Il legame tra Italia e Libano affonda le radici in decenni di cooperazione diplomatica, militare e umanitaria. Oggi, mentre il Paese dei Cedri si trova nuovamente al centro di una drammatica escalation regionale, Roma riafferma il proprio ruolo di partner strategico e non di semplice osservatore.
In un’intervista esclusiva rilasciata a The Beiruter, l’Ambasciatore d’Italia in Libano, Fabrizio Marcelli, ha fatto il punto sulla sicurezza del contingente UNIFIL, sulle prospettive di ricostruzione e sulla posizione diplomatica italiana rispetto alle operazioni militari in corso.
La protezione di UNIFIL e le tensioni con Tel Aviv
La sicurezza dei peacekeeper italiani rappresenta una priorità assoluta per l’Italia, specialmente dopo i recenti attacchi che hanno visto coinvolte le postazioni delle Nazioni Unite nel sud del Libano. Il governo italiano ha espresso ferme proteste diplomatiche sia nei confronti di Hezbollah sia di Israele. In merito al grave episodio in cui le forze israeliane hanno sparato contro un convoglio di pace italiano a Iraq al-Tuffah, evento che ha portato alla sospensione dell’accordo di difesa tra Roma e Tel Aviv, l’Ambasciatore Marcelli è stato chiaro:
“Non ha alcun senso militare o politico attaccare UNIFIL.”
L’Ambascistore ha inoltre criticato la gestione delle spiegazioni da parte di Israele, parlando di dinamiche ripetitive in cui all’iniziale diniego seguono indagini che si concludono con l’ammissione dell’accaduto, derubricato però come “non intenzionale”. Nonostante i rischi legati alla permanenza in una zona di guerra, l’impegno militare italiano (con oltre 1.300 soldati considerando le varie missioni bilaterali come MIBIL e MTC4L) è confermato anche oltre la scadenza del mandato UNIFIL del dicembre 2026.
Diplomazia, aiuti e ricostruzione: il ruolo dell’Europa
L’Italia ha formalmente offerto la propria disponibilità a ospitare i negoziati bilaterali tra Libano e Israele per il ripristino della stabilità, proponendosi come sede geograficamente vicina e politicamente neutrale. La possibilità di ospitare i negoziati a Roma è stata anticipata da COSMO durante il workshop internazionale per la stabilizzazione del Libano, tenutosi a Roma il 18 Marzo scorso, organizzato in collaborazione con la Fondazione MedOr.
Il supporto italiano al popolo libanese passa anche dalle aule parlamentari. Ne è un esempio l’evento organizzato il 27 aprile alla Camera dei Deputati su iniziativa dell’onorevole Massimo Milani. L’incontro, incentrato sulla raccolta di aiuti per il Libano organizzato da Opes e MODAVI Protezione Civile, ha visto la partecipazione di COSMO e di diverse figure istituzionali, unite nell’obiettivo di dare un segnale concreto di solidarietà e cooperazione internazionale.
Inoltre, a conferma del rafforzamento dell’asse diplomatico tra Roma e Beirut, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha recentemente incontrato il Presidente libanese Joseph Aoun, ribadendo il sostegno dell’Italia al Libano, il supporto ai negoziati diretti con Israele e l’impegno italiano nella missione UNIFIL, sia per la sicurezza regionale sia attraverso programmi di cooperazione e supporto alle forze armate libanesi.
Il dinamismo diplomatico sull’asse Roma-Beirut è stato ulteriormente confermato dai recenti colloqui istituzionali. Youssef Raggi, Ministro degli Esteri libanese, ha infatti incontrato il Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, per esprimere la gratitudine del Libano per il costante supporto economico, politico e culturale garantito dall’Italia. Durante l’incontro, Raggi ha illustrato la determinazione del governo libanese nel perseguire una via negoziale con Israele, evidenziando come la priorità assoluta rimanga il raggiungimento di un cessate il fuoco permanente, in un contesto in cui Tel Aviv esige invece il disarmo preventivo di Hezbollah.
Sul piano interno, l’Ambasciatore Marcelli ha espresso una dura condanna per la distruzione dei villaggi nel sud del Paese, in particolare quelli cristiani, tradizionalmente neutrali nel conflitto.
Sul fronte economico e degli aiuti, l’Ambasciatore ha ricordato la centralità del supporto europeo, spesso sottostimata nel dibattito pubblico libanese rispetto a quella di altri attori internazionali:
“L’Europa, l’Unione Europea e i suoi 27 Stati membri, è di gran lunga il più grande donatore del Libano.”
Tuttavia, l’Ambasciatore ha chiarito che i finanziamenti su larga scala per la ricostruzione rimangono vincolati all’approvazione delle riforme strutturali richieste dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), a partire dalla ristrutturazione del settore bancario. Nel frattempo, l’Italia continua a sostenere il Paese attraverso aiuti d’emergenza (come gli ultimi stanziamenti da 10 milioni di euro) e progetti culturali e infrastrutturali, tra cui la restaurazione della stazione ferroviaria di Mar Mikhael.
Sovranità nazionale e futuro strategico
L’orizzonte politico delineato dall’Italia per il futuro del Libano si basa sul pieno rispetto della sovranità nazionale e sul riconoscimento delle Forze Armate Libanesi (LAF) come unico attore legittimo per la sicurezza del territorio. In quest’ottica, Marcelli non ha risparmiato critiche severe alla presenza militare israeliana, invocando contemporaneamente il disarmo delle milizie non statali.
L’Ambasciatore ha infatti dichiarato apertamente a The Beiruter:
“Vorremmo che le forze israeliane lasciassero il territorio libanese il prima possibile perché sono un esercito invasore.”
Secondo il diplomatico, la lotta armata si è rivelata controproducente, portando all’occupazione straniera di un quinto del territorio. Nonostante la gravità della crisi, l’Italia vede il Libano come un ponte fondamentale tra il Mediterraneo e il Medio Oriente, confermando la volontà di investire nelle risorse umane e nei legami storici e culturali che uniscono indissolubilmente i due popoli.

