Tra il 4 giugno e il 27 luglio 2026, il concetto di “area pilota” è progressivamente evoluto da proposta politica ancora priva di un perimetro definito a meccanismo operativo per il trasferimento graduale del controllo territoriale dalle Forze di Difesa israeliane (IDF) alle Forze Armate libanesi (LAF), sotto supervisione statunitense e con il supporto del Military Coordination Group for Lebanon (MCG4L).
L’analisi della sequenza negoziale e degli sviluppi sul terreno indica con alta confidenza che il primo trasferimento territoriale effettivamente documentato ha riguardato Zawtar al-Gharbiyah, nel distretto di Nabatiyeh. Il 21 luglio, dopo il ritiro delle unità israeliane, reparti delle LAF sono entrati nella località e hanno avviato attività di bonifica, controllo degli accessi e stabilizzazione. Nei giorni successivi sono stati autorizzati l’ingresso dei servizi di emergenza e, il 24 luglio, accessi temporanei e contingentati dei residenti.
Tale configurazione appare concepita per testare la capacità delle LAF di esercitare un controllo esclusivo del territorio, impedire il ritorno di miliziani di Hezbollah e sostenere il progressivo ripristino delle funzioni civili nell’area.
1. Elementi osservati.
1.1. Origine e finalità del meccanismo.
Il concetto di “area pilota” è emerso all’inizio di giugno 2026 nel quadro delle consultazioni trilaterali tra Libano, Israele e Stati Uniti. Nella formulazione iniziale, il dispositivo avrebbe dovuto consentire l’avvio di un processo circoscritto e verificabile nel quale il ritiro israeliano, il dispiegamento esclusivo delle LAF, la rimozione delle infrastrutture armate non statali e la successiva ricostruzione fossero sperimentati in un numero limitato di località prima di un’eventuale estensione ad altri settori del Libano meridionale.
La proposta ha assunto nel tempo significati differenti per le parti. Beirut ha insistito su una sequenza incentrata sul ritiro israeliano, sul successivo o contestuale dispiegamento delle LAF e sul ritorno della popolazione. Israele ha invece attribuito priorità alla verifica della capacità delle LAF di impedire il riemergere della presenza militare di Hezbollah, collegando i successivi arretramenti al disarmo e al mantenimento di condizioni di sicurezza ritenute sufficienti. Gli Stati Uniti hanno progressivamente assunto il ruolo di mediatore, garante politico e coordinatore militare del processo.
L’Accordo quadro raggiunto a Washington il 26 giugno e le relative disposizioni securitarie hanno conferito al meccanismo una struttura più definita.

Da sinistra a destra: Yechiel Leiter, Ambasciatore di Israele negli Stati Uniti, Dan Holler, Consigliere del Dipartimento di Stato e Nada Hamadeh Moawad, Ambasciatrice del Libano negli Stati Uniti, firmano l’Accordo Quadro, 26 giugno 2026
La sequenza descritta nelle informazioni disponibili comprendeva l’eliminazione degli elementi armati e delle infrastrutture militari, la verifica da parte di un soggetto terzo, il dispiegamento delle LAF e l’avvio della ricostruzione. Le dichiarazioni successive delle Autorità libanesi hanno tuttavia continuato a presentare il ritiro israeliano come passaggio iniziale o simultaneo, evidenziando una divergenza interpretativa non completamente risolta.
1.2. Geografia delle aree candidate.
Nel corso dei negoziati, la geografia delle aree pilota è rimasta fluida. Tra il 2 e il 15 luglio sono state associate al dossier le località di Zawtar al-Gharbiyah, Zawtar al-Sharqiyah, Ghandouriyeh, Froun, Burj Qalaouiyeh e Srifa. Tali riferimenti non devono essere interpretati retroattivamente come una selezione formale: fino al 14 luglio, le informazioni disponibili indicavano esplicitamente che l’identificazione dei primi settori non era ancora conclusa.
La progressiva riduzione dell’elenco ha condotto, il 20 luglio, all’avvio delle attività in tre località: Froun, Srifa e Zawtar al-Gharbiyah. Le prime due sono state ricondotte a una prima area esterna alla zona cuscinetto israeliana; Zawtar al-Gharbiyah è stata invece indicata come seconda area, interna al dispositivo israeliano e ancora interessata dalla presenza delle IDF. Questa distinzione ha chiarito perché l’intensificazione delle pattuglie libanesi osservata in precedenza a Froun e Ghandouriyeh non costituisse, di per sé, prova di un trasferimento territoriale.

