LIBANO – Punto di situazione 10 Agosto 2026

Ambasciata degli Stati Uniti a Roma || Diritti d'autore AP Photo/Alessandra Tarantino

Periodo di riferimento: 3 agosto – 10 agosto 2026

Data: 10 agosto 2026

EXECUTIVE SUMMARY
  • Contesto operativo: nella settimana in esame, le Forze di Difesa israeliane (IDF) hanno mantenuto un ritmo sostenuto di attività cinetiche nel Libano meridionale, con bombardamenti di artiglieria, attacchi mediante droni, demolizioni controllate e movimenti di fanteria e mezzi corazzati. Le operazioni hanno interessato con particolare intensità Ali Al-Taher (distretto di Nabatiyeh), Mansouri e Majdal Zoun (distretto di Tiro), Haddatha e Beit Yahoun (distretto di Bint Jbeil), nonché Mays Al-Jabal e Houla (distretto di Marjayoun). L’esplosione del 5 agosto a Majdal Zoun, che ha causato la morte di due riservisti israeliani e il ferimento di altri quattro militari, ha preceduto un’ulteriore intensificazione delle demolizioni e dei bombardamenti israeliani nell’area.
  • Settima tornata negoziale Libano-Israele a Roma: il settimo ciclo di colloqui tra Libano e Israele, svoltosi dal 4 al 7 agosto presso l’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma, si è articolato su tre tavoli paralleli, dedicati rispettivamente agli aspetti militari, politici e giuridici. Non è stata raggiunta un’intesa sull’estensione delle aree pilota né sulla piena sospensione delle attività militari israeliane. Sono tuttavia emersi progressi tecnici sulla mappatura delle aree sotto controllo israeliano, sulla definizione di una rosa ristretta di soggetti terzi per il meccanismo di verifica e sullo scambio di elenchi di detenuti. Una nuova tornata è stata indicativamente fissata per il 1° settembre.
  • Aree pilota e dispiegamento delle Forze Armate Libanesi: le Forze Armate Libanesi (LAF) hanno tentato di rafforzare la presenza a Mansouri (distretto di Tiro) per riaprire gli assi stradali ostruiti, subendo un attacco mediante drone che ha ferito lievemente un militare. A Zawtar Al-Gharbiyeh (distretto di Nabatiyeh) è giunto il primo lotto di unità abitative prefabbricate, temporaneamente collocato a Qaqaiyat Al-Jisr (distretto di Nabatiyeh) in attesa della rimozione delle macerie. Tale dinamica segnala un primo avanzamento della fase di rientro e ricostruzione, pur in un contesto ancora segnato da distruzioni diffuse e presenza di residuati bellici.Postura di Hezbollah sul negoziato e sul dispiegamento delle LAF: il Segretario Generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha sollecitato un dialogo con la leadership libanese, criticando quelle che ha definito “concessioni gratuite” a Israele nell’ambito del negoziato in corso e ribadendo il sostegno al dispiegamento delle LAF a sud del Litani.
  • Implicazioni operative e strategiche: la settima tornata di Roma ha consentito avanzamenti tecnici, ma non ha sciolto i principali nodi politici e operativi legati all’estensione delle aree pilota, alla sospensione delle attività israeliane e al meccanismo di verifica. L’esplosione di Majdal Zoun e la successiva intensificazione delle operazioni israeliane confermano la vulnerabilità del processo negoziale a eventi sul terreno. Il rinvio della nuova tornata al 1° settembre lascia aperta una fase di incertezza, nella quale la stabilizzazione dipenderà dalla capacità del Gruppo di Coordinamento Militare per il Libano di prevenire incidenti e sostenere il dispiegamento progressivo delle LAF.
1.  Inquadramento generale. 

Nel periodo 3-10 agosto 2026, il Libano meridionale ha visto la prosecuzione delle attività cinetiche delle Forze di Difesa israeliane (IDF). In parallelo, Roma ha ospitato il settimo ciclo di colloqui tra Libano e Israele. I negoziati hanno riguardato l’estensione delle aree pilota, il meccanismo di verifica e la richiesta libanese di sospendere le attività militari israeliane, mentre sul terreno l’esplosione del 5 agosto a Majdal Zoun (distretto di Tiro) ha preceduto una nuova intensificazione delle operazioni israeliane nell’area.

