Periodo di riferimento: 8 settembre – 14 settembre 2026
Data: 14 settembre 2026
EXECUTIVE SUMMARY
Pressione militare israeliana nel Libano meridionale: nella settimana in esame, le Forze di Difesa israeliane (IDF) hanno mantenuto un ritmo sostenuto di attività cinetiche nel sud del Paese, con attacchi aerei, bombardamenti d’artiglieria, attività di demolizione, incendi di abitazioni, fuoco di armi automatiche e movimenti di mezzi corazzati. Le operazioni hanno interessato soprattutto Ali Al-Taher, Nabatiyeh Al-Fawqa, Kfarremane, Kfar Tebnit e Zawtar Al-Charkiyeh (distretto di Nabatiyeh), Al-Mansouri, Majdal Zoun e Wadi Zibqin (distretto di Tiro), Haddatha, Sarbin, Beit Yahoun, Braachit e Chaqra (distretto di Bint Jbeil), nonché Al-Qantara, Houla, Mays Al-Jabal, Al-Khiyam e Wadi Al-Hujair (distretto di Marjayoun).
Ali Al-Taher e ridisegno della zona di sicurezza: le IDF hanno completato una nuova fase di demolizione delle infrastrutture sotterranee attribuite a Hezbollah ad Ali Al-Taher (distretto di Nabatiyeh), impiegando oltre 1.100 tonnellate di esplosivo. Il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha definito le alture parte integrante della Yellow Line e della Zona di Sicurezza, affermando che Tel Aviv non intende procedere al ritiro fino al disarmo del Partito di Dio.
LAF e aree pilota: le Forze Armate Libanesi (LAF) hanno diffuso un aggiornamento sulle attività condotte nelle aree pilota di Zawtar Al-Gharbiyeh (distretto di Nabatiyeh), Froun e Srifa (distretto di Bint Jbeil), rivendicando l’istituzione di sei posti di controllo fissi, 13 punti di osservazione, il sequestro di circa 1.818 tra armi e munizioni e la riapertura di circa 12 chilometri di viabilità. L’Esercito ha però denunciato circa 7.700 violazioni dell’Accordo Quadro da parte israeliana dal 26 giugno, indicando la cessazione delle attività israeliane come condizione necessaria per completare il dispiegamento.
Negoziato e futuro di UNIFIL: il nuovo ciclo di colloqui tra Libano e Israele, inizialmente ipotizzato per metà settembre a Roma, sarebbe stato posticipato al mese di ottobre. Sono tuttavia attese interlocuzioni a Washington tra gli Ambasciatori delle parti. Beirut avrebbe inoltre chiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) una proroga temporanea dell’attuale dispositivo di UNIFIL, ritenendo prematura la cessazione della Missione prevista per il 31 dicembre.
Stato libanese, Hezbollah e canale iraniano: l’Ambasciatore statunitense in Libano Michel Issa ha ribadito che eventuali interlocuzioni con Hezbollah potranno avvenire solo attraverso le Istituzioni libanesi. Il Ministero degli Affari Esteri libanese ha adottato una linea analoga verso Teheran, escludendo canali autonomi con partiti o fazioni interne. Hezbollah, di contro, continua a contestare il negoziato diretto con Israele e a difendere il dossier del proprio arsenale come questione interna libanese.
Quadro interno sotto pressione: sul territorio nazionale sono proseguite operazioni delle LAF contro traffico di stupefacenti, armi, reti criminali e soggetti ricercati. Particolare rilievo assume l’arresto, nell’area di Baalbek, di Suleiman Hilal Al-Assad, appartenente alla famiglia dell’ex Presidente siriano Bashar Al-Assad, nell’ambito di un’operazione contro una rete di trafficanti. La sessione parlamentare del 15-16 settembre sulla condotta del Governo Salam si inserisce in una fase di crescente pressione politica sull’Esecutivo.
1. Inquadramento generale.
Nel periodo 8-14 settembre 2026, il dossier libanese si è sviluppato lungo tre direttrici principali: la pressione militare israeliana nel sud, il tentativo di Beirut di rafforzare la presenza statale nelle aree non occupate e il confronto sul futuro del dispositivo internazionale successivo all’attuale mandato di UNIFIL.