Zone pilota attualmente attive nel sud del Libano
Il caso di Zawtar presenta inoltre una separazione operativa tra la porzione occidentale e quella orientale. Zawtar al-Gharbiyah è stata trasferita alle LAF il 21 luglio, mentre i settori adiacenti a Zawtar al-Sharqiyah sono rimasti sotto controllo israeliano. La prossimità tra le due località, l’esistenza di barriere e la non piena coincidenza tra i perimetri negoziati e quelli percepiti sul terreno hanno generato il primo incidente tra LAF e IDF già nelle ore successive al dispiegamento.

In rosso la zona cuscinetto delle IDF nel Libano meridionale. Illustrazione diffusa dai canali ufficiali delle Forze di Difesa israeliane il 18 giugno 2026
1.3. Attori e meccanismi di coordinamento.
Le LAF costituiscono il principale attore esecutivo del meccanismo. Il loro ruolo è progressivamente evoluto dalle attività di bonifica e riapertura delle strade, già osservate prima dell’avvio formale, alla preparazione del dispositivo, al controllo degli accessi, alla presa in carico del territorio e alla gestione del successivo ingresso dei servizi di emergenza e dei residenti.
Il Military Coordination Group for Lebanon (MCG4L) è il meccanismo direttamente associato all’attuazione delle aree pilota. Le informazioni disponibili gli attribuiscono compiti di supporto al dispiegamento, coordinamento tra LAF e IDF, facilitazione del confronto e gestione degli incidenti. Il gruppo non deve essere confuso con il Comitato tecnico-militare per il Libano (MTC4L), guidato dal Generale Enrico Fontana e prossimo alla conclusione delle proprie attività, il cui mandato riguarda il sostegno infrastrutturale, addestrativo, sociale e umanitario alle Forze Armate libanesi.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha accompagnato il processo attraverso interlocuzioni con i Vertici militari libanesi. Le visite e gli incontri con il Comandante delle LAF, Generale Rodolphe Haykal, e l’attesa missione del Comandante di CENTCOM, Brad Cooper, a Beirut indicano un coinvolgimento statunitense volto a valutare le esigenze operative delle LAF, sostenere i dispiegamenti e verificare l’assenza di formazioni armate diverse dalle unità regolari libanesi nei settori interessati.
Hezbollah ha contestato l’impostazione del meccanismo, respingendo una sequenza nella quale la stabilizzazione e il ritiro israeliano fossero subordinati al disarmo. Nel corso del mese di luglio, la critica si è estesa all’Accordo stesso, accusato da esponenti del movimento di legittimare la prosecuzione delle demolizioni, degli attacchi e della presenza militare israeliana. Tale opposizione costituisce uno dei principali fattori di rischio per l’estensione delle aree pilota.
2. Cronologia rilevante.
4 giugno 2026.
Nel corso delle consultazioni trilaterali viene introdotto il concetto di “area pilota”, inizialmente associato alla possibilità di concentrare in settori limitati il ritiro di Hezbollah, il dispiegamento esclusivo delle LAF e la verifica internazionale. La proposta è ancora priva di una geografia definita e di una procedura operativa condivisa.
5 giugno 2026.
Le aree pilota vengono collegate più chiaramente al ritiro delle formazioni armate non statali e all’estensione dell’autorità esclusiva delle LAF. Il meccanismo inizia a essere presentato come passaggio intermedio verso un più ampio assetto di sicurezza nel Libano meridionale.
16 giugno 2026.
Le Autorità libanesi riaffermano una priorità fondata su cessazione delle ostilità, ritiro israeliano, dispiegamento delle LAF, dossier dei prigionieri e ricostruzione. Il modello libanese continua quindi a collocare il ritiro prima della piena attuazione delle misure interne di sicurezza.
18 giugno 2026.
La richiesta israeliana di una fascia di sicurezza di circa dieci chilometri conferma che le aree pilota sono concepite come strumento di transizione, distinto dal più ampio dispositivo territoriale che Israele intende mantenere nel sud del Libano.
21 giugno 2026.
Viene descritta una Advanced Defense Line israeliana. Le aree pilota risultano distinte dalla zona cuscinetto, mentre le LAF proseguono attività di bonifica da ordigni e riapertura delle arterie stradali in diversi settori meridionali del Paese.
