La permanenza delle comunità della fascia di confine nella loro terra è un atto di resistenza a difesa del Libano

Il Nunzio Apostolico in Libano distribuisce aiuti ai villaggi del sud e lancia un appello al sostegno.L’arcivescovo Paolo Borgia, Nunzio Apostolico in Libano dal 2022, sottolinea l’urgente necessità di sostegno dopo aver visitato i villaggi del sud per contribuire alla distribuzione di 15 tonnellate di aiuti umanitari da parte dell’Œuvre d’Orient.

La tutela della presenza cristiana in questa terra, la stessa che in passato è stata percorsa da Gesù Cristo, è considerata dalla Santa Sede parte integrante della difesa del delicato equilibrio su cui si fonda il Libano.

Dr. Fadi Assaf – Ambasciatore del Libano presso la Santa Sede

Articolo pubblicato su An-Nahar

L’Ambasciatore Apostolico in Libano, mons. Paolo Borgia, è impegnato in visite sul campo nei villaggi della fascia di confine nel sud del Libano, in rappresentanza della Santa Sede e su mandato diretto di Papa Leone XIV.

Questa iniziativa nasce con l’obiettivo di “verificare i bisogni delle aree cristiane di confine, valutare le loro condizioni e sostenere la resilienza delle comunità locali, rafforzandone la capacità di rimanere radicate nella propria terra”, come ha dichiarato lo stesso rappresentante pontificio durante la sua visita nel sud del Paese.

Monsignor Borgia tiene particolarmente a garantire una presenza diretta e concreta tra gli abitanti. Le sue visite non rientrano infatti in una semplice cornice protocollare, ma riflettono una chiara volontà della Santa Sede di accompagnare da vicino le popolazioni di questi villaggi in una fase particolarmente delicata della storia libanese.

In questo contesto, la presenza sul terreno della Santa Sede accanto ai libanesi nel momento della loro prova assume un significato speciale. Accanto all’intensa attività diplomatica svolta a difesa del Libano nelle sedi internazionali e nei principali centri decisionali, a ciò si affianca un vasto impegno umanitario e sociale portato avanti da numerose istituzioni ecclesiali e caritative, tra cui Caritas e il Sovrano Ordine di Malta, in costante coordinamento con le autorità libanesi e con le istituzioni locali.

Attraverso questa presenza in una regione dove la vita quotidiana degli abitanti è segnata dalle preoccupazioni per la sicurezza, la Santa Sede invia un messaggio chiaro: la Chiesa segue con attenzione quanto vivono i libanesi, ovunque si trovino, e desidera restare loro vicina nei momenti di difficoltà.

Gli abitanti di queste aree sono pienamente consapevoli dei rischi che li circondano e dell’incertezza che caratterizza la fase attuale. Nonostante ciò, rifiutano che il dubbio indebolisca la loro convinzione sulla necessità di restare nella propria terra. Tuttavia, questa determinazione non cancella le sfide esistenti né dissolve le paure che accompagnano la vita quotidiana delle comunità locali. È proprio per questo che la visita del rappresentante della Santa Sede assume un valore particolare: essa costituisce un sostegno morale che rafforza la fiducia degli abitanti, aiutandoli a non sentirsi soli di fronte a queste difficili circostanze.

Allo stesso tempo, la Santa Sede mantiene una posizione equilibrata e chiara: sostiene la resilienza delle popolazioni e incoraggia la loro permanenza nelle proprie terre, ma non intende influenzare la decisione personale di ciascuna famiglia riguardo alla scelta di restare o partire nelle attuali condizioni, consapevole della sensibilità che tali decisioni comportano e delle implicazioni umane e di sicurezza.

La visione che guida questo impegno pontificio nel sud del Libano è lungimirante. Tale visione si sviluppa in coordinamento con le autorità libanesi, con le Chiese locali e con le forze delle Nazioni Unite dispiegate nel sud del Libano, e si fonda sulla convinzione che sia necessario proteggere la presenza cristiana in queste aree, una presenza che nel corso della storia è stata più volte messa alla prova da guerre e trasformazioni regionali.

La difesa di questa presenza, tuttavia, non riguarda soltanto la sua dimensione religiosa o storica. Questa scelta è anche strettamente legata alla tutela del modello libanese. Il modello, fondato sul pluralismo e sulla convivenza tra diverse componenti religiose e culturali, è considerato dalla Santa Sede una delle rare formule presenti in Medio Oriente capaci di rendere possibile una società diversificata ed equilibrata. Nonostante i limiti, tale modello continua a rappresentare un quadro generale che preserva la pluralità e permette alle diverse comunità di vivere insieme nel rispetto reciproco.

Da questa prospettiva, preservare la presenza cristiana in questa terra, la stessa che in passato è stata percorsa da Gesù Cristo, agli occhi della Santa Sede rappresenta una parte integrante della difesa di quel delicato equilibrio su cui si fonda il Libano.

La continuità di questo modello, però, non può realizzarsi senza la pace. La pace, nel suo significato più ampio, è la condizione fondamentale per la sopravvivenza e la stabilità del Libano: una pace che ponga fine ai cicli di violenza e tensione e che permetta alla società libanese di ricostruire le proprie istituzioni e di ritrovare fiducia nel futuro. Questo principio è stato al centro dei ripetuti appelli lanciati da Papa Leone XIV durante la sua storica visita in Libano, quando ha sottolineato che il Paese potrà rinascere solo in un contesto di stabilità reale che garantisca sicurezza e dignità a tutti i suoi cittadini.

Accanto alla pace, il modello libanese necessita anche di un altro elemento fondamentale: il rispetto delle specificità delle diverse componenti della società. La diversità che caratterizza il Libano diventa infatti una ricchezza solo quando è accompagnata da una volontà sincera di preservare le identità culturali e religiose di ciascuna comunità, trasformando questo rispetto in politiche e pratiche concrete capaci di rafforzare la fiducia tra i cittadini.

Questo impegno riflette una solidarietà autentica e incondizionata nei confronti del Libano e del suo popolo. La presenza della Santa Sede in questa fase delicata non è guidata da calcoli politici o da interessi contingenti, ma nasce dalla convinzione profonda che sia necessario stare accanto ai popoli nei momenti di difficoltà. Come si dice spesso, i veri amici si riconoscono nelle ore più difficili. Ed è proprio in questo momento complesso della storia del Libano che la Santa Sede desidera essere presente al fianco dei libanesi: testimone del loro dolore e a sostegno della loro speranza.