La dinamica più rilevante resta il consolidamento della centralità di Ali Al-Taher (distretto di Nabatiyeh). Le operazioni israeliane sul crinale hanno assunto una portata superiore rispetto alle settimane precedenti, sia per il volume di esplosivo impiegato nella distruzione delle infrastrutture sotterranee, sia per le dichiarazioni del Ministro della Difesa israeliano Israel Katz, che ha collocato l’area dentro la Yellow Line e la Zona di Sicurezza. Tale impostazione suggerisce che Tel Aviv intenda mantenere capacità di osservazione, fuoco e intervento sul settore anche in caso di ridispiegamento tattico delle proprie unità.
Sul versante libanese, la risposta istituzionale si è concentrata sul rafforzamento della presenza statale. La comunicazione delle LAF sulle aree pilota, la riunione di sicurezza presieduta da Joseph Aoun a Baabda e la visita del Presidente a Nabatiyeh e Zawtar Al-Gharbiyeh (distretto di Nabatiyeh) indicano la volontà di dimostrare ai partner internazionali che Beirut sta attuando gli impegni previsti dall’Accordo Quadro. La stessa narrativa delle LAF punta però a evidenziare che la prosecuzione delle attività israeliane limita la piena assunzione di responsabilità territoriali da parte dell’Esercito.
Il futuro di UNIFIL resta il secondo asse del confronto diplomatico. La richiesta libanese di prorogare temporaneamente l’attuale dispositivo risponde alla valutazione secondo cui il contesto operativo non consente ancora una transizione ordinata alle sole LAF. La riunione preparatoria di Parigi del 17 settembre, co-presieduta da Emmanuel Macron, Joseph Aoun e Re Abdullah II di Giordania, sarà quindi rilevante non solo per il sostegno alle capacità libanesi, ma anche per la definizione della cornice internazionale nel sud.
Sul piano interno, il Governo Salam affronta una pressione crescente. Le tensioni sulla bozza di bilancio 2027, le proteste di militari e agenti in pensione, la ripresa delle richieste di dimissioni e la sessione parlamentare del 15-16 settembre si sommano alla crisi meridionale. In tale contesto, la capacità dell’Esecutivo di preservare il sostegno politico al negoziato e al rafforzamento delle LAF resta un elemento centrale per la tenuta del percorso avviato con l’Accordo Quadro.
2. Sviluppi militari e di sicurezza.
Nel distretto di Nabatiyeh, le IDF hanno condotto attacchi aerei, bombardamenti d’artiglieria, attività di demolizione e fuoco di armi automatiche ad Ali Al-Taher, Nabatiyeh Al-Fawqa, Kfarremane, Kfar Tebnit, Al-Dabsha, Zawtar Al-Charkiyeh, Mayfadoun, Arnoun e nel quartiere Al-Maslakh della città di Nabatiyeh. Con riferimento agli attacchi del 7 settembre contro Kfarremane, il recupero dei resti di una persona precedentemente dispersa ha portato a 12 il numero complessivo delle vittime, tra cui nove membri della famiglia Farhat. Due dei deceduti, Hassan Mohammad Farhat e Hussein Mohammad Farhat, sarebbero elementi riconducibili a Hezbollah.

Fumo si innalza da Nabatiyeh Al-Fawqa a seguito di un’incursione israeliana, 8 settembre 2026
Il settore di Ali Al-Taher (distretto di Nabatiyeh) è stato interessato dall’operazione più rilevante della settimana. Sulla base delle informazioni raccolte in ambito Difesa israeliana, le IDF hanno completato la demolizione di un sistema sotterraneo composto da otto tunnel per circa 5,4 chilometri complessivi, impiegando oltre 1.100 tonnellate di esplosivo. Il complesso avrebbe costituito il principale centro di comando della Divisione regionale Badr di Hezbollah nel Libano meridionale a nord del Litani e avrebbe ospitato razzi, missili, droni di fabbricazione iraniana, armi leggere, missili controcarro, mine e ulteriori esplosivi. Nelle strutture sarebbero stati rinvenuti circa 12 corpi, mentre non sarebbero stati trovati membri del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana (IRGC).

