondo rischia di assumere una valenza che trascende la dimensione sportiva, configurandosi come spazio di proiezione e competizione tra attori statali.