Nel marzo 2018, la tranquilla cittadina inglese di Salisbury divenne teatro di uno dei più eclatanti casi di assassinio mirato del XXI secolo. Sergei Skripal, ex Colonnello del GRU (Glavnoje Razvedyvatel’noje Upravlenije, Direttorato principale dell’Intelligence militare russa) passato al servizio dell’MI6 britannico, e sua figlia Yulia furono trovati privi di sensi su una panchina dopo essere stati esposti a una sostanza neuroparalizzante, l’agente Novichok. La successiva indagine britannica e le inchieste giornalistiche indipendenti avrebbero rivelato che gli autori materiali dell’attentato erano due ufficiali del GRU appartenenti a una stessa unità segreta: l’Unità 29155. L’operazione, fallita solo parzialmente (Skripal e la figlia sopravvissero, mentre una cittadina britannica, Dawn Sturgess, morì per errore dopo aver maneggiato il flacone abbandonato), non fu un episodio isolato. Fu invece l’espressione più visibile di una struttura operativa creata proprio per eseguire “active measures” (misure attive, termine sovietico ereditato che indica operazioni di sabotaggio, disinformazione e assassinio mirato) sul territorio europeo e occidentale, mantenendo il massimo livello di plausibile deniabilità (plausible deniability, ovvero la capacità di negare ogni coinvolgimento statale diretto).
L’Unità 29155 rappresenta uno degli strumenti più letali a disposizione del Cremlino per condurre una guerra ibrida permanente al di sotto della soglia di un conflitto convenzionale. Nata come sottounità specializzata all’interno del GRU, essa incarna la continuità tra le pratiche del KGB sovietico e le esigenze operative della Russia contemporanea in un contesto di confronto strategico con la NATO. Il presente articolo ne ricostruisce la storia nota, la composizione e l’addestramento degli operativi, le operazioni documentate e, infine, ne valuta il ruolo strategico e l’effettiva efficacia nel quadro della politica di potenza russa.
Origini e rapporti con il Cremlino
L’esistenza dell’Unità 29155 è emersa pubblicamente solo nel 2019, grazie all’inchiesta di Bellingcat, organizzazione investigativa open-source che ha incrociato dati di passaporti, registri di viaggio, metadati telefonici e immagini satellitari. Prima di allora, l’unità operava sotto la massima segretezza all’interno del 161º Centro di addestramento specialistico per finalità speciali del GRU, con base a Senezh, nella regione di Mosca. Il Comandante storico è il Maggior Generale Andrey Vladimirovich Averyanov, ufficiale di lungo corso del GRU con esperienza in operazioni speciali fin dagli anni Novanta. L’unità dipende gerarchicamente dal GRU, che a sua volta risponde direttamente allo Stato Maggiore delle Forze Armate russe e, in ultima istanza, al Presidente della Federazione. Non si tratta quindi di una struttura “fuori controllo” o di una compagnia militare privata, bensì di un reparto organico dell’Intelligence militare di Stato. Le sue operazioni richiedono autorizzazione ai massimi livelli: le indagini giudiziarie europee hanno dimostrato contatti diretti tra gli operativi del Gruppo e il comando del GRU, nonché coordinamento con istituti di ricerca chimica del Ministero della Difesa russo (in particolare il GosNIIOKhT di Mosca e l’Istituto sperimentale di Shikhany). Questo legame istituzionale garantisce copertura politica e logistica, ma al contempo permette al Cremlino di mantenere le distanze dall’operato dell’Unità: gli agenti operano con passaporti falsi, identità multiple e senza designazioni ufficiali.
Selezione, addestramento e profili degli operativi
Gli appartenenti all’Unità 29155 non sono reclutati tra i ranghi ordinari del GRU. Si tratta di un nucleo ristretto (stimato tra i 20 e i 50 elementi attivi) di professionisti con background eterogeneo ma complementare. Molti provengono dalle unità Spetsnaz (Forze Speciali) dell’Esercito o del GRU stesso, con esperienza di combattimento in Cecenia, Georgia o Siria. Altri hanno profili più “tecnici”: medici militari, chimici o esperti di logistica. Un esempio emblematico è il Tenente Colonnello Anatoliy Chepiga (alias “Ruslan Boshirov”), eroe decorato della Federazione Russa per operazioni in Cecenia e Ucraina, o Alexander Mishkin (“Alexander Petrov”), anch’egli con formazione medica ed ex-Spetsnaz. L’addestramento è estremamente selettivo e multidisciplinare. Oltre alle tecniche classiche di Intelligence (sorveglianza, contro-sorveglianza, uso di armi non convenzionali), gli operativi ricevono formazione specifica in “wet work” (operazioni che prevedono spargimento di sangue, termine tecnico dell’Intelligence anglosassone per omicidi mirati) e in sabotaggio di infrastrutture critiche. Particolare attenzione è riservata all’uso di sostanze chimiche e biologiche: Bellingcat ha documentato contatti frequenti tra membri della 29155 e istituti di ricerca sulla guerra chimica, inclusi test su campioni di Novichok. La preparazione psicologica è altrettanto rilevante: gli agenti devono operare in ambiente ostile per lunghi periodi, spesso sotto copertura turistica o commerciale, mantenendo compartimentazione (applicazione del principio del need-to-know: conoscenza limitata al minimo indispensabile).