L’incidente di Majdal Zoun, nel quale sono deceduti due riservisti israeliani e altri quattro militari sono rimasti feriti, ha infatti inciso direttamente sul ritmo delle attività delle IDF nel settore occidentale del Libano meridionale. Nelle ore e nei giorni successivi, le Forze di Difesa israeliane hanno incrementato demolizioni, bombardamenti e attacchi mediante droni, concentrando parte delle operazioni su Mansouri e Majdal Zoun. Tale dinamica ha confermato la vulnerabilità della fase attuativa dell’Accordo Quadro trilaterale del 26 giugno, nella misura in cui singoli episodi sul terreno continuano a produrre effetti immediati sul livello di pressione militare israeliana.

In tale contesto, le Forze Armate Libanesi (LAF) hanno cercato di rafforzare la propria presenza nelle aree già coinvolte nel meccanismo delle aree pilota e di sostenere le prime attività di ripristino della viabilità. Il tentativo delle LAF di operare a Mansouri(distretto di Tiro), dove un drone israeliano ha colpito un mezzo per il movimento terra ferendo lievemente un militare libanese, evidenzia tuttavia le difficoltà operative che accompagnano il subentro dell’Esercito nel sud. Il coordinamento tra IDF, LAF e mediatori statunitensi rimane quindi un elemento decisivo per evitare incidenti e consentire l’estensione progressiva delle aree pilota.

Sul piano negoziale, il ciclo di colloqui tenuto dal 4 al 7 agosto presso l’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma ha consentito avanzamenti tecnici, ma non ha prodotto un’intesa politica sull’estensione delle aree pilota né sulla piena sospensione delle attività israeliane. I lavori si sono concentrati sulla mappatura delle aree sotto controllo israeliano, sulla definizione di possibili soggetti terzi per il meccanismo di verifica e sullo scambio di elenchi di detenuti. Il rinvio della nuova tornata al 1° settembre lascia aperta una fase di incertezza, durante la quale la tenuta del processo dipenderà dalla capacità delle parti di contenere gli incidenti sul terreno.

Ingresso delle delegazioni presso la sede dell’Ambasciata statunitense a Roma

La dimensione interna resta legata al rapporto tra attuazione dell’accordo, ruolo delle LAF e posizione di Hezbollah. Il Presidente della Repubblica libanese Joseph Aoun e il Primo Ministro libanese Nawaf Salam hanno mantenuto attivi i canali diplomatici per ottenere sostegno alla cessazione delle demolizioni e al ritiro progressivo delle IDF. Di contro, il Segretario Generale di Hezbollah Naim Qassem ha sollecitato un dialogo con la leadership libanese, criticando quelle che ha definito concessioni unilaterali a Israele nell’ambito del negoziato in corso. Tale posizione conferma che il dossier delle aree pilota resta strettamente connesso alla questione del disarmo del Partito di Dio e alla gestione degli equilibri politici interni.

Sul piano umanitario e della ricostruzione, l’arrivo del primo lotto di unità abitative prefabbricate destinate a Zawtar Al-Gharbiyeh(distretto di Nabatiyeh), temporaneamente collocato a Qaqaiyat Al-Jisr, rappresenta un primo segnale operativo della fase di rientro. Tuttavia, la distruzione delle abitazioni, la presenza di residuati bellici e la necessità di rimuovere le macerie continuano a limitare l’effettiva possibilità di ritorno stabile della popolazione civile nelle aree interessate.

 

2. Sviluppi militari e di sicurezza.

Le Forze di Difesa israeliane hanno concentrato le attività cinetiche nei distretti di Nabatiyeh, Bint Jbeil, Marjayoun e Tiro. Le operazioni hanno incluso bombardamenti di artiglieria, attacchi mediante droni, demolizioni controllate, incendi di abitazioni, movimenti di fanteria e avanzamenti di mezzi corazzati e bulldozer D9 per il movimento terra.

Nel distretto di Nabatiyeh, le operazioni hanno interessato in modo sistematico Ali Al-Taher e i settori periferici di Nabatiyeh Al-Fawqa , oltre che Zawtar Al-Charkiyeh, Kfar Tebnit e Mayfadoun. A Kfarremane, un drone israeliano è precipitato a seguito di un malfunzionamento, ferendo lievemente due civili.

Fumo si innalza da Zawtar Al-Charkiyeh in conseguenza di operazioni israeliane di demolizione controllata, 9 agosto 2026

Nel distretto di Bint Jbeil, le località più colpite sono state quelle di Haddatha, Beit Yahoun, Kounine, Serbine e Aita Al-Jabal, interessate da demolizioni, bombardamenti, incendi di abitazioni e movimenti di mezzi corazzati. Unità della 300ª Brigata, supportate da quelle del Genio Militare Yahalom, hanno inoltre localizzato e distrutto un’infrastruttura sotterranea a Serbine.

