Periodo di riferimento: 23 – 29 giugno 2026
Data: 29 giugno 2026
EXECUTIVE SUMMARY
- Contesto di sicurezza: nella settimana in esame, è stato osservato un ulteriore avanzamento sul piano negoziale, rappresentato dalla sottoscrizione dell’Accordo Quadro trilaterale a Washington, tra il 26 e il 27 giugno. L’intesa rende operativo il meccanismo delle aree pilota per il trasferimento progressivo delle responsabilità di sicurezza dalle Forze di Difesa israeliane (IDF) alle Forze Armate Libanesi (LAF), subordinandolo alla verifica del disarmo di Hezbollah e allo smantellamento delle infrastrutture militari non statali. Nonostante l’accordo, le IDF hanno proseguito operazioni mirate all’interno della Linea di Difesa Avanzata, sia nella fase precedente sia in quella successiva alla firma, confermando una lettura restrittiva del processo di ritiro e una perdurante centralità delle esigenze di sicurezza del fronte settentrionale israeliano.
- Avanzamento negoziale: l’Accordo Quadro prevede l’istituzione di aree pilota in diversi settori, tra cui figurerebbero zone a nord del Litani, a sud di Nabatiyeh, nei pressi del castello di Beaufort e nell’area di Zawtar. Il documento stabilisce inoltre il ritiro graduale delle IDF, subordinato alla verifica del disarmo del movimento sciita, l’istituzione del Gruppo di Coordinamento Militare per il Libano e l’erogazione di 130 milioni di dollari statunitensi a sostegno del dispositivo libanese. Tale impianto offre una cornice attuativa più strutturata rispetto alle intese precedenti, ma lascia aperte criticità legate alla tempistica del ritiro israeliano, alla capacità effettiva delle LAF di assumere il controllo delle aree designate e alla disponibilità di Hezbollah ad accettare un disarmo verificabile.
- Stabilità interna: l’accordo ha prodotto reazioni interne immediate, con proteste a Beirut, a Baalbek e a Taalbaiya. Le manifestazioni sono state caratterizzate dall’esposizione di bandiere di Hezbollah, dal blocco di strade e dall’incendio di pneumatici, mentre le LAF sono intervenute per disperdere i manifestanti anche mediante l’impiego di gas lacrimogeni. Lungo Beirut Airport Road sono inoltre comparsi cartelloni con immagini dell’Ayatollah Mojtaba Khamenei e lo slogan “Grazie, Iran leale”, successivamente rimossi su ordine del Ministro dell’Interno Ahmad Al-Hajjar. Tali episodi confermano la persistenza di una forte polarizzazione interna rispetto al rapporto con Teheran, al disarmo del Partito di Dio e al ruolo dello Stato nel sud del Paese.
- Postura delle parti: il Presidente Joseph Aoun e il Primo Ministro Nawaf Salam hanno interpretato l’accordo come un passo verso il ripristino della sovranità statale e il progressivo ritorno delle LAF nelle aree meridionali. Il Presidente del Parlamento Nabih Berri e Hezbollah hanno invece definito l’intesa difficilmente applicabile, evidenziando le riserve del movimento sciita rispetto ai meccanismi di disarmo e verifica. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Ministro della Difesa Israel Katz hanno confermato che le IDF manterranno la propria presenza nella fascia di sicurezza senza limiti temporali predeterminati, fino all’eliminazione della minaccia rappresentata da Hezbollah. Gli Stati Uniti hanno annunciato aiuti concreti e il rafforzamento dei meccanismi di coordinamento.
- Implicazioni operative e strategiche: l’Accordo Quadro offre una cornice più definita per la gestione della transizione securitaria nel sud del Libano, ma la persistenza di operazioni israeliane, le proteste interne e le divergenze sulle tempistiche e sulle condizioni del ritiro rendono l’attuazione vulnerabile a incidenti e polarizzazione. Le LAF sono chiamate a dimostrare capacità di controllo, bonifica e gestione dell’ordine pubblico nelle aree pilota, mentre la comunità internazionale lavora alla definizione del futuro dispositivo successivo alla Forza ad Interim delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL). Le prossime settimane costituiranno quindi una fase critica per verificare la tenuta dell’accordo, la capacità dello Stato libanese di affermare la propria autorità e la disponibilità delle parti a stabilizzare il quadro.
