LIBANO – Punto di situazione 22 Giugno

Bombardamento di artiglieria israeliano sulle alture di Ali Al-Taher

Periodo di riferimento: 16 – 22 giugno 2026

Data: 22 giugno 2026

EXECUTIVE SUMMARY
  • Contesto di sicurezza: nella settimana in esame, è stato osservato un significativo avanzamento formale sul piano diplomatico, rappresentato dalla firma del Memorandum d’Intesa tra Stati Uniti e Iran del 17 giugno, il cui impianto prevede la cessazione delle ostilità su tutti i fronti, incluso quello libanese. Tale disposizione non si è tuttavia tradotta automaticamente in un ritiro israeliano dalla fascia di sicurezza: Israele ha infatti annunciato l’intenzione di mantenere la propria presenza operativa all’interno della cosiddetta Linea di Difesa Avanzata. Sono successivamente emerse informazioni relative all’accettazione, da parte di Israele ed Hezbollah, di un’intesa per la cessazione delle ostilità sul fronte libanese, mediata da Qatar e Stati Uniti ed entrata in vigore a partire dalle ore 16:00 locali del 20 giugno. Tale intesa sembra configurarsi come meccanismo attuativo specifico per il fronte libanese, separato rispetto al quadro generale del Memorandum. Il quadro complessivo indica quindi una transizione verso una tregua fragile e vigilata, nella quale il passaggio diplomatico generale convive con meccanismi attuativi separati e con la persistenza di attività operative israeliane nelle aree considerate essenziali alla sicurezza del fronte settentrionale.
  • Sviluppi operativi nel sud del Libano: le Forze di Difesa israeliane (IDF) hanno concentrato gli sforzi sulla dorsale di Ali Al-Taher, nel distretto di Nabatiyeh, rilievo di elevata rilevanza tattica in quanto consente controllo visivo e di fuoco sul settore occidentale di Nabatiyeh, sulla valle del Litani e su porzioni della Galilea orientale. Ulteriori attività sono state segnalate nei settori di Kfartebnit-Arnoun, Wadi Al-Saluki, Bint Jbeil, Jezzine e Tiro, interessati da bombardamenti di artiglieria, attacchi aerei, demolizioni controllate e scontri ravvicinati, con perdite confermate su entrambi i fronti. Le Forze Armate Libanesi (LAF) hanno avviato, per la prima volta in modo più strutturato, attività di ricognizione, bonifica di ordigni inesplosi e riapertura di assi stradali nelle località di Debbine e Blat, nel distretto di Marjayoun.
  • Divergenze Stati Uniti-Israele e ruolo della Siria: il Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump ha espresso critiche dirette alla condotta israeliana, giudicando eccessiva la durata delle operazioni e potenzialmente pregiudizievole per il negoziato il recente attacco contro la periferia meridionale di Beirut (14 giugno). Contestualmente, Washington ha prospettato un possibile ruolo più attivo della Siria post-Assad, guidata da Ahmed Al-Shara’a e sostenuta in misura crescente dalla Turchia, nel contenimento di Hezbollah. Tale ipotesi è stata respinta da Damasco, che ha privilegiato un coordinamento bilaterale non militare con Beirut e una visione araba condivisa.
  • Zone pilota, LAF e UNIFIL: il meccanismo delle zone pilota, introdotto nei colloqui di Washington del 2-3 giugno, rimane formalmente valido, ma appare subordinato alla nuova cornice del Memorandum, alla successiva intesa mediata da Qatar e Stati Uniti e alla permanenza delle attività israeliane nella fascia di sicurezza. Le LAF hanno avviato interventi di messa in sicurezza e bonifica in aree precedentemente inaccessibili, mentre il Primo Ministro Nawaf Salam si è recato a Parigi per discutere il futuro della Forza ad Interim delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL), il cui mandato scade alla fine del 2026. Il Comandante e Capo Missione di UNIFIL, Generale Diodato Abagnara, ha incontrato il Presidente della Repubblica Joseph Aoun e il Presidente del Parlamento Nabih Berri. Il G7 ha espresso sostegno esplicito al monopolio statale della forza e al disarmo di Hezbollah.
  • Posture delle parti: Hezbollah, attraverso il Segretario Generale Naim Qassem, ha definito l’attuale fase politica e securitaria “la più pericolosa” affrontata dal movimento in Libano e ha respinto categoricamente qualsiasi ipotesi di disarmo. Il Presidente Joseph Aoun ha posto la cessazione definitiva delle ostilità e il ritiro israeliano come precondizioni imprescindibili per i colloqui di Washington, attesi nelle prossime settimane. Israele ha confermato la propria volontà di perseguire gli obiettivi strategici già delineati, mentre gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni a soggetti ritenuti collegati al “Partito di Dio”.
  • Implicazioni generali: il Memorandum e la successiva intesa per la cessazione delle ostilità hanno prodotto una riduzione visibile delle attività al di fuori della Linea di Difesa Avanzata e la revoca delle restrizioni civili nel nord di Israele, ma non hanno determinato il ritiro completo delle IDF né il pieno dispiegamento delle LAF lungo la Blue Line. La fase attuale si configura quindi come una tregua armata e vigilata, esposta al rischio di violazioni localizzate, incidenti operativi e divergenze interpretative tra le parti. Il bilancio complessivo delle operazioni israeliane dal 2 marzo al 21 giugno, pari a 106 morti e 12.153 feriti, continua ad aggravare la crisi umanitaria e a mantenere elevata la pressione sugli sfollati, sui servizi essenziali e sulle possibili dinamiche migratorie verso l’Europa e la regione.
1. Inquadramento generale.