Nel distretto di Marjayoun, le attività hanno riguardato, in particolare, Mays Al-Jabal, Houla, Khiyam, Tallousseh, Qantara e il settore di Wadi Al-Saluq. Un veicolo delle LAF è stato raggiunto da raffiche di mitragliatrice nell’area compresa tra Khiyam e Debbine, senza causare feriti.

 

Mezzo dell’Esercito libanese colpito da un drone israeliano a Mansouri, 7 agosto 2026

Nel distretto di Tiro, le operazioni si sono concentrate su Mansouri e Majdal Zoun. L’esplosione del 5 agosto in quest’ultima località, avvenuta mentre unità del 2855º Battaglione della 55ª Brigata paracadutisti accedevano a un edificio destinato alla demolizione, ha provocato la morte del Maggiore della Riserva Harel Birenstock e del Sottufficiale della Riserva Tamir Vaknin, oltre al ferimento grave di quattro militari. L’episodio ha determinato un’intensificazione delle attività israeliane nelle ore e nei giorni successivi.

Le Forze Armate Libanesi sono entrate a Mansouri il 7 agosto per riaprire gli assi stradali ostruiti. Durante le operazioni, un drone israeliano ha tuttavia colpito un mezzo per il movimento terra, ferendo lievemente un militare.

A Zawtar Al-Gharbiyeh (distretto di Nabatiyeh) è arrivato il primo lotto di unità abitative prefabbricate, temporaneamente collocato a Qaqaiyat Al-Jisr in attesa della rimozione delle macerie. Le LAF hanno inoltre effettuato bonifiche di ordigni inesplosi a Zawtar Al-Gharbiyeh, Houmine Al-Fawqa, Zibdine e Doueir (distretto di Nabatiyeh).

 

Geniere libanese impegnato in operazioni di bonifica di ordigni inesplosi nel distretto di Nabatiyeh

 

3. Dimensione negoziale e regionale.

Il settimo ciclo di colloqui tra Libano e Israele, tenutosi sotto mediazione statunitense, è stato dedicato all’attuazione dell’Accordo Quadro, con particolare attenzione all’estensione delle aree pilota, alla sospensione delle attività militari israeliane e alla definizione del meccanismo di verifica. La delegazione libanese, guidata dall’Ambasciatore Simon Karam e composta, tra gli altri, dall’Ambasciatrice del Libano a Washington, Nada Mouawad, dall’esperto di delimitazione marittima Najib Masihi e dallo specialista giuridico Antoine Sfeir, ha posto al centro del confronto la cessazione delle attività israeliane e l’ampliamento delle aree pilota, ritenute necessarie per rendere effettiva la fase attuativa dell’intesa.

I lavori si sono articolati su tre tavoli paralleli. Il tavolo militare ha mantenuto un profilo tecnico e ha consentito di uniformare terminologia e concetti operativi, oltre a completare una ricognizione cartografica delle aree sotto controllo israeliano. Il tavolo politico ha esaminato il consolidamento della cessazione delle ostilità e la definizione delle aree pilota: la parte libanese ha presentato diverse opzioni, tra cui l’inclusione di Zawtar Al-Charkiyeh (distretto di Nabatiyeh), senza raggiungere un’intesa con la controparte. Israele ha chiesto di completare preliminarmente le verifiche nelle aree già attivate. Il tavolo giuridico ha affrontato il dossier dei detenuti, con uno scambio di elenchi nominativi e la richiesta libanese di dare priorità al rilascio dei civili.

Pur in assenza di un accordo politico complessivo, i colloqui hanno consentito progressi sulla definizione di una rosa ristretta di soggetti terzi per il meccanismo di verifica e sull’ipotesi di una nuova cornice di sicurezza di confine, eventualmente sostenuta da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per la fase successiva all’attuale mandato di UNIFIL. La parte libanese ha chiesto una proroga della cessazione delle ostilità di otto settimane. Una nuova tornata è stata indicativamente fissata per il 1° settembre, mentre gli Stati Uniti dovrebbero proseguire interlocuzioni separate con le parti nel periodo intermedio.

