Periodo di riferimento: 07 – 13 luglio 2026
Data: 13 luglio 2026
EXECUTIVE SUMMARY
- Contesto di sicurezza: nella settimana in esame, il processo diplomatico ha registrato nuovi avanzamenti, con l’annuncio della sesta tornata di colloqui diretti a Roma e la conferma della visita del Presidente Joseph Aoun a Washington per il 21 luglio, dove è atteso un incontro con il Presidente statunitense Donald J. Trump. Nonostante tali sviluppi, le Forze di Difesa israeliane (IDF) hanno mantenuto un’attività cinetica mirata e costante nel Libano meridionale, concentrandosi su demolizioni controllate di infrastrutture, bombardamenti di artiglieria, ricognizioni armate, attacchi con droni e impiego di granate stordenti. Tali operazioni si sono sovrapposte a un’intensificazione delle attività di bonifica condotte dalle Forze Armate Libanesi (LAF) e al progressivo rientro degli sfollati, pur in presenza di criticità umanitarie e tensioni legate ai ritardi nel ritiro israeliano.
- Sviluppi operativi nel sud del Libano: le IDF hanno concentrato gli sforzi su demolizioni di abitazioni e tunnel, in particolare a Majdal Zoun e Haddatha, bombardamenti di artiglieria in aree abitate, tra cui Beit Yahoun, Kounine, Houla, Shebaa e Kfar Tebnit, nonché attività di ricognizione armata nelle aree di Ali Al-Taher e Zawtar Al-Charkiyeh. Sono stati inoltre segnalati incendi provocati da attività israeliane e attacchi contro veicoli in transito. Le LAF hanno proseguito le operazioni di bonifica di ordigni inesplosi in numerose località colpite e hanno rafforzato il controllo del territorio, intervenendo anche su episodi di criminalità comune. Il bilancio complessivo delle operazioni israeliane dal 2 marzo è salito a 321 morti e 12.207 feriti.
- Avanzamento negoziale: la prossima tornata di colloqui tra Libano e Israele si svolgerà a Roma il 14-15 luglio, con facilitazione statunitense. La delegazione libanese sarà guidata da Simon Karam e dall’Ambasciatrice Nada Moawad. Le aree pilota di Froun e Zawtar Al-Gharbiyeh dovrebbero entrare nella fase esecutiva nei prossimi giorni, con un ritiro graduale delle IDF e il subentro delle LAF. Germania e Francia stanno definendo una posizione comune europea a sostegno della stabilizzazione del Paese.
- Stabilità interna e quadro umanitario: le LAF e le Forze di Sicurezza Interna hanno condotto perquisizioni e arresti per traffico di stupefacenti e reati comuni, confermando il rafforzamento del dispositivo di sicurezza anche al di fuori del teatro meridionale. Il rientro degli sfollati prosegue, sebbene le amministrazioni locali del sud esprimano crescente preoccupazione per i ritardi nel ritiro israeliano, nella ricostruzione e nel ripristino dei servizi essenziali. Tale dinamica mantiene elevata la pressione sociale nelle aree di confine e accresce la richiesta di un piano nazionale di emergenza per i territori maggiormente colpiti.
- Postura delle parti: il Presidente Joseph Aoun e il Primo Ministro Nawaf Salam hanno ribadito la necessità del ritiro completo delle IDF e del rafforzamento della sovranità statuale. Il Presidente del Parlamento Nabih Berri e Hezbollahhanno nuovamente espresso opposizione a qualsiasi disarmo unilaterale, mentre il Segretario Generale del Partito di Dio, Naim Qassem, ha criticato l’accordo e promosso iniziative popolari in concomitanza con le cerimonie funebri dell’Ayatollah Ali Khamenei. Israele ha confermato di non avere ambizioni territoriali, ma ha subordinato il proprio ritiro al disarmo verificato del movimento sciita. Gli Stati Uniti continuano a facilitare il negoziato e il coordinamento operativo attraverso il proprio Comando Centrale.