1. Inquadramento generale.
Nel periodo 23-29 giugno 2026, il teatro libanese ha attraversato una nuova fase di transizione, caratterizzata da un avanzamento concreto sul piano diplomatico e da una persistente tensione sul piano di sicurezza e interno. La sottoscrizione dell’Accordo Quadro trilaterale, avvenuta a Washington tra il 26 e il 27 giugno, ha introdotto un meccanismo più strutturato per il trasferimento progressivo delle responsabilità di sicurezza dalle IDF alle LAF nelle aree meridionali del Paese. Tale processo resta tuttavia subordinato alla verifica del disarmo di Hezbollah, allo smantellamento delle infrastrutture militari non statali e all’effettiva capacità delle Forze Armate Libanesi di assumere il controllo delle aree designate.
L’Accordo Quadro si colloca nella continuità delle precedenti intese relative alla cessazione delle ostilità, ma introduce una dimensione attuativa più articolata attraverso il meccanismo delle aree pilota. Queste ultime dovrebbero consentire una graduale sostituzione della presenza israeliana con il dispositivo libanese, secondo una sequenza fondata su verifica, bonifica, ridispiegamento e controllo territoriale. Il meccanismo appare tuttavia esposto a significative criticità, poiché Israele ha confermato la volontà di mantenere attività operative all’interno della Linea di Difesa Avanzata, mentre il Partito di Dio e il Presidente del Parlamento Nabih Berri – leader del movimento sciita Amal – hanno definito l’intesa difficilmente applicabile.
Sul terreno, le Forze di Difesa israeliane hanno proseguito operazioni mirate all’interno della fascia di sicurezza sia prima che successivamente alla firma dell’accordo, concentrandosi sulla neutralizzazione di infrastrutture sotterranee, sulla ricognizione di aree sensibili e sull’ingaggio di elementi armati riconducibili a Hezbollah. Parallelamente, le LAF hanno intensificato le attività di bonifica di ordigni inesplosi e di riapertura di assi stradali, nonché condotto interventi di ordine pubblico finalizzati a contenere le proteste contro l’intesa.

La dimensione interna ha confermato la presenza di fratture politiche e sociali profonde. Le manifestazioni contro l’accordo, l’esposizione di bandiere del Partito di Dio e la comparsa di cartelloni di ringraziamento alla Repubblica Islamica lungo Beirut Airport Road hanno evidenziato la persistenza di una mobilitazione favorevole a Hezbollah e a Teheran. La rimozione dei manifesti su ordine del Ministro dell’Interno Ahmad Al-Hajjar segnala, al contempo, il tentativo delle Autorità libanesi di riaffermare il controllo simbolico e politico sugli spazi pubblici, in una fase in cui il tema del disarmo resta altamente sensibile.
Manifestazioni contro l’Accordo Quadro davanti al Grand Serail, sede del Primo Ministro, a Beirut
2. Sviluppi militari e di sicurezza.
Nella fase precedente alla sottoscrizione dell’Accordo Quadro, le IDF hanno concentrato parte delle attività nel settore di Nabatiyeh Al-Fawqa (distretto di Nabatiyeh), dove hanno ingaggiato una squadra dell’Autorità Sanitaria Islamica di Hezbollah impegnata, con un mezzo movimento terra, nella riapertura di strade e nel recupero di corpi. L’azione ha causato la morte di Muhammad Amhaz e Sajed Al-Hajj Ali, confermando l’elevata esposizione delle componenti riconducibili al Partito di Dio anche in attività presentate come logistiche o umanitarie.
Nel settore di Nabatiyeh, unità ricognitive della Brigata Givati hanno inoltre neutralizzato due soggetti armati in movimento sul crinale di Ali Al-Taher, confermando la centralità tattica della dorsale già emersa nella settimana precedente.
Nel settore di Bint Jbeil, le Forze di Difesa israeliane hanno aperto il fuoco verso residenti scortati dalle LAF e diretti al cimitero di Haddatha, oltre ad aver lanciato granate stordenti nelle aree di Braachit e Aita Al-Jabal. Tali episodi hanno evidenziato la fragilità del coordinamento operativo sul terreno e il rischio di incidenti anche in presenza di personale delle Forze Armate Libanesi.