Nel periodo 16-22 giugno 2026, il teatro libanese ha attraversato una fase di marcata asimmetria tra progressi diplomatici e persistenza di attività operative sul terreno. La firma del Memorandum d’Intesa tra Stati Uniti e Iran, avvenuta il 17 giugno, ha rappresentato un passaggio di rilievo nel quadro regionale, poiché il suo impianto prevede la cessazione delle ostilità su tutti i fronti, incluso quello libanese. La sigla del Memorandum ha quindi formalmente inserito il dossier libanese all’interno della cornice negoziale tra Washington e Teheran, aprendo contestualmente alla prospettiva di una nuova tornata di colloqui diretti tra Libano, Stati Uniti e Israele a Washington.

La disposizione contenuta nel Memorandum non si è tuttavia tradotta automaticamente in un ritiro israeliano dalla fascia di sicurezza. Israele ha infatti annunciato l’intenzione di mantenere la propria presenza operativa all’interno della cosiddetta Linea di Difesa Avanzata, fascia di sicurezza estesa per circa dieci chilometri oltre la Blue Line e recentemente aggiornata per includere anche la dorsale di Ali Al-Taher e l’area di Majdal Zoun. Tale postura conferma che le Autorità israeliane interpretano la nuova cornice diplomatica come compatibile con il mantenimento di attività militari nelle aree ritenute essenziali alla sicurezza del fronte settentrionale.

Mappa ufficiale diffusa dalle IDF il 18 giugno relativa alle operazioni nel sud del Libano. L’immagine mostra i dettagli della “Linea di Difesa Avanzata”, aggiornata per inglobare la dorsale di Ali Al-Taher e la zona di Majdal Zoun.

In tale contesto, sono emerse informazioni relative all’accettazione, da parte di Israele e Hezbollah, di un’intesa per la cessazione delle ostilità sul fronte libanese, mediata da Qatar e Stati Uniti ed entrata in vigore a partire dalle ore 16:00 locali del 20 giugno. Tale intesa appare quindi configurarsi come un meccanismo attuativo specifico e separato rispetto al quadro generale del Memorandum, volto a tradurre sul fronte libanese il principio di cessazione delle ostilità previsto dall’accordo tra Stati Uniti e Repubblica Islamica.