22 giugno 2026.
Il settore Kfar Tebnit–Ali al-Taher emerge come possibile primo spazio sperimentale. Il modello viene associato a una sequenza basata sul trasferimento del territorio, sul subentro delle LAF e sulla prevenzione del ritorno di Hezbollah.
24 giugno 2026.
Israele propone un meccanismo progressivo: ritiro, dispiegamento delle LAF, verifica e ulteriori arretramenti condizionati. Il modello libanese e francese continua invece a privilegiare un ritiro simultaneo.
25 giugno 2026.
Beirut sostiene che le aree pilota debbano interessare territori occupati. Israele propone invece di testare la capacità delle LAF anche in settori esterni alle aree direttamente controllate dalle IDF. La divergenza anticipa la successiva struttura a due modelli.
26 giugno 2026.
Viene raggiunto a Washington l’Accordo quadro trilaterale. Il relativo allegato securitario definisce una procedura in più fasi e istituisce il Military Coordination Group for Lebanon. Il sostegno politico statunitense e dei Paesi del Golfo rafforza il quadro negoziale.
28 giugno 2026.
Zawtar al-Gharbiyah e Froun compaiono tra le località associate all’avvio operativo. Il Primo Ministro israeliano annuncia un ritiro nell’ambito del meccanismo, senza tuttavia indicare una tempistica verificabile.
29 giugno 2026.
Il Comandante di CENTCOM, Brad Cooper, discute con i Vertici libanesi le modalità di attuazione.
1 luglio 2026.
L’avvio operativo subisce un rinvio. Israele chiede criteri più chiari per valutare la performance delle LAF e un monitoraggio statunitense sufficientemente robusto.
2 luglio 2026.
Il Primo Ministro libanese Nawaf Salam indica due possibili settori: un’area comprendente Zawtar al-Gharbiyah, Zawtar al-Sharqiyah e località limitrofe; una seconda comprendente Ghandouriyeh e Froun. La municipalità di Froun contesta tuttavia la classificazione della località come area pilota.
7 luglio 2026.
Emergono informazioni secondo le quali il negoziato si sposterà a Roma. La formazione di gruppi di lavoro e il rafforzamento del ruolo statunitense segnano il passaggio dal confronto politico alla preparazione tecnica. Le divergenze tra le parti restano tuttavia rilevanti.
8 luglio 2026.
Joseph Aoun e Nawaf Salam chiedono di accelerare il ritiro israeliano dalle prime aree e avviano la preparazione di strade, rimozione delle macerie, infrastrutture e condizioni per il ritorno dei civili.
9 luglio 2026.
Beirut valuta di subordinare la partecipazione ai colloqui di Roma al ritiro israeliano da due aree pilota. Hezbollah, attraverso il proprio Segretario Generale Naim Qassem, respinge il collegamento tra stabilizzazione e disarmo e contesta qualsiasi attuazione unilaterale.
14 luglio 2026.
Avvio del nuovo round negoziale a Roma. Aoun incarica la delegazione libanese di chiedere un ritiro israeliano immediato dalle prime aree quale misura di fiducia preliminare. Le IDF continuano nel frattempo demolizioni e pattugliamenti nel settore di Zawtar.
15 luglio 2026.
Il sesto round di Roma non produce un calendario condiviso. Beirut chiede procedure e scadenze vincolanti. Israele attribuisce priorità alla verifica del disarmo e del dispiegamento delle LAF. Viene discussa una possibile struttura di supervisione comprendente Israele, CENTCOM e una terza parte, con esclusione di UNIFIL. L’elenco delle località candidate si amplia a Zawtar al-Gharbiyah, Zawtar al-Sharqiyah, Ghandouriyeh, Burj Qalaouiyeh, Srifa e Froun.
16 luglio 2026.
Le LAF intensificano ricognizioni, pattuglie e posti di blocco a Froun, Ghandouriyeh, Burj Qalaouiyeh, Qalaouiyeh, Kfardounine, Qaqaiyat al-Jisr e Srifa. In un primo momento, tali attività appaiono compatibili con un pre-dispiegamento.
20 luglio 2026.