Distruzione sul versante del crinale di Ali Al-Taher a seguito delle operazioni di detonazione israeliane di infrastrutture sotterranee di Hezbollah
Nel distretto di Tiro, le attività israeliane si sono concentrate su Al-Mansouri, Majdal Zoun, Wadi Zibqin, Zibqin, Chihine e Tayr Harfa. Al-Mansouri è stata colpita da attacchi aerei, bombardamenti d’artiglieria, demolizioni e spianamenti mediante bulldozer. Le IDF hanno inoltre demolito la maggior parte dell’edificio della scuola pubblica cittadina. La prosecuzione delle attività contro la località appare funzionale ad ampliare i campi di osservazione e di tiro nel quadrante occidentale, ridurre la disponibilità di edifici utilizzabili come copertura e garantire maggiore libertà di movimento alle unità israeliane.
Nel distretto di Marjayoun, le operazioni hanno riguardato Al-Qantara, Bani Hayyan, Mays Al-Jabal, Al-Khiyam, Houla, Markaba, Wadi Al-Hujair, Wadi Al-Saluqi e Wadi Al-Jamal. Le attività hanno incluso incursioni aeree, bombardamenti d’artiglieria, demolizioni e fuoco di mitragliatrice. A Mays Al-Jabal, reparti israeliani sono avanzati nelle aree settentrionali e nel settore di Wadi Al-Jamal. Ad Al-Qantara, le operazioni hanno mantenuto continuità, anche in relazione alla vicinanza con le direttrici interne verso il Litani.
Nel distretto di Bint Jbeil, l’artiglieria e gli assetti aerei israeliani hanno colpito Haddatha, Sarbin, Braachit, Beit Yahoun, Chaqra, Hariss e Kabrikha. A Chaqra (distretto di Bint Jbeil), bombardamenti d’artiglieria hanno danneggiato un veicolo della Municipalità nei pressi della discarica locale, dove al momento dell’attacco sarebbe stato presente un gruppo di giovani.
Nel distretto di Hasbaya, le attività israeliane hanno interessato Kfarchouba e Al-Habbarieh. A Kfarchouba (distretto di Hasbaya), unità israeliane hanno condotto un’incursione nei settori periferici, issando una bandiera israeliana su una delle alture prospicienti la località. Il Sindaco locale Qassem Al-Qadri, anche Presidente dell’Unione dei Comuni dell’Arqoub, è stato brevemente fermato e interrogato da una pattuglia israeliana presso il serbatoio idrico che alimenta la località.
Le LAF hanno cercato di rafforzare la propria postura operativa nelle aree pilota. A Zawtar Al-Gharbiyeh (distretto di Nabatiyeh), Froun e Srifa (distretto di Bint Jbeil), l’Esercito ha istituito sei posti di controllo fissi e 13 punti di osservazione, sequestrando armamenti, munizionamento inesploso, sistemi di lancio, razzi, droni, ordigni, bombe d’aereo, mine e dispositivi esplosivi. Secondo le LAF, a Zawtar Al-Gharbiyeh circa il 70% degli abitanti avrebbe potuto fare ritorno per verificare le proprie proprietà, ma soltanto il 16% sarebbe riuscito a ristabilirsi stabilmente. L’85% delle abitazioni della località risulterebbe completamente distrutto.
Sul piano della sicurezza interna, le LAF hanno condotto operazioni nel Governatorato di Baalbek-Hermel, a Baalbek, Safri, Al-Khadra, Brital, Lailaki, Tripoli e nell’area del porto della città. Le attività hanno portato all’arresto di soggetti ricercati per traffico di stupefacenti, possesso di armi, valuta contraffatta e reati connessi a scontri armati. Particolare rilievo assume l’arresto di Suleiman Hilal Al-Assad, figlio di Hilal Al-Assad e appartenente alla famiglia dell’ex Presidente siriano Bashar Al-Assad, fermato nell’area di Baalbek nell’ambito di un’operazione contro una rete di trafficanti. Le Autorità siriane avrebbero avviato le procedure per richiederne l’estradizione.
3. Dimensione negoziale e regionale.
L’Ambasciatore statunitense in Libano Michel Issa ha incontrato il Vice Presidente del Consiglio Islamico Sciita Supremo, Sheikh Ali Al-Khatib, al quale ha precisato che eventuali interlocuzioni con Hezbollah potranno avvenire esclusivamente attraverso le Istituzioni dello Stato libanese. La posizione statunitense consente di mantenere un canale con l’ambiente politico sciita senza riconoscere al Partito di Dio un’autonomia negoziale rispetto a Beirut. Issa ha inoltre richiamato il dossier dei cittadini libanesi ancora detenuti da Israele, dopo la liberazione di una prima tranche di cinque persone.