Nonostante tale avanzamento, le IDF hanno continuato a condurre operazioni cinetiche all’interno della Linea di Difesa Avanzata, dichiaratamente concentrate sulla neutralizzazione di complessi sotterranei del “Partito di Dio” considerati strategici. Le aree più sensibili sono risultate la dorsale di Ali Al-Taher e il sito di Majdal Zoun, quest’ultimo indicato da Tel Aviv come infrastruttura realizzata con supporto tecnico e finanziario diretto della Repubblica Islamica dell’Iran. Hezbollah ha mantenuto una capacità di risposta asimmetrica, mediante droni esplosivi, missili anticarro e ordigni esplosivi improvvisati, qualificando le proprie azioni come difensive rispetto alla prosecuzione delle attività israeliane.

Il quadro risultante è quello di una tregua fragile e vigilata, nella quale il Memorandum ha prodotto un passaggio diplomatico generale e l’intesa mediata da Qatar e Stati Uniti ha introdotto un meccanismo specifico per il fronte libanese, senza tuttavia determinare il ritiro completo delle IDF né il pieno dispiegamento delle Forze Armate Libanesi lungo la Blue Line. In tale contesto, la fase di attuazione resta esposta al rischio di incidenti all’interno della Linea di Difesa Avanzata e a divergenze interpretative tra le parti.


2. Sviluppi militari e di sicurezza.

Le operazioni delle Forze di Difesa israeliane si sono sviluppate lungo più assi del Libano meridionale, con particolare intensità sulla dorsale di Ali Al-Taher, posizione dominante che consente il controllo visivo e di fuoco su Nabatiyeh, sulla valle del Litani e su settori della Galilea orientale. Ulteriori attività sono state osservate nelle località di Kfartebnit, Arnoun, Wadi Al-Saluki, Bint Jbeil, Jezzine e Tiro, interessate da attacchi aerei, bombardamenti di artiglieria, demolizioni controllate e manovre di bonifica.

 
 Incursione israeliana su Nabatiyeh El-Faouqa

Il 19 giugno, Hezbollah ha colpito un carro armato Merkava della 401^ Brigata Corazzata nel settore di Kfartebnit, causando la morte dell’intero equipaggio, incluso il Tenente Colonnello Dor Gedalia Ben Simhon, Comandante del 52° Battaglione. Un ulteriore attacco con drone ha ferito cinque militari della Brigata Commando. Le IDF hanno risposto con oltre ottanta attacchi aerei e bombardamenti di artiglieria su Nabatiyeh, in particolare nel quartiere universitario e ad Al-Rahibat, nonché su Doueir, Kfarsir, Harouf, Deir Zahrani e altri centri dei distretti di Jezzine, Tiro, Bint Jbeil e Bekaa Occidentale. Le attività hanno provocato decine di vittime civili e militari.

Il 18 giugno, il Sergente Maggiore della Riserva Alexander Filin è stato ucciso in un’imboscata sul fiume Litani, nella località di Taybeh. L’episodio ha causato ulteriori ferimenti tra le fila israeliane, incluso quello del Vice Comandante della 36ª Divisione. Il 20 giugno, nonostante l’entrata in vigore della cessazione delle ostilità sul fronte libanese, sono stati segnalati tentativi di avanzata israeliana verso Nabatiyeh El-Faouqa, demolizioni a Majdal Zoun e attività di ricognizione a Haddatha e Mansouri. Tra il 21 e il 22 giugno, le attività si sono progressivamente concentrate all’interno della Linea di Difesa Avanzata, con la scoperta del complesso sotterraneo di Majdal Zoun, posto a circa 30 metri di profondità e dotato di porte blindate anti-esplosione.

Le Forze Armate Libanesi hanno condotto attività di bonifica di ordigni da 1.000 e 2.000 libbre a Tebnine, Khirbet Selm, Dibbinee Blat, provvedendo anche alla riapertura di assi stradali e richiamando la popolazione civile a non rientrare prematuramente nei villaggi di confine. Il 20 giugno, il militare Jameel Nahhal è deceduto in un attacco aereo tra Kfarremane e Nabatiyeh. Tale episodio conferma l’elevata esposizione delle LAF in una fase in cui il loro ruolo operativo dovrebbe progressivamente rafforzarsi nel quadro dell’attuazione della cessazione delle ostilità.

