70.000 membri degli Scout Imam Al-Mahdi partecipano alle commemorazioni per il 40° anniversario della fondazione dell’associazione e il primo anniversario dell'uccisione dei leader di Hezbollah Hassan Nasrallah e Hashem Safieddine presso lo stadio Camille Chamoun Sports City, Beirut, 12 ottobre 2025
Educare all’appartenenza

«L’educazione fornita dalle scuole Imam Al-Mahdi è l’educazione dei profeti, dei messaggeri e degli Imam, pace su di loro. Questa educazione, che gli studenti ricevono nelle scuole Imam Al-Mahdi, è ciò che alimenta l’amore per la patria, la difesa del territorio e il sostegno agli oppressi. Oggi, quando diciamo che ci sono martiri tra il personale docente, gli studenti e i genitori, qual è il risultato? È il risultato di un ambiente educativo all’interno della scuola e nella società — non solo all’interno della scuola, ma la scuola è un fattore determinante. Gli studenti entrano a scuola con il consenso e l’approvazione dei loro genitori. Gli studenti che studiano e si formano attraverso questi programmi sono condotti, in ultima analisi, alla difesa, al jihad e a un’azione politica onorevole e nobile».

Con queste parole, pronunciate il 3 febbraio 2026 in occasione del 33° anniversario della fondazione delle scuole Imam Al-Mahdi, l’attuale Segretario Generale di Hezbollah, Naim Qassem, definisce il cuore del sistema educativo del proprio gruppo. Non parla soltanto di istruzione. Parla di formazione morale, appartenenza, disciplina, militanza e continuità generazionale. La scuola, nella sua formulazione, è un ambiente che produce comportamenti, orientamenti e disponibilità al sacrificio. La scuola, nella sua formulazione, non è un luogo neutro.

Naim Qassem, allora Vice Segretario Generale di Hezbollah, durante una cerimonia per il 26° anniversario della fondazione della rete scolastica Al-Mahdi, 2019 ©Bjeiji school Mashghara, Facebook

Se tutta la struttura del welfare costruisce dipendenza e consenso immediato, l’educazione opera su una scala temporale più lunga. Non agisce infatti solo sul bisogno contingente, ma interviene sull’identità dei singoli e prepara le future generazioni della “Resistenza”, agendo come dispositivo di riproduzione del progetto politico e ideologico del “Partito di Dio”.

Mentre Jihad Al-Binaa ricostruisce case e infrastrutture, Emdad assiste famiglie vulnerabili, Al-Qard Al-Hasan offre credito e la Fondazione del Martire protegge gli orfani dei caduti, la scuola organizza memoria, appartenenza e visione del mondo, lavora sul futuro.

Il perno del sistema educativo costruito da Hezbollah è rappresentato dalle scuole Imam Al-Mahdi. La rete è istituita nel 1993, circa un decennio dopo la nascita del “Partito di Dio”, nel pieno della fase in cui il movimento è impegnato negli scontri con le Forze di Difesa israeliane (IDF) e i suoi alleati dell’Esercito del Sud Libano (SLA) nella cosiddetta “zona di sicurezza” -– il cuscinetto a ridosso del confine condiviso controllato da Tel Aviv tra il 1985 e il 2000.

Le prime scuole aprono tra Beirut e il sud del Paese. Una sede, anche se più piccola rispetto alla rete principale in Libano, è inaugurata anche nella città iraniana di Qom — cuore del potere teologico del regime khomeinista — al fine di consentire ai giovani libanesi più promettenti e impegnati religiosamente di studiare in un ambiente allineato al “Partito di Dio”. Negli anni successivi, la rete si espande nelle aree a prevalenza sciita — la Dahiyeh, il sud e la valle della Bekaa.

Scuola Imam Al-Mahdi nella città santa di Qom, Iran, come presentata nella sezione “I nostri istituti scolastici” della piattaforma educativa Mahdi ©mahdi.iiet.edu.lb

Formalmente, le scuole Imam Al-Mahdi adottano il curriculum ufficiale libanese, consentendo agli studenti di sostenere gli esami nazionali e ottenere titoli riconosciuti. Lo stesso Qassem insiste con forza su questo punto:

«L’istituto offre un’istruzione nazionale, ovvero il curriculum approvato dal Ministero dell’Istruzione libanese nelle discipline scientifiche e umanistiche. L’istituto si attiene al curriculum e alle leggi libanesi e partecipa agli esami nazionali ufficiali».

Hezbollah presenta quindi il proprio apparato educativo non come alternativo allo Stato, ma come parte del sistema nazionale. La scuola segue il programma ministeriale, partecipa agli esami di Stato, ottiene risultati pubblicamente comparabili a quelli di altri istituti libanesi.

Secondo i dati forniti dal Segretario Generale, la rete collegata alle scuole Imam Al-Mahdi conta oggi 29 sedi, 3.427 tra docenti e personale amministrativo e oltre 35.000 studenti. Nell’anno accademico 2024-2025, 1.065 studenti hanno sostenuto l’esame di maturità e 665 di loro — il 61,5% — hanno ottenuto voti eccellenti o molto buoni. Qassem utilizza questi risultati per sostenere la qualità del modello e la sua piena competitività nel sistema libanese:

«Quando questa scuola ottiene successo nel curriculum libanese, eccelle e raggiunge risultati, significa che sta svolgendo un lavoro solido, efficace e di grande impatto».