1. Inquadramento generale.
Nel periodo 7-13 luglio 2026, il teatro libanese ha attraversato una fase di transizione delicata, segnata da progressi sul piano diplomatico e dalla prosecuzione di attività operative israeliane nel Libano meridionale. L’Accordo Quadro trilaterale del 26 giugno resta il principale riferimento politico e operativo per la cessazione delle ostilità e per il ripristino della sovranità statuale libanese nelle aree interessate dal conflitto.
Sul piano negoziale, l’annuncio della sesta tornata di colloqui diretti tra Libano e Israele, prevista a Roma il 14-15 luglio con facilitazione statunitense, indica la volontà delle parti e dei mediatori di proseguire la fase attuativa dell’intesa. La conferma della visita del Presidente Joseph Aoun a Washington il 21 luglio, per un incontro con il Presidente Donald J. Trump, conferisce ulteriore rilievo politico al processo e segnala l’intenzione statunitense di mantenere un ruolo centrale nella gestione del dossier.

Simon Karam e l’Ambasciatrice Nada Moawad, che guideranno la delegazione libanese nella sesta tornata di colloqui diretti con Israele a Roma
Il meccanismo delle aree pilota, previsto dall’Allegato di Sicurezza dell’Accordo Quadro, dovrebbe entrare in una fase esecutiva nei prossimi giorni, in particolare nelle aree di Froun e Zawtar Al-Gharbiyeh. Tale processo dovrebbe consentire un ritiro graduale delle IDF e il subentro delle LAF, secondo una sequenza fondata su verifica, bonifica, dispiegamento del dispositivo libanese e progressiva ricostruzione. Tuttavia, la prosecuzione delle attività israeliane all’interno della Linea di Difesa Avanzata e le riserve espresse da Hezbollah e dal Presidente del Parlamento Nabih Berri mantengono elevata l’incertezza sull’effettiva implementazione del meccanismo.
Sul terreno, le IDF hanno mantenuto un livello ridotto ma costante di attività cinetiche. Parallelamente, le Forze Armate Libanesi hanno intensificato le attività di bonifica di ordigni inesplosi e le misure di sicurezza interna, confermando il progressivo ampliamento delle proprie responsabilità operative sia nel sud del Paese sia nei principali centri urbani.
La dimensione umanitaria resta particolarmente critica. Il rientro degli sfollati procede, ma le amministrazioni locali del sud segnalano crescenti difficoltà legate ai ritardi nel ritiro israeliano, alla distruzione di abitazioni e infrastrutture e alla lentezza della ricostruzione. In tale quadro, il Presidente Joseph Aoun ha coordinato la posizione istituzionale con il Comandante delle LAF, Generale Rodolphe Haykal, mentre il Primo Ministro Nawaf Salam ha insistito sulla necessità di un ritiro completo delle IDF. Il Presidente del Parlamento Nabih Berri ha invece ribadito forti riserve sull’applicabilità dell’intesa.
2. Sviluppi militari e di sicurezza.
Le Forze di Difesa israeliane hanno mantenuto un livello ridotto ma costante di attività cinetiche nel Libano meridionale, concentrandosi su demolizioni controllate, bombardamenti di artiglieria, ricognizioni armate, attacchi con droni e impiego di granate stordenti. Le attività hanno interessato principalmente i distretti di Bint Jbeil, Nabatiyeh, Marjayoun e Tiro, confermando la centralità della fascia meridionale nella fase di attuazione dell’Accordo Quadro.