Le operazioni documentate
Le attività note dell’Unità 29155 si estendono almeno dal 2014 al 2020 e rivelano un chiaro filo conduttore: ostacolare il riarmo degli avversari della Russia e punire chi, in Europa, collabora con loro. Già nel 2014, in Repubblica Ceca, due depositi di munizioni a Vrbětice furono distrutti da esplosioni. Le Autorità ceche hanno collegato l’operazione alla presenza di Anatoliy Chepiga e Alexander Mishkin, i medesimi agenti che quattro anni dopo avrebbero eseguito l’attentato di Salisbury. L’obiettivo strategico era evidente: interrompere il flusso di armi destinate all’Ucraina e alla Georgia. Nel 2015, in Bulgaria, il trafficante d’armi Emilian Gebrev – che riforniva Kiev e Tbilisi – fu avvelenato due volte con una sostanza fosforo-organica simile al Novichok. L’inchiesta di Bellingcat sul tentativo di assassinio ha ricostruito la presenza simultanea di otto membri della 29155, tra cui il generale Denis Sergeev, a Sofia, con metadati telefonici che dimostrano un coordinamento in tempo reale tra gli operativi. Successivamente, nel 2016, l’unità fu coinvolta nel fallito tentativo di colpo di Stato in Montenegro, finalizzato a impedire l’ingresso del Paese nella NATO. L’apice della visibilità arrivò tuttavia nel 2018 con l’attentato a Sergei Skripal a Salisbury, condotto con del Novichok applicato sulla maniglia della porta di casa: l’operazione, che provocò anche la morte accidentale di Dawn Sturgess, fu ricostruita in ogni dettaglio dalle Autorità britanniche, che ricondussero la catena di comando della cellula fino ai Vertici del GRU. Nel 2020, infine, le stesse tecniche furono impiegate contro il celebre oppositore politico del Presidente Vladimir Putin, Alexei Navalny. Sebbene l’attribuzione diretta resti oggetto di dibattito giudiziario, le indagini congiunte Bellingcat-Insider hanno documentato la presenza di operativi della 29155 lungo gli spostamenti del politico russo.
Considerazioni finali: ruolo strategico ed efficacia
L’Unità 29155 incarna perfettamente la dottrina russa della “guerra ibrida”, teorizzata dal Generale Valery Gerasimov, ovvero l’uso di tutti gli strumenti di potenza (militari, informativi, economici e psicologici) per raggiungere obiettivi politici senza ricorrere a un conflitto convenzionale dichiarato. In un contesto di superiorità convenzionale della NATO, Mosca privilegia operazioni a basso costo e alta deniabilità per erodere la coesione occidentale, punire i “traditori” e ostacolare il flusso di aiuti militari verso i propri avversari. L’efficacia di tale indirizzo strategico/operativo è duplice. Sul piano tattico, l’Unità ha ottenuto successi parziali: ha eliminato o intimidito alcuni bersagli (Gebrev ha comunque continuato a operare), creato incidenti diplomatici e costretto i servizi occidentali a dedicare risorse crescenti alla contro-intelligence. Sul piano strategico, tuttavia, i risultati sono più ambivalenti. Ogni operazione rivelata ha generato ondate di espulsioni di diplomatici russi, sanzioni mirate e un rafforzamento delle misure di sicurezza europee. L’attenzione mediatica e giudiziaria ha ridotto lo “spazio di manovra” dell’Unità, costringendola probabilmente a ricorrere a proxy o a modalità più discrete. In ultima analisi, la 29155 rimane uno strumento prezioso per il Cremlino proprio perché incarna la logica della “guerra perpetua al di sotto della soglia di rischio”. Finché la Russia percepirà l’Occidente come minaccia esistenziale, formazioni di questo tipo continueranno a operare. La loro esistenza impone ai decisori europei e atlantici di investire in Intelligence condivisa e capacità di risposta asimmetrica, non solo per neutralizzare singoli agenti, ma per rendere strutturalmente più costose e rischiose queste operazioni.