Il nuovo ciclo di colloqui tra Libano e Israele, inizialmente ipotizzato per il 15 o 16 settembre a Roma, resta oggetto di confronto. Sebbene Beirut avrebbe preferito un rinvio successivo al 17 settembre – data della Conferenza preparatoria di Parigi – le interlocuzioni sarebbero slittate al mese di ottobre. Nonostante il rinvio, il canale negoziale rimane attivo: gli Ambasciatori libanese e israeliano dovrebbero incontrarsi a Washington, presso il Dipartimento di Stato, per fare il punto sugli sviluppi sul terreno e sull’attuazione dell’Accordo Quadro.
Il Ministro degli Affari Esteri libanese, intervenendo alla sessione ministeriale della Lega Araba a Il Cairo, ha confermato l’intenzione di Beirut di proseguire le interlocuzioni con le Nazioni Unite e con i partner internazionali per definire un meccanismo rafforzato nel Libano meridionale. L’obiettivo è accompagnare l’attuazione della Risoluzione 1701 e dell’Accordo Quadro, preservando una cornice ONU anche nell’eventualità di una futura trasformazione della componente internazionale.
Il Governo libanese avrebbe chiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite una proroga temporanea dell’attuale dispositivo di UNIFIL, ritenendo non ancora mature le condizioni per la cessazione della Missione prevista per il 31 dicembre. La richiesta implica una revisione della tempistica definita dalla Risoluzione 2790/2025. Secondo le informazioni acquisite, la posizione libanese avrebbe raccolto il sostegno della Francia e della maggior parte dei membri del Consiglio di Sicurezza, mentre Israele ha già espresso opposizione alla permanenza dei contingenti oltre la scadenza stabilita.
La visita del Presidente Joseph Aoun a Parigi, prevista per il 17 settembre, si inserisce in tale quadro. La riunione preparatoria della conferenza internazionale a sostegno delle Forze Armate Libanesi e delle Forze di Sicurezza Interne sarà co-presieduta dal Presidente francese Emmanuel Macron, da Aoun e dal Re di Giordania Abdullah II. L’incontro dovrebbe consentire alle LAF e alle ISF di presentare esigenze in termini di capacità, equipaggiamenti, addestramento e supporto logistico.
Sul piano dei rapporti con Teheran, il Ministero degli Affari Esteri libanese, rispondendo alla disponibilità espressa dal Ministro iraniano Abbas Araghchi a sviluppare relazioni positive con Beirut, ha ribadito che i rapporti bilaterali devono essere condotti esclusivamente attraverso le rispettive Istituzioni costituzionali e legittime. Il Dicastero ha richiamato il principio di reciprocità, escludendo interlocuzioni autonome con partiti o fazioni interne.
Sul piano infrastrutturale, è stato riaperto al traffico l’asse viario tra Qaqaiyat Al-Jisr (distretto di Nabatiyeh) e Froun (distretto di Bint Jbeil), dopo il completamento dei lavori di asfaltatura dell’attraversamento provvisorio realizzato sul Litani a seguito dell’attacco israeliano che nel marzo 2026 aveva distrutto il ponte originario. Il collegamento ristabilisce una direttrice interna rilevante tra l’area di Nabatiyeh e i distretti meridionali di Bint Jbeil e Marjayoun, con ricadute logistiche per il movimento di civili, apparati statali e mezzi di servizi.

Abitanti di Qaqaiyat Al-Jisr e Froun si incontrano sul ponte che collega le due località a seguito del completamento dei lavori di asfaltatura del nuovo attraversamento, 14 settembre 2026
4. Postura delle parti.
Stato libanese: il Presidente Joseph Aoun ha collegato il rafforzamento della presenza statale nel sud alla necessità di evitare vuoti di sicurezza utilizzabili da Israele come pretesto per nuove attività militari. Le visite a Nabatiyeh e Zawtar Al-Gharbiyeh (distretto di Nabatiyeh), gli incontri con la Protezione Civile e la Sicurezza di Stato e il sostegno alla proroga temporanea di UNIFIL confermano la volontà della Presidenza di rafforzare il controllo statale sul territorio, senza interrompere il percorso negoziale.