Nella fase successiva alla firma dell’accordo, le operazioni israeliane si sono concentrate sulla demolizione del complesso sotterraneo di Majdal Zoun (distretto di Tiro). Secondo Tel Aviv, l’infrastruttura, lunga circa 200 metri e profonda oltre 25 metri, sarebbe utilizzata per l’assemblaggio di droni di fabbricazione iraniana e dotata di quattro postazioni di lancio. L’operazione è stata condotta da reparti della 551^ Brigata e dell’unità del genio da combattimento Yahalom. La neutralizzazione del sito conferma la priorità attribuita da Israele allo smantellamento delle capacità sotterranee del Partito di Dio, nonché la volontà di prevenirne il ripristino.
Immagini diffuse dalle IDF a seguito dell’operazione di demolizione di un’infrastruttura sotterranea di Hezbollah nell’area di Majdal Zoun
Ulteriori attacchi aerei e bombardamenti di artiglieria hanno interessato Froun, Braachit (distretto di Bint Jbeil), Mayfadoun(distretto di Nabatiyeh) e Khiyam (distretto di Marjayoun), mentre sono state segnalate attività di ricognizione a Khiyam e uno scontro a Deir Siryane (distretto di Marjayoun), nel quale è deceduto il Capitano David Hazutt della Brigata Golani. A Rab Thalathine (distretto di Marjayoun), un ulteriore incidente ha causato la morte del riservista Basil Sweid della 7^ Brigata Corazzata. Tali eventi confermano che la firma dell’Accordo Quadro non ha determinato una cessazione piena delle attività militari all’interno della Linea di Difesa Avanzata.

Incursione aerea israeliana a Mayfadoun
Le Forze Armate Libanesi hanno condotto attività di neutralizzazione di ordigni inesplosi a Deir Mimass (distretto di Marjayoun),Braachit, Zebdine, Charkiyeh, Toul (distretto di Nabatiyeh), Chaqra (distretto di Bint Jbeil) e Jwaya (distretto di Tiro), provvedendo anche alla riapertura dell’asse stradale di Ain Arab (distretto di Marjayoun). Le LAF hanno inoltre rafforzato il dispositivo di sicurezza a Beirut, intervenendo su manifestazioni, blocchi stradali e incendi di pneumatici.
3. Dimensione negoziale e regionale.
L’Accordo Quadro prevede l’istituzione di aree pilota in diversi settori, tra cui figurerebbero zone a nord del Litani, a sud di Nabatiyeh, intorno al castello di Beaufort e nell’area di Zawtar Al-Charkiyeh (distretto di Nabatiyeh). Il ritiro graduale delle IDF è subordinato alla verifica del disarmo di Hezbollah e allo smantellamento delle infrastrutture militari non statali. L’intesa prevede inoltre l’istituzione del Gruppo di Coordinamento Militare per il Libano (Military Coordination Group for Lebanon – MCG4L) – organismo trilaterale con la partecipazione di Stati Uniti, Israele e Libano – incaricato di facilitare il raccordo tra le parti, e l’erogazione di 130 milioni di dollari statunitensi a sostegno delle capacità libanesi.
Il Presidente Joseph Aoun ha presieduto una riunione con il Comandante delle Forze Armate Libanesi, Generale Rodolphe Haykal, al fine di coordinare la posizione dello Stato e valutare le condizioni operative per l’attuazione dell’accordo. Il Primo Ministro Nawaf Salam ha insistito sulla necessità di un ritiro israeliano completo e sull’applicazione della Risoluzione 1701/2006 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il Presidente francese Emmanuel Macron ha sostenuto un processo simultaneo di ritiro israeliano e ridispiegamento delle LAF, nella prospettiva di evitare vuoti di sicurezza e garantire una transizione ordinata.
Il Presidente del Parlamento Nabih Berri ha definito l’accordo inapplicabile, mantenendo al contempo un canale di interlocuzione con il Presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. Tale posizione segnala la volontà di preservare il rapporto politico con Teheran e di condizionare l’attuazione dell’intesa alla tutela degli equilibri interni legati al ruolo di Hezbollah. In parallelo, il Servizio Europeo per l’Azione Esterna ha proposto una missione triennale dell’Unione Europea di consulenza alle Forze Armate Libanesi e alle Forze di Sicurezza Interna, con l’obiettivo di rafforzare le capacità istituzionali nella fase successiva al disimpegno di UNIFIL.