 
Visita del Comandante delle LAF, Rudolph Haykal, ai contingenti dispiegati a Nabatiyeh, Nabatiyeh El-Faouqa e Kafrtebnit
 
3. Posizione iraniana e dimensione regionale.

La Repubblica Islamica è stata esplicitamente riconosciuta dal Segretario Generale di Hezbollah Naim Qassem come attore determinante per l’inclusione, nel Memorandum d’Intesa tra Stati Uniti e Iran, della clausola relativa alla cessazione delle ostilità su tutti i fronti, incluso quello libanese. Tale riconoscimento conferma la centralità di Teheran nel dossier e la persistente interdipendenza tra il fronte libanese e il negoziato più ampio con gli Stati Uniti.

Le consultazioni telefoniche del Presidente libanese Joseph Aoun e del Presidente del Parlamento Nabih Berri con il Ministro degli Affari Esteri iraniano Abbas Araghchi e con il Presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf hanno confermato la linea di Teheran secondo cui l’attuazione della clausola libanese ricade sotto responsabilità degli Stati Uniti e dei garanti dell’accordo. In tale quadro, l’intesa successivamente emersa tra Israele e il “Partito di Dio”, mediata da Qatar e Stati Uniti, appare funzionale a tradurre sul fronte libanese la cornice generale definita nel Memorandum.

Nel più ampio dibattito regionale assume rilievo anche la prospettiva formulata dal Presidente Donald J. Trump di un possibile coinvolgimento della Siria post-Assad, sotto la leadership di Ahmed Al-Shara’a, nel contenimento di Hezbollah. Tale ipotesi è stata respinta da Damasco, che ha privilegiato un coordinamento bilaterale non militare con Beirut e una visione araba condivisa. La posizione siriana segnala la volontà di evitare un coinvolgimento diretto in una funzione di contenimento militare del movimento sciita, pur mantenendo aperti canali politici e diplomatici con il Libano.