Nel distretto di Bint Jbeil, le operazioni hanno riguardato demolizioni controllate e bombardamenti di artiglieria nelle località di Haddatha, Beit Yahoun, Kounine, Braachit e At Tiri, con attività di ricognizione armata e impiego di granate stordenti. Nel distretto di Nabatiyeh, sono stati segnalati attacchi e attività di ricognizione nelle aree di Ali Al-Taher, Kfar Tebnit, Zawtar Al-Charkiyeh, Mayfadoun e Nabatiyeh Al-Fawqa, con incendi in zone agricole e colpi di mitragliatrice. La dorsale di Ali Al-Taher continua a mantenere rilevanza tattica per il controllo visivo e operativo dell’area, mentre Zawtar Al-Charkiyeh resta un settore particolarmente sensibile in vista dell’eventuale attuazione delle aree pilota. Nel distretto di Marjayoun, le attività israeliane hanno interessato Houla, Deir Siryane, Qantara e Khiyam, con demolizioni controllate e ricognizioni. Ulteriori bombardamenti di artiglieria sono stati segnalati nell’area di Shebaa, confermando la persistenza di una pressione israeliana anche nei settori più prossimi alle aree contese e alle direttrici di collegamento del fronte orientale. Nel distretto di Tiro, sono stati monitorati attacchi ripetuti a Majdal Zoun, dove le IDF hanno proseguito le attività di demolizione di tunnel, nonché ad Al-Mansouri e Siddikine. La prosecuzione delle attività a Majdal Zoun conferma la priorità attribuita da Israele allo smantellamento delle infrastrutture sotterranee riconducibili al movimento sciita. Nella periferia meridionale di Beirut, la Dahiyeh, sono stati inoltre segnalati sorvoli di droni, elemento che mantiene elevata la pressione psicologica e securitaria anche nella Capitale.
Attività di demolizione israeliane nel villaggio di Haddatha, luglio 2026
Le Forze Armate Libanesi hanno condotto attività di bonifica di ordigni inesplosi in numerose località del sud, rafforzando al contempo il controllo del territorio. Tali interventi confermano il ruolo centrale delle LAF nella messa in sicurezza delle aree interessate dalle operazioni e nella creazione delle condizioni minime per il rientro della popolazione civile. Le Forze Armate Libanesi sono inoltre intervenute su episodi di criminalità comune, nell’ambito di un più ampio rafforzamento del dispositivo di sicurezza interna.
Il bilancio complessivo delle operazioni israeliane dal 2 marzo è salito a 4.321 morti e 12.207 feriti.
3. Dimensione negoziale e regionale.
La prossima tornata di colloqui tra Libano e Israele si svolgerà a Roma il 14-15 luglio, con facilitazione statunitense. La delegazione libanese sarà guidata da Simon Karam e dall’Ambasciatrice Nada Moawad. La scelta di Roma come sede della sesta tornata conferisce al processo una dimensione diplomatica europea più marcata e rafforza il ruolo dell’Italia come spazio di confronto per la gestione della fase attuativa dell’Accordo Quadro.
Le aree pilota di Froun e Zawtar Al-Gharbiyeh dovrebbero entrare nella fase esecutiva nei prossimi giorni, con un ritiro graduale delle IDF e il subentro delle LAF. Tale passaggio rappresenterà un primo test operativo della capacità dello Stato libanese di assumere responsabilità di sicurezza in aree sensibili e della disponibilità israeliana a procedere con un arretramento condizionato alla verifica del disarmo del Partito di Dio.
Il Presidente Joseph Aoun è atteso a Washington il 21 luglio per consultazioni con l’omologo Donald J. Trump. L’incontro dovrebbe consentire un ulteriore coordinamento politico sull’attuazione dell’accordo, sul ruolo delle LAF e sul sostegno internazionale alla ricostruzione. In tale quadro, gli Stati Uniti continuano a esercitare una funzione di facilitazione negoziale e di raccordo militare attraverso il proprio Comando Centrale (CENTCOM).
Sul piano europeo, Germania e Francia stanno definendo una posizione comune a sostegno della stabilizzazione del Paese. Tale iniziativa si inserisce in un più ampio sforzo internazionale volto a garantire sostegno alla ricostruzione, rafforzamento delle capacità libanesi e definizione del futuro dispositivo successivo all’attuale mandato della Forza ad Interim delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL). La disponibilità al dialogo confermata da Turchia ed Emirati Arabi Uniti segnala inoltre il possibile ampliamento del sostegno regionale alla fase di stabilizzazione.
4. Postura delle parti.
- Hezbollah: il Segretario Generale Naim Qassem ha nuovamente criticato l’Accordo Quadro e ha espresso forte opposizione a qualsiasi ipotesi di disarmo unilaterale. Il Partito di Dio ha inoltre promosso iniziative popolari in concomitanza con le cerimonie funebri dell’Ayatollah Ali Khamenei, mantenendo alta la mobilitazione politica e simbolica degli ambienti vicini alla Repubblica Islamica.