4. Postura delle parti.
- Hezbollah: il movimento sciita ha qualificato le attività israeliane come violazioni della cessazione delle ostilità e ha sostenuto la mobilitazione contro l’Accordo Quadro. La comparsa di cartelloni con immagini dell’Ayatollah Mojtaba Khamenei e slogan di ringraziamento alla Repubblica Islamica lungo Beirut Airport Road segnala la volontà del Partito di Dio e dei suoi ambienti di riferimento di riaffermare pubblicamente il legame politico e simbolico con Teheran.
- Stato libanese: il Presidente Joseph Aoun ha ribadito che l’accordo deve condurre al ritiro completo israeliano e al ripristino della sovranità statale nel sud del Paese. Il Primo Ministro Nawaf Salam ha richiamato la necessità di applicare la Risoluzione 1701, mentre il Presidente del Parlamento Nabih Berri ha definito l’intesa difficilmente applicabile, confermando la persistenza di una frattura istituzionale sulla gestione del dossier.
- Israele: il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e il Ministro della Difesa Israel Katz hanno confermato che le IDF manterranno la presenza nella fascia di sicurezza senza limiti temporali predeterminati, fino all’eliminazione della minaccia rappresentata da Hezbollah. Tale postura indica che Tel Aviv considera l’Accordo Quadro compatibile con la prosecuzione di attività operative mirate e con il mantenimento della Linea di Difesa Avanzata.
- Stati Uniti: il Segretario di Stato Marco Rubio ha facilitato l’intesa e ha annunciato aiuti concreti a sostegno del dispositivo libanese. Washington punta a trasformare l’Accordo Quadro in un meccanismo di stabilizzazione progressiva, fondato sul rafforzamento delle LAF, sul coordinamento militare trilaterale e sulla riduzione graduale della presenza israeliana nelle aree designate.
- Iran: Teheran ha mantenuto il canale politico con Berri e ha continuato a essere rappresentata, nel discorso pubblico degli ambienti vicini a Hezbollah, come garante esterno del movimento. La rimozione dei cartelloni pro-Iran disposta dal Ministro dell’Interno segnala tuttavia il tentativo delle Autorità libanesi di limitare la visibilità pubblica dell’influenza della Repubblica Islamica in una fase negoziale particolarmente sensibile.
5. Implicazioni operative e strategiche.
- Fragilità dell’Accordo Quadro: l’intesa offre una cornice più strutturata rispetto alle precedenti intese, ma la persistenza di attività israeliane all’interno della Linea di Difesa Avanzata e le divergenze su tempistiche e condizioni del ritiro rendono l’attuazione vulnerabile a incidenti. La mancata definizione di limiti temporali vincolanti per la permanenza israeliana nella fascia di sicurezza rischia di alimentare contestazioni politiche.
- Ruolo delle Forze Armate Libanesi: le attività di bonifica avviate nel sud e il rafforzamento del dispositivo di sicurezza a Beirut rappresentano il primo test concreto della capacità delle LAF di esercitare autorità in parallelo su due piani: il controllo territoriale nelle aree meridionali e la gestione dell’ordine pubblico nella Capitale. La credibilità dell’Accordo Quadro dipenderà in larga misura dalla capacità delle Forze Armate Libanesi di operare in modo efficace, coordinato e percepito come imparziale.
- Polarizzazione interna: le proteste con bandiere di Hezbollah, i blocchi stradali e la gestione dei manifesti di ringraziamento alla Repubblica Islamica indicano il rischio di nuove fratture interne. Il dossier del disarmo resta il principale fattore di polarizzazione, poiché incide direttamente sull’equilibrio tra sovranità statale, ruolo del Partito di Dio e rapporti del Libano con Teheran.
- Supporto internazionale e futuro dispositivo successivo a UNIFIL: le proposte dell’Unione Europea, il ruolo francese e l’interesse italiano per la fase successiva alla missione UNIFIL offrono un quadro di sostegno esterno potenzialmente rilevante. Tale supporto, tuttavia, appare condizionato alla capacità delle LAF di dimostrare risultati concreti nelle aree pilota e alla possibilità di evitare un vuoto di sicurezza durante la transizione.
- Finestra critica di attuazione: le prossime settimane saranno decisive per verificare la tenuta dell’Accordo Quadro e l’effettiva implementazione delle aree pilota. Il bilancio aggiornato delle operazioni (4.243 morti e 12.186 feriti) e la persistente pressione sugli sfollati rendono necessaria una mobilitazione rapida del dispositivo statale e internazionale, al fine di prevenire nuove ondate di sfollamento e contenere il rischio di una ripresa più ampia delle ostilità.