Viene annunciato l’avvio delle prime aree pilota a Froun, Srifa e Zawtar al-Gharbiyah, sotto la supervisione del MCG4L. Froun e Srifa formano una prima area esterna alla zona cuscinetto, nella quale il dispiegamento libanese non richiede un ritiro israeliano. Zawtar al-Gharbiyah costituisce una seconda area interna al dispositivo delle IDF, la cui piena attuazione dipende dall’arretramento israeliano.
21 luglio 2026.
Dalle ore 08:00LT circa, reparti delle LAF iniziano a dispiegarsi a Zawtar al-Gharbiyah con il supporto del MCG4L, dopo il ritiro delle IDF. Il Genio avvia la bonifica delle arterie principali. La popolazione viene invitata a non rientrare. Le IDF descrivono l’area come banco di prova della capacità libanese di esercitare il controllo e impedire violazioni attribuite a Hezbollah.
22 luglio 2026.
Si verifica il primo incidente tra LAF e IDF. Israele sostiene che mezzi libanesi abbiano oltrepassato di circa 150 metri il perimetro concordato verso Zawtar al-Sharqiyah; le LAF negano lo sconfinamento e accusano le unità israeliane di essersi avvicinate e aver aperto il fuoco nei pressi dei militari libanesi. L’episodio evidenzia la fragilità della delimitazione operativa e sottopone il MCG4L al primo test di deconfliction. L’accesso ai residenti rimane vietato.
23 luglio 2026.
Il Comandante delle LAF, Generale Rodolphe Haykal, visita Zawtar al-Gharbiyah per verificare lo stato della messa in sicurezza e i danni. Un’ambulanza del Servizio Sanitario di Emergenza entra nella località per la ricerca e il recupero delle salme sotto le macerie. Haykal incontra inoltre il Generale di Brigata John Bishop per discutere il rafforzamento del coordinamento tra LAF e CENTCOM.
24 luglio 2026.
Alcuni residenti vengono autorizzati a entrare temporaneamente nei quartieri occidentale e settentrionale sotto scorta delle LAF. L’accesso è organizzato in gruppi di cinque veicoli e resta vietata la permanenza. I settori adiacenti a Zawtar al-Sharqiyah rimangono interdetti e sotto controllo israeliano. Il Sindaco Abdel Ezzeddine descrive un livello di distruzione superiore alle valutazioni iniziali.

Alcuni residenti di Zawtar al-Gharbiyah fanno ingresso nella località, 24 luglio 2026
26 luglio 2026.
Il Comando delle Forze Armate libanesi ha denunciato il protrarsi delle operazioni israeliane nel sud del Paese, considerate ostative al completamento del dispiegamento dell’Esercito, al rientro della popolazione e al ripristino della stabilità. A Zawtar al-Gharbiyah la Protezione Civile ha recuperato quattro corpi dalle macerie, conferma ulteriore dell’entità della distruzione. La maggior parte dei residenti, dopo aver ispezionato le proprie abitazioni durante gli accessi temporanei autorizzati, ha nuovamente lasciato la località a causa dell’assenza quasi totale di servizi essenziali.
2.1. Dalla selezione incerta alla configurazione a due modelli.
La cronologia mostra che le località associate al programma non sono state selezionate attraverso un unico atto pubblico e definitivo. Froun, Ghandouriyeh, Srifa, Burj Qalaouiyeh e le due Zawtar sono comparse in momenti diversi come possibili settori, spesso sulla base di informazioni negoziali incomplete. Solo il 20 luglio è emersa una configurazione operativa sufficientemente chiara.
La prima area, Froun–Srifa, permette di sperimentare il coordinamento, la concentrazione dell’Autorità libanese e la verifica dell’assenza di strutture armate non statali senza richiedere una modifica immediata delle linee israeliane. La seconda, Zawtar al-Gharbiyah, verifica invece il passaggio più sensibile: ritiro delle IDF, ingresso delle LAF, bonifica del territorio, controllo degli accessi e progressiva riapertura alla popolazione civile.
L’adozione di due modelli differenti consente alle parti di produrre un risultato immediato in un settore a minore complessità e di sottoporre contemporaneamente a prova il trasferimento territoriale in un’area interna alla zona cuscinetto israeliana. Tale struttura spiega la precedente ambiguità relativa a Froun: la località può essere formalmente inclusa nel programma pur non essendo stata oggetto di un arretramento israeliano.