Forze Armate Libanesi: le LAF hanno cercato di presentarsi ai partner internazionali come soggetto operativo affidabile nell’attuazione dell’Accordo Quadro. La comunicazione sulle aree pilota, i dati sui sequestri di armi e munizionamento, la riapertura della viabilità e il sostegno al ritorno della popolazione puntano a dimostrare il rispetto degli impegni assunti da Beirut. L’Esercito ha tuttavia insistito sul fatto che la prosecuzione delle violazioni israeliane limita il completamento del dispiegamento.
Israele: Tel Aviv ha mantenuto un’elevata pressione militare nel Libano meridionale e, attraverso le dichiarazioni di Israel Katz, ha chiarito che le alture di Ali Al-Taher (distretto di Nabatiyeh) restano parte della propria architettura di sicurezza. Le informazioni su un possibile ridispiegamento verso Al-Shaqif e sull’ipotesi di una futura Gray Line indicano una possibile riorganizzazione del dispositivo, ma non un arretramento della postura israeliana: l’obiettivo resta il mantenimento di capacità di osservazione, fuoco e intervento lungo una fascia di sicurezza all’interno del territorio libanese.
Hezbollah: il movimento ha continuato ad attribuire a Israele la responsabilità della prosecuzione delle attività militari nel sud e a criticare il percorso negoziale diretto tra Beirut e Tel Aviv. La posizione di Hezbollah resta centrata sulla difesa del proprio arsenale come dossier interno libanese e sul rifiuto di canali o condizioni imposti dall’esterno. Le informazioni israeliane sulle infrastrutture sotterranee di Ali Al-Taher aumentano tuttavia la pressione politica e militare sul Partito di Dio.
Stati Uniti e attori internazionali: Washington ha ribadito che il Governo libanese resta l’unico interlocutore legittimo e che ogni eventuale passaggio riguardante Hezbollah dovrà avvenire attraverso le Istituzioni statali. Francia, Giordania, Unione Europea e altri partner internazionali appaiono invece concentrati sul rafforzamento delle LAF, delle ISF e sul futuro dispositivo internazionale nel sud, in vista della riunione preparatoria di Parigi.
5. Implicazioni operative e strategiche.
Ali Al-Taher come perno della fase attuale: la demolizione del sistema sotterraneo attribuito a Hezbollah, le dichiarazioni di Katz e le informazioni sul possibile ridispiegamento israeliano verso Al-Shaqif confermano che Ali Al-Taher resta il principale nodo militare e negoziale. Il controllo del crinale e delle relative direttrici di accesso continuerà a incidere sulle prossime fasi del processo.
Rischio di una fascia di sicurezza più strutturata: l’ipotesi della creazione di una Gray Line profonda circa tre-quattro chilometri all’interno del territorio libanese indica che Tel Aviv potrebbe puntare a ridurre alcune posizioni avanzate senza rinunciare a una presenza permanente nel sud. Tale scenario complicherebbe il trasferimento pieno delle responsabilità alle LAF.
LAF sotto pressione operativa e diplomatica: i dati diffusi dall’Esercito sulle aree pilota rafforzano la posizione libanese presso i partner internazionali, ma evidenziano anche i limiti dell’attuale fase. Distruzioni, viabilità compromessa, residuati bellici, presenza israeliana e continui attacchi rendono difficile trasformare il dispiegamento delle LAF in un controllo stabile e riconosciuto sul territorio.
UNIFIL e cornice ONU ancora centrali: la richiesta libanese di proroga temporanea dell’attuale dispositivo UNIFIL conferma che Beirut non ritiene ancora possibile una transizione completa alle sole LAF. La posizione israeliana contraria alla permanenza dei contingenti e il sostegno francese alla richiesta libanese prefigurano un confronto diplomatico rilevante in sede ONU.
Hezbollah tra pressione militare e isolamento negoziale: la distruzione delle infrastrutture di Ali Al-Taher, la linea statunitense contraria a un canale diretto con il movimento e il richiamo del Ministero degli Esteri libanese a Teheran riducono gli spazi esterni di Hezbollah. Il movimento conserva tuttavia capacità di condizionamento interno e continua a contestare il percorso negoziale con Israele.
Stabilità interna sotto stress: proteste sociali, tensioni sulla bozza di bilancio, richieste di dimissioni del Governo, criminalità armata, traffici illeciti e dossier carcerario si sommano alla pressione sul fronte meridionale. La capacità del Governo Salam di mantenere coesione politica e controllo amministrativo sarà rilevante per sostenere sia il negoziato sia il rafforzamento della presenza statale nel sud.

