Gaza: Il molo di Al-Sudaniya diventa il simbolo della competizione per il controllo del territorio nel nord della Striscia

Miliziani dell'Esercito Popolare - Forze del Nord sulla fascia costiera di Beit Lahiya

Il Bianco Resort, uno dei più moderni e lussuosi della zona costiera di Beit Lahiya, nel nord del territorio gazawi, offriva accesso a una spiaggia semi-privata, prato curato e giardini di cactus ornamentali. Poco più a nord, nell’area di ristoro Al-Muthallath, era possibile fumare una shisha e bere un caffè con vista sul mare. L’adiacente Chalet “Five Star”, uno dei tanti che punteggiavano il lungomare, era solito ospitare compleanni, pic-nic e incontri familiari.

Prima del 7 ottobre 2023, le spiagge di Al-Sudaniya, lungo il litorale di Beit Lahiya, erano considerate tra le più belle del nord di Gaza. Oggi, quella stessa fascia costiera è ridotta a una distesa di rovine. Le strutture ricettive distrutte, abbandonate o non più operative. Gli spazi un tempo destinati al turismo locale e alla socialità sono stati assorbiti da una geografia di guerra fatta di vuoti di controllo, linee di frizione e movimenti armati.

Quest’area è infatti ora prossima alla cosiddetta “Yellow Line”, la linea tracciata a seguito dell’entrata in vigore del cessate il fuoco promosso nell’ottobre scorso dall’Amministrazione statunitense. Blocchi in cemento dipinti in giallo dividono le zone interne alla Striscia di Gaza ancora sotto controllo delle Forze di Difesa israeliane (IDF) e quelle tuttora – de facto – amministrate da Hamas.

A soli 600 metri dalla “Yellow Line”, tra il Bianco Resort, l’area di ristoro Al-Muthallath e lo Chalet “Five Star”, nei giorni scorsi sono apparsi uomini in mimetica nera, volto coperto e kalashnikov alzati. «Il mare di Al-Sudaniya torna ai suoi uomini… e la realtà si impone sulla terra! Dal cuore del campo di battaglia e lungo tutto il litorale, gli eroi delle Forze Speciali oggi girano per il mare di Al-Sudaniya con totale fiducia e con una presenza di controllo discreta ma assoluta, senza trovare la minima traccia di elementi di altre fazioni» ha poi annunciato, tramite la sua pagina Facebook, l’Esercito Popolare – Forze del Nord.

L’Esercito Popolare – Forze del Nord è una formazione armata di opposizione ad Hamas guidata da Ashraf Al-Mansi. Il gruppo risulta radicato in particolare nell’area di Beit Hanoun, dove avrebbe stabilito il proprio quartier generale presso l’istituto scolastico “Izbat Beit Hanoun Elementary”, lungo Al-Awda Street, a est della “Yellow Line”. La sua attività ordinaria si è finora concentrata tra Beit Hanoun e le porzioni orientali di Beit Lahiya e Jabaliya, aree prossime alla linea di separazione.

Per questo motivo, l’arrivo degli uomini di Al-Mansi sul litorale di Beit Lahiya – uno spazio grigio tra le porzioni della Striscia ancora presidiate dall’Esercito di Tel Aviv e quelle che Hamas continua a rivendicare come parte del proprio dispositivo territoriale – è significativo. Perché questa presenza indica un ampliamento del raggio d’azione della milizia rispetto alla propria area di attività tradizionale e suggerisce la sua capacità di sfruttare corridoi collocati in prossimità della “Yellow Line”.

La stessa presenza assume inoltre ulteriore rilievo se confrontata con quanto osservato in altri settori della Striscia, dove altre formazioni anti-Hamas che avevano tentato di proiettarsi oltre o in prossimità della “Yellow Line” non avrebbero goduto della medesima libertà di movimento. Nell’area di Khan Younis, ad esempio, alcune milizie – tra cui le Forze Popolari (PF) e la Forza d’Attacco Antiterrorismo (CTSF) – risultano aver incontrato, in più occasioni, resistenza già a poche centinaia di metri dalla linea. L’Esercito Popolare sembra invece essere riuscito a spingersi fino al molo costiero di Al-Sudaniya senza scontri evidenti.

La differenza tra i due casi suggerisce una diversa configurazione del controllo territoriale tra il settore meridionale e quello settentrionale della Striscia. Nel sud, e in particolare nel quadrante di Khan Younis, Hamas o unità ancora fedeli al movimento sembrano infatti mantenere una capacità di interdizione più immediata. Al contrario, nel nord, emergono vuoti di controllo più ampi o, quantomeno, corridoi più permeabili, i quali consentono ad attori armati come l’Esercito Popolare di avanzare con minore attrito.

Questa asimmetria è ancora più rilevante se si inquadra l’azione della milizia di Al-Mansi lungo il litorale di Beit Lahiyanon solo come un movimento isolato, ma nell’ambito della più ampia operazione “Deterrenza dell’Aggressione”, annunciata il 19 aprile scorso da Ghassan Duhine, leader delle Forze Popolari. Presentata come una mobilitazione estesa “in tutte le aree della Striscia di Gaza”, condotta dalle stesse PF congiuntamente ad altri gruppi anti-Hamas, ha come bersaglio Hamas. Nel comunicato di lancio, Duhine è diretto: si tratta di una campagna di “liberazione interna”, volta a sottrarre la popolazione al giogo del movimento islamista. L’obiettivo è legittimare l’azione della sua formazione e di quelle che ne condividono la vocazione: erodere il controllo di Hamas, occupare spazi contesi e presentarsi come alternativa alla frammentazione del potere nella Striscia.

Gli uomini di Al-Mansi sul molo a Beit Lahiya rappresentano quindi la proiezione settentrionale dell’operazione “Deterrenza dell’Aggressione”. Oltre la mera presenza tattica, la comparsa dei miliziani dell’Esercito Popolare in quell’area segnala la capacità del gruppo di inserirsi in uno spazio grigio, sospeso tra aree sotto influenza israeliana e porzioni del territorio che Hamas continua a rivendicare come parte del proprio dispositivo di controllo. I takbir dei miliziani dell’Esercito Popolare lungo il litorale di Beit Lahiya, un tempo associato alla vita balneare del nord della Striscia, diventano così un indicatore della trasformazione del territorio gazawi dopo il 7 ottobre.