 
4. Postura delle parti.
  • Stato libanese: il Presidente della Repubblica Joseph Aoun e il Primo Ministro Nawaf Salam hanno mantenuto i canali diplomatici per ottenere sostegno internazionale alla cessazione delle demolizioni e al ritiro israeliano. Il Comandante delle Forze Armate Libanesi, Generale Rodolphe Haykal, ha visitato i comandi della 1ª Brigata di Fanteria e dell’8ª Brigata di Fanteria, richiamando la necessità di elevati livelli di prontezza operativa. Tale postura conferma la volontà delle istituzioni libanesi di presentare le LAF come perno della stabilizzazione e come soggetto legittimato a subentrare nelle aree interessate dal ritiro israeliano.
  • Hezbollah: intervenendo in occasione dell’Arbaeen, il Segretario Generale, Naim Qassem, ha sollecitato la leadership libanese ad avviare un dialogo con il movimento e a rivedere l’approccio negoziale, criticando quelle che ha definito concessioni unilaterali a Israele. Qassem ha inoltre ribadito il sostegno al dispiegamento delle LAF a sud del Litani, confermando una linea volta a sostenere formalmente il ruolo dell’Esercito libanese senza accettare automaticamente un percorso di disarmo percepito come imposto dall’esterno.
  • Israele: dopo l’esplosione di Majdal Zoun (distretto di Tiro), le Autorità israeliane hanno confermato l’intenzione di mantenere il dispositivo militare nella zona di sicurezza e di proseguire attività mirate contro obiettivi ritenuti riconducibili a Hezbollah. Tale postura indica la volontà di Tel Aviv di conservare margini di intervento nel Libano meridionale fino alla completa neutralizzazione delle capacità operative del Partito di Dio nelle aree di confine.
    Bombardamento d’artiglieria israeliano su Nabatiyeh Al-Fawqa, 9 agosto 2026
5. Implicazioni operative e strategiche.
  • Esito della settima tornata negoziale di Roma: i colloqui del 4-7 agosto hanno prodotto progressi tecnici e procedurali, ma non hanno risolto i due nodi principali sollevati da Beirut: l’estensione delle aree pilota e la piena sospensione delle attività cinetiche israeliane. Il rinvio al 1° settembre lascia aperto un intervallo di incertezza, durante il quale eventuali incidenti sul terreno potrebbero incidere negativamente sulla tenuta del percorso negoziale.
  • Vulnerabilità della cessazione delle ostilità: l’esplosione di Majdal Zoun (distretto di Tiro) e la successiva intensificazione delle operazioni israeliane evidenziano il rischio che singoli eventi tattici producano effetti sproporzionati sul quadro politico. La prosecuzione di attività militari israeliane nei distretti meridionali limita la prevedibilità della fase attuativa e mantiene elevata la pressione sulla popolazione civile.
  • Fragilità del coordinamento operativo: il tentativo delle LAF di operare a Mansouri (distretto di Tiro) e il contemporaneo avanzamento israeliano in prossimità di Zawtar Al-Gharbiyeh (distretto di Nabatiyeh) segnalano la necessità di procedure più chiare all’interno del Gruppo di Coordinamento Militare per il Libano. Senza un meccanismo di deconflitto più efficace, il dispiegamento delle LAF nelle aree pilota resterà esposto a incidenti e ritardi.
  • Avvio della fase di rientro e ricostruzione: l’arrivo delle prime unità abitative prefabbricate destinate a Zawtar Al-Gharbiyeh (distretto di Nabatiyeh) rappresenta un segnale concreto di avvio della fase di rientro. La distruzione diffusa, la presenza di residuati bellici e la necessità di rimuovere le macerie ne limitano tuttavia l’impiego immediato a sostegno del ritorno stabile della popolazione.
  • Ricerca di una nuova cornice internazionale: la richiesta libanese di una nuova architettura di sicurezza per la fase successiva all’attuale mandato di UNIFIL e l’ipotesi di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniteindicano la volontà di Beirut di ancorare il processo a una cornice internazionale più solida. Tale prospettiva potrebbe rafforzare il ruolo delle LAF, ma resta condizionata alla disponibilità israeliana a ridurre le attività operative e alla definizione di un meccanismo di verifica accettato dalle parti.
  • Pressione politica interna: l’intervento del Segretario Generale di Hezbollah, Naim Qassem, conferma che il dossier delle aree pilota resta strettamente legato alla questione del disarmo del Partito di Dio. Il sostegno dichiarato al dispiegamento delle LAF a sud del Litani non elimina le riserve del movimento sciita verso un percorso percepito come potenzialmente funzionale alla riduzione della propria capacità militare autonoma.