3. Zawtar al-Gharbiyah: il primo trasferimento territoriale.
3.1. Ritiro israeliano e ingresso delle LAF.
Il 21 luglio costituisce il passaggio decisivo. Le IDF hanno lasciato Zawtar al-Gharbiyah e le LAF hanno iniziato il dispiegamento dalle ore 08:00LT circa con il supporto del MCG4L. La sequenza rappresenta il primo caso documentato nel quale il programma ha prodotto una modifica concreta del controllo territoriale all’interno della zona cuscinetto israeliana.
Prima del ritiro, le unità israeliane avrebbero effettuato detonazioni controllate, verosimilmente finalizzate alla neutralizzazione di materiali militari residui. Dopo l’ingresso, il Genio libanese ha avviato ricognizioni e bonifica delle principali arterie per individuare ordigni inesplosi, mine e residuati bellici. Il trasferimento non ha quindi determinato un’immediata riapertura della località, ma l’avvio di una fase intermedia di stabilizzazione.
3.2. Il primo incidente e la controversia sul perimetro.
Nelle ore successive al dispiegamento, IDF e LAF hanno fornito ricostruzioni opposte di un incidente avvenuto in prossimità di Zawtar al-Sharqiyah. Secondo Israele, mezzi militari libanesi avrebbero superato barriere e oltrepassato di circa 150 metri il limite concordato; i colpi di avvertimento avrebbero determinato il loro ripiegamento. Il Comando libanese ha smentito l’ingresso nella località orientale e ha sostenuto che le proprie unità operassero esclusivamente a Zawtar al-Gharbiyah, nell’ambito di un’attività preventivamente coordinata con il MCG4L.
La divergenza non consente di attribuire con certezza la responsabilità dell’episodio. Dimostra tuttavia che il trasferimento territoriale non aveva prodotto una linea di separazione pienamente condivisa e immediatamente riconoscibile. La continuità geografica tra le due Zawtar, la presenza di barriere e il mantenimento di unità israeliane a breve distanza rendono il settore particolarmente esposto a errori di navigazione, interpretazioni divergenti e reazioni armate.
3.3. Bonifica, accesso umanitario e rientro controllato.
Il 23 luglio, l’ingresso di un’ambulanza per il recupero delle salme ha segnato il primo accesso autorizzato di un servizio civile specializzato. Il giorno successivo, alcuni residenti sono stati ammessi nei quartieri occidentale e settentrionale per verificare le condizioni delle abitazioni. Le LAF hanno organizzato il flusso in gruppi di cinque veicoli, sottoposti a controlli preventivi presso l’accesso sul versante di Qaaqaiyat al-Jisr.
La permanenza nella località è rimasta vietata. I rischi sono riconducibili alla presenza di residuati bellici, all’instabilità degli edifici, al danneggiamento delle infrastrutture e alla persistente vicinanza delle posizioni israeliane. Il forte afflusso ha prodotto congestionamento agli accessi e ha indotto alcuni residenti a proseguire a piedi, evidenziando una capacità di gestione ancora limitata rispetto alla domanda della popolazione.
L’accesso degli organi di informazione è rimasto precluso. Tale restrizione riduce la possibilità di verificare indipendentemente il perimetro controllato dalle LAF, l’entità della distruzione, la posizione delle unità israeliane e lo stato delle operazioni di bonifica. Le dichiarazioni del Sindaco Abdel Ezzeddine, secondo cui la situazione sarebbe catastrofica e parte dei quartieri ancora irraggiungibile, costituiscono pertanto una delle principali fonti locali sulle condizioni dell’abitato.
3.4. Persistenza della postura israeliana nei settori circostanti.
Il ritiro da Zawtar al-Gharbiyah non ha coinciso con una modifica generale della postura israeliana nel Libano meridionale. Tra il 21 e il 27 luglio, le IDF hanno continuato bombardamenti, demolizioni, pattugliamenti e avanzate in località dei distretti di Nabatiyeh, Bint Jbeil, Tiro e Marjayoun. Le attività ad Ali al-Taher, Nabatiyeh al-Fawqa e Kfar Tebnit mostrano in particolare che il settore trasferito resta circondato da un ambiente operativo militarizzato.
La capacità delle IDF di intervenire nelle aree limitrofe, la permanenza del controllo su Zawtar al-Sharqiyah e l’assenza di una tempistica pubblica per ulteriori arretramenti mantengono elevata la vulnerabilità del meccanismo.
