Il Libano in transizione: a Roma un confronto sul futuro del Paese

Dicosmo

9 Settembre 2026 , ,
Libano in transizione: a Roma un confronto sul futuro del Paese

Roma, 8 settembre 2026

Si è svolto oggi presso l’Aula Polivalente della LUISS il convegno “Libano in transizione: prospettive sul futuro del Paese“, promosso da COSMO (Center for Oriental Strategic Monitoring) in collaborazione con LUISS CISS (Center for International and Strategic Studies), con la partecipazione scientifica dei Proff. Raffaele Marchetti, Francesca M. Corrao e Michele Petrone, e con Fondazione Med-Or. Un appuntamento che ha riunito voci religiose, militari, accademiche e giornalistiche libanesi per discutere gli equilibri del Paese all’indomani della fine della missione UNIFIL.

Tra il pubblico in sala, hanno preso parte ai lavori l’On. Paola Chiesa, Capogruppo in Commissione Difesa, e l’On. Massimo Milani, insieme a rappresentanti diplomatici di diversi Paesi, tra cui S.E. Nasser Sanhat Al-Qahtani, Ambasciatore del Kuwait in Italia, S.E. Asmahan Abdulhameed Al-Toqi, Ambasciatrice dello Yemen in Italia, Abdulaziz Al Asim, Primo Segretario dell’Ambasciata del Regno dell’Arabia Saudita e Cons. Atta Gamal, Vice Capo Missione dell’Ambasciata d’Egitto in Italia.

In foto da destra a sinistra il Direttore di COSMO, Bernard Selwan Khoury, l’Ambasciatrice per il Libano in Italia, Carla Jazzar, e l’On. Paola Chiesa

I lavori sono stati aperti dai saluti istituzionali di S.E. Carla Jazzar, Ambasciatrice del Libano in Italia, e dal Direttore Generale di COSMO, Bernard Selwan El Khoury. Nel suo intervento, El Khoury ha ricordato come il Libano, dopo anni in cui il proprio posizionamento politico lo aveva tenuto ai margini dello scenario mediterraneo, stia tornando centrale nella diplomazia regionale, ricordando che Roma ha già ospitato diversi cicli di colloqui su Israele, in attesa di un ulteriore round, e che l’Italia, insieme alla Francia, si appresta ad assumere un ruolo centrale in questa fase. Ha quindi spiegato le ragioni dell’iniziativa, pensata per offrire una lettura della comunità sciita libanese più articolata rispetto alla narrazione che negli ultimi decenni l’ha spesso descritta come un blocco unico legato a un solo riferimento esterno.

S.E. Carla Jazzar, Ambasciatrice del Libano in Italia, sullo sfondo l’On. Massimo Milani

Tra i temi al centro della giornata, la questione della sovranità nazionale e dell’autonomia decisionale del Libano rispetto alle dinamiche regionali è tornata più volte, con diversi relatori che hanno insistito sulla necessità che le decisioni di guerra e pace, così come il controllo delle armi, tornino a essere prerogativa esclusiva dello Stato. Più relatori hanno inoltre sottolineato come il futuro del Libano passi per un’effettiva autonomia decisionale rispetto alle ingerenze esterne, in primis quella iraniana, indicata come nodo centrale nel condizionamento politico e ideologico della comunità sciita.

Il giornalista Ali Al Amine, fondatore di Janoubia.com, ha ricostruito come l’influenza di Hezbollah nella comunità sciita e nel Libano meridionale si fondi su un sistema che unisce rete sociale, presenza istituzionale e forza militare autonoma, sostenendo che il logoramento militare degli ultimi anni non si sia finora tradotto in un analogo ridimensionamento del consenso popolare, e indicando nella capacità dello Stato di garantire ricostruzione e servizi la vera prova dei prossimi mesi.

Il professor Wajih Kanso, docente di Filosofia all’Università Libanese e di Studi islamici all’Università Saint Joseph di Beirut, ha proposto una lettura di più lungo periodo, sostenendo che la comunità sciita libanese sia stata attraversata da un processo di consolidamento ideologico che ne avrebbe condizionato l’identità collettiva e i modelli di lealtà, con radici che affonderebbero in un’agenda a suo dire orientata dall’esterno.

Il generale di brigata in congedo Khalil Helou ha portato l’attenzione sul piano operativo, illustrando le difficoltà che le Forze Armate Libanesi incontrano nell’attuare il disarmo dei gruppi armati a sud del Litani, tra infrastrutture clandestine, vincoli legali e un contesto di sicurezza deteriorato, e ha proposto un approccio graduale che unisca impegno diplomatico, ricostruzione e garanzie internazionali.

Jad Al Akhaoui, Presidente della Lebanese Democratic Coalition e Segretario Generale della Samir Kassir Foundation, ha rivendicato la necessità di superare i monopoli politici confessionali, distinguendo con nettezza tra la comunità sciita libanese, di cui ha ribadito il ruolo storico nel Paese, e le forze politiche che ne rivendicano la rappresentanza esclusiva. Ha ricordato che il Libano dispone già, nella Costituzione e negli Accordi di Taif, degli strumenti necessari, sostenendo che il problema non sia la mancanza di un quadro giuridico ma la sua incompleta attuazione.

Lo Sheikh Muhammad Ali Al-Hajj Al-Amili, ricercatore e pensatore islamico, oggi Imam del Centro Imam Al-Khoei di Parigi, ha ripercorso i tentativi susseguitisi nel corso dei decenni all’interno della comunità sciita libanese per allargare gli spazi di pluralismo e ridefinire la rappresentanza politica, soffermandosi sulle ragioni per cui la struttura di potere esistente abbia finora mantenuto una posizione dominante, e indicando le condizioni che a suo giudizio potrebbero aprire nuovi spazi di azione per una rappresentanza più articolata.

Ha chiuso i lavori, in collegamento da remoto, il giornalista Daoud Rammal, che ha analizzato il modo in cui concetti religiosi come la resistenza, il martirio e Ashura siano stati trasformati in strumenti di autorità politica, precisando che la sua critica non riguarda la fede o la tradizione sciita ma l’uso del sacro per legittimare il potere.

In foto, da sinistra verso destra, Wajih Kanso, Ali Al-Amin, Jad Al-Akhaoui, Sheikh Muhammad Ali Al-Hajj Al-Amili.