- Stato libanese: il Presidente Joseph Aoun e il Primo Ministro Nawaf Salam hanno ribadito la necessità del ritiro completo israeliano e del rafforzamento della sovranità statuale. Il Presidente del Parlamento Nabih Berri ha espresso riserve sull’intesa, confermando la persistenza di divergenze interne sul disarmo di Hezbollah, sulle condizioni di attuazione dell’accordo e sul ruolo delle LAF nelle aree pilota.
- Israele: Tel Aviv ha confermato di non avere ambizioni territoriali in Libano, pur continuando a subordinare il proprio ritiro al disarmo verificato di Hezbollah. Tale posizione conferma che le Autorità israeliane considerano la permanenza nella fascia di sicurezza e la prosecuzione di attività mirate come strumenti necessari per impedire il ripristino delle capacità operative del movimento sciita.
- Stati Uniti: Washington ha continuato a facilitare i negoziati e il coordinamento operativo tramite il Comando Centrale, mantenendo un ruolo centrale nell’attuazione dell’Accordo Quadro. La preparazione della visita del Presidente Aoun a Washington conferma l’intenzione statunitense di sostenere le LAF come perno della transizione securitaria e del ripristino della sovranità statuale libanese.
- Iran: Teheran continua a rappresentare un riferimento politico e simbolico per Hezbollah e per gli ambienti libanesi contrari a un’attuazione dell’Accordo Quadro percepita come funzionale al disarmo del movimento sciita. Le iniziative popolari collegate alle cerimonie funebri dell’Ayatollah Ali Khamenei confermano la rilevanza della dimensione simbolica e identitaria nel rapporto tra il Partito di Dio e la Repubblica Islamica.
5. Implicazioni operative e strategiche.
- Fragilità dell’Accordo Quadro: l’intesa offre un percorso per la stabilizzazione, ma la prosecuzione di attività cinetiche israeliane e le divergenze sulle tempistiche del ritiro rischiano di rallentare l’attuazione delle aree pilota. La permanenza delle IDF all’interno della Linea di Difesa Avanzata continua a rappresentare il principale fattore di attrito sul terreno.
- Ruolo delle Forze Armate Libanesi: le attività di bonifica e il controllo del territorio costituiscono un test concreto per il ripristino dell’autorità statuale. La credibilità dell’Accordo Quadro dipenderà in larga misura dalla capacità delle LAF di garantire sicurezza, controllo territoriale e gestione del rientro degli sfollati nelle aree pilota.
- Impatto umanitario ed economico: il rientro degli sfollati procede nonostante ritardi nella ricostruzione, danni persistenti ad abitazioni e infrastrutture e carenze nei servizi essenziali. Il bilancio delle operazioni israeliane nel Paese conferma la gravità del quadro umanitario e la necessità di un piano nazionale di emergenza per le aree di confine.
- Supporto internazionale: Germania e Francia stanno definendo un’iniziativa congiunta a sostegno della stabilizzazione del Libano, mentre Turchia ed Emirati Arabi Uniti hanno confermato disponibilità al dialogo. Tale dinamica indica una crescente attenzione internazionale alla ricostruzione, al rafforzamento delle capacità statuali e al futuro della missione UNIFIL.
- Stabilità interna: la combinazione tra ritardi nella ricostruzione, permanenza israeliana nella fascia di sicurezza e polarizzazione sul disarmo del Partito di Dio continua a rappresentare un fattore di vulnerabilità interna.
- Finestra critica di attuazione: le prossime settimane saranno decisive per l’avvio effettivo delle aree pilota e per la verifica della tenuta dell’Accordo Quadro. Sarà necessaria una mobilitazione rapida del dispositivo statale e internazionale per evitare nuove divisioni interne, contenere il rischio di una ripresa più ampia delle ostilità e prevenire ulteriori pressioni migratorie verso l’Europa e la regione.