4. Valutazione analitica.
4.1. Avvio effettivo del meccanismo – Alta confidenza.
Le informazioni raccolte tra il 20 e il 27 luglio consentono di valutare con alta confidenza che il programma delle aree pilota sia passato dalla fase negoziale a quella attuativa. L’annuncio congiunto dell’avvio, il coinvolgimento del MCG4L, il ritiro israeliano da Zawtar al-Gharbiyah, l’ingresso delle LAF e le successive attività di bonifica e controllo degli accessi costituiscono una catena di eventi coerente e reciprocamente corroborante.
È tuttavia necessario distinguere l’attivazione formale dall’implementazione completa. A Froun e Srifa, il meccanismo ha consolidato una presenza libanese già esistente in settori esterni alla zona cuscinetto. A Zawtar al-Gharbiyah, il trasferimento territoriale è avvenuto, ma la popolazione non può ancora permanere nell’abitato e il perimetro orientale resta esposto a incidenti con le IDF.
4.2. Zawtar al-Gharbiyah quale primo vero test territoriale – Alta confidenza.
Zawtar al-Gharbiyah rappresenta con alta confidenza il primo caso nel quale il programma ha prodotto un arretramento israeliano e un subentro delle LAF. La località costituisce quindi il principale riferimento per valutare l’efficacia del modello e non deve essere equiparata a Froun, dove l’aumento delle pattuglie non era stato preceduto da una stabile presenza israeliana.
Il successo del test non può essere misurato esclusivamente attraverso la presenza delle LAF. Gli indicatori rilevanti comprendono la chiarezza del perimetro, l’assenza di nuovi incidenti, la bonifica, l’accesso dei soccorritori, il rientro stabile della popolazione, il ripristino dei servizi e la capacità di impedire il riemergere di infrastrutture militari non statali.
4.3. Meccanismo di deconfliction ancora fragile – Alta confidenza.
L’incidente del 22 luglio dimostra con alta confidenza che le procedure di coordinamento e delimitazione non sono ancora sufficientemente robuste. Le ricostruzioni incompatibili di LAF e IDF indicano l’assenza, o quantomeno la mancata applicazione, di una rappresentazione condivisa delle linee operative e delle rotte autorizzate.
Il MCG4L dispone ora di un primo caso concreto attraverso il quale verificare la propria capacità di ricostruire gli incidenti, definire misure correttive e impedire escalation. La prosecuzione del programma dipenderà in misura significativa dalla credibilità di tale funzione, soprattutto nei settori nei quali le unità israeliane e libanesi opereranno a distanza ravvicinata.
4.4. Espansione del programma – Bassa/media confidenza.
L’avvio a Zawtar al-Gharbiyah crea un precedente operativo, ma non consente di valutare con alta confidenza l’imminente estensione del modello. Non risultano pubblicamente definiti un calendario, le località successive, i criteri quantitativi di successo o le tempistiche per il ritiro dalle altre aree controllate da Israele.
Il nuovo ciclo di colloqui previsto a Roma il 4 agosto potrebbe affrontare tali aspetti. Le località precedentemente candidate – Zawtar al-Sharqiyah, Ghandouriyeh, Burj Qalaouiyeh e altri settori – non devono tuttavia essere considerate automaticamente incluse nella fase successiva. Il loro status rimane dipendente dalle decisioni negoziali e dall’esito del primo test.
4.5. Impatto sulla sovranità libanese – Media confidenza.
Il trasferimento di Zawtar al-Gharbiyah produce un risultato concreto a favore dell’estensione dell’Autorità statale, ma non equivale ancora al ripristino della piena sovranità nel Libano meridionale. Il controllo libanese resta circoscritto, la popolazione non può stabilmente rientrare nell’area, le IDF mantengono posizioni e libertà d’azione nei settori limitrofi e il disarmo di Hezbollah rimane irrisolto.
Con media confidenza, il valore politico del meccanismo risiede quindi meno nell’ampiezza territoriale del primo trasferimento e più nella creazione di una procedura ripetibile. La sua sostenibilità dipenderà dalla capacità delle LAF di trasformare il controllo militare in presenza amministrativa, servizi, ricostruzione e protezione della popolazione, nonché dalla disponibilità israeliana a effettuare ulteriori ritiri sulla base di criteri verificabili e condivisi.