4. Postura delle parti.
  • Hezbollah: il Segretario Generale Naim Qassem ha definito l’attuale fase politica e securitaria “la più pericolosa”affrontata dal movimento in Libano. Qassem ha respinto qualsiasi ipotesi di disarmo, qualificandola come funzionale agli interessi israeliani e incompatibile con la tutela del Paese. Ha inoltre richiamato gli Accordi di Taif e i cinque punti del cessate il fuoco del 27 novembre 2024, attribuendo a una strategia congiunta israelo-statunitense i ritardi nella ricostruzione.
  • Stato libanese: il Presidente Joseph Aoun ha posto la cessazione definitiva delle ostilità e il ritiro israeliano come precondizioni imprescindibili per i prossimi colloqui con la parte israeliana, attesi a Washington nelle prossime settimane. Il Primo Ministro Nawaf Salam e il Presidente del Parlamento Nabih Berri hanno condotto un’intensa attività diplomatica a Parigi, anche con delegazioni di Qatar, Francia e Regno Unito.
  • Israele: il Primo Ministro Benjamin Netanyahu, il Capo di Stato Maggiore Tenente Generale Eyal Zamir e il Ministro della Difesa Israel Katz hanno ribadito il mantenimento della fascia di sicurezza, ora inclusiva di Ali Al-Taher e Majdal Zoun, nonché la prosecuzione delle attività di bonifica e la persecuzione degli obiettivi strategici già delineati. Israele continua quindi a considerare la propria presenza militare nella Linea di Difesa Avanzata come necessaria alla prevenzione del ripristino delle capacità operative di Hezbollah.
  • Stati Uniti: il Presidente Donald J. Trump ha criticato apertamente le modalità operative israeliane e ha invitato il Presidente Joseph Aoun a Washington entro una-due settimane. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha confermato il sostegno al rafforzamento delle LAF. L’Ufficio per il Controllo dei Beni Esteri del Dipartimento del Tesoro statunitense ha imposto nuove sanzioni a Sleiman Frangieh, leader del Movimento Marada, a Mahmoud Qamati, Vice Presidente del Consiglio Politico di Hezbollah, e alla rete economico-finanziaria riconducibile ad Alaa Hassan Hamieh.
Sleiman Frangieh, leader del Movimento Marada
  • Iran: Teheran è stata pubblicamente ringraziata dal Partito di Dio per il ruolo svolto nella definizione del Memorandum. La Repubblica Islamica continua ad attribuire agli Stati Uniti e ai garanti dell’accordo la responsabilità dell’attuazione della clausola che include il teatro libanese.
5. Implicazioni operative e strategiche.
  • Fragilità della cessazione delle ostilità post-Memorandum: il Memorandum d’Intesa tra Stati Uniti e Iran ha introdotto una cornice generale di cessazione delle ostilità su tutti i fronti, incluso quello libanese, ma tale disposizione non ha prodotto automaticamente il ritiro israeliano dalla fascia di sicurezza. L’intesa successivamente emersa tra Israele e Hezbollah, mediata da Qatar e Stati Uniti, ha rappresentato il meccanismo attuativo specifico per il fronte libanese, con entrata in vigore alle ore 16:00 locali del 20 giugno. Tuttavia, la permanenza delle IDF all’interno della Linea di Difesa Avanzata e la prosecuzione di attività mirate contro infrastrutture sotterranee del movimento sciita mantengono elevato il rischio di incidenti e divergenze interpretative.
  • Possibile transizione degli equilibri di influenza regionale: le valutazioni del Presidente Donald J. Trump aprono alla prospettiva di un ridimensionamento dell’asse tra Repubblica Islamica e Hezbollah a vantaggio di una Siria post-Assad sostenuta dalla Turchia e legittimata dagli Stati Uniti. Damasco, tuttavia, al momento privilegia un ruolo politico e non militare, orientato al coordinamento con Beirut e a una cornice araba condivisa.
  • Consolidamento israeliano delle posizioni e scoperta di infrastrutture strategiche: il controllo di Ali Al-Taher e la neutralizzazione parziale del complesso di Majdal Zoun rafforzano la leva negoziale di Israele e rendono più complesso qualsiasi ritiro completo. Tale dinamica rischia di trasformare la fascia di sicurezza in un elemento strutturale della fase post-Memorandum.
  • Pressione finanziaria e politica su Hezbollah: le nuove sanzioni statunitensi contro Sleiman Frangieh, Mahmoud Qamatie la rete di Alaa Hassan Hamieh, attiva tra Libano, Siria, Iraq e Oman, mirano a interrompere flussi finanziari riconducibili alla Repubblica Islamica e a limitare l’influenza politica del movimento all’interno delle istituzioni libanesi. Tale pressione affianca il dispositivo militare e diplomatico, contribuendo a una strategia complessiva di contenimento del “Partito di Dio”.
  • Ripristino progressivo dell’autorità statuale e futuro di UNIFIL: le attività di bonifica delle LAF a Debbine, Blat e in altri centri, unite alle consultazioni del Primo Ministro Nawaf Salam a Parigi sul mandato di UNIFIL, rappresentano i primi segnali concreti di ritorno dello Stato in aree precedentemente compromesse. Il sostegno espresso dal G7 al monopolio statale della forza e al disarmo di Hezbollah rafforza tale linea, ma l’effettiva capacità di implementazione resta limitata dalla presenza israeliana nella fascia di sicurezza e dalla persistente capacità operativa del gruppo sciita.
  • Impatto umanitario, economico e migratorio: l’attenzione internazionale alla ricostruzione costituisce un segnale positivo. Tuttavia, il bilancio complessivo delle operazioni israeliane dal 2 marzo al 21 giugno, pari a 106 morti e 12.153 feriti, continua ad aggravare la crisi umanitaria e a mantenere elevata la pressione sugli sfollati, sui servizi essenziali e sulle prospettive di stabilizzazione interna, con possibili ricadute migratorie verso l’Europa e la regione.