Ma la conformità al curriculum libanese è solo il primo livello. Accanto alle materie ufficiali, le scuole Al-Mahdi integrano un secondo strato formativo — quello religioso, politico e identitario. Le attività curriculari ed extrascolastiche introducono progressivamente gli studenti alla dottrina della Velayat-e Faqih, alla centralità della “Resistenza” e alla memoria dei “martiri”, oltre che alla venerazione di figure come i Leader Supremi iraniani Ruhollah Khomeini e Ali Khamenei, l’ex-Comandante della Forza Quds del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, Qasem Soleimani, o i leader caduti di Hezbollah, in primis figure come Hassan Nasrallah o Imad Mughniyeh.

La formazione religiosa non è quindi separata dalla formazione politica. Ancora una volta, la fede diventa appartenenza. L’appartenenza diventa disciplina. La disciplina diventa disponibilità alla mobilitazione.

Qassem rivendica esplicitamente anche questa impostazione:

«Le scuole Imam Al-Mahdi educano gli studenti secondo la divina religione dell’Islam. Nell’approccio educativo islamico ci sono nobili principi morali; ci sono le linee guida di ciò che è permesso e proibito».

L’educazione islamica è, in conclusione, il fondamento di una formazione integrale. La scuola deve produrre studenti moralmente -– e religiosamente —- disciplinati, politicamente orientati e pronti a collocare la propria vita dentro l’orizzonte della “Resistenza”.

Al-Mahdi e Al-Mustafa

La rete Al-Mahdi, che rappresenta il ramo più esteso e popolare del sistema educativo di Hezbollah, accoglie e forma studenti dall’infanzia fino alla scuola secondaria. Le rette più contenute rispetto ad altre scuole private, insieme a borse di studio e facilitazioni per studenti meritevoli o provenienti da famiglie vulnerabili, rendono questi istituti accessibili a una base sociale ampia. Inoltre, la rete è direttamente collegata con la Fondazione del Martire: i figli dei combattenti caduti beneficiano di priorità, gratuità o sostegno economico. In questo modo, l’assistenza alle famiglie dei miliziani — mirata a compensare una perdita —- include anche formazione: la “memoria del sacrificio” viene trasmessa ai figli al fine di sviluppare un senso di appartenenza e un legame generazionale con la “Resistenza”.

Welfare materiale e formazione ideologica si saldano. Il sacrificio viene trasmesso come eredità.

Il funzionamento di questo modello emerge con particolare chiarezza osservando le iniziative promosse dalla scuola Al-Mahdi di Mashghara, villaggio a maggioranza sciita della Bekaa occidentale, adagiato sulle pendici orientali della catena del Monte Libano, sopra il corso del fiume Litani. Nella memoria collettiva libanese, Mashghara è legata alla celebre canzone Ya Kamar Mashghara — ‘Oh luna di Mashghara’ —- dedicata da Fairouz alla luce notturna che si riflette sulle montagne e sulle acque della cittadina. Proprio in questo spazio apparentemente lontano dalla dimensione militante, l’attività scolastica mostra infatti la sovrapposizione tra istruzione ordinaria, formazione religiosa e pedagogia della “Resistenza”.

Secondo i dati forniti dallo stesso istituto, nella prima metà del 2019 venivano proposte agli studenti un totale di 96 attività didattiche ed extracurriculari. Di queste, 41 rientravano nella normale offerta scolastica: materie scientifiche, apprendimento delle lingue e iniziative educative analoghe a quelle presenti in altre scuole. A queste si aggiungevano attività dedicate ai valori sociali, alla tutela dell’ambiente, al rafforzamento del rapporto tra studenti e famiglie e alla formazione del personale docente.

La restante parte delle attività rivelava però la specificità del modello Al-Mahdi. Ventotto iniziative erano dedicate all’Islam sciita e alle ricorrenze religiose, mentre nove riguardavano direttamente Hezbollah e l’Iran: commemorazioni del ritiro israeliano dal sud del Libano, anniversari della Rivoluzione Islamica iraniana, celebrazioni della “Giornata dei Leader Martiri”, incontri con combattenti feriti, mostre in memoria di figure simboliche del movimento e iniziative dedicate alla shahada — il martirio.

In alcune immagini diffuse dalle stesse reti scolastiche, studenti tengono in mano fotografie di “martiri”, partecipano a spettacoli sulla Rivoluzione Islamica iraniana, assistono a lezioni su Khomeini, espongono bandiere di Hezbollah e del Libano nello stesso spazio. La sovrapposizione è il messaggio: Libano, Islam sciita, “Resistenza” e Iran non appaiono come dimensioni separate, ma sono parti di un’unica grammatica identitaria.

Studenti della scuola Imam Al-Mahdi di Mashghara durante le celebrazioni per l’anniversario della nascita dell’Imam Al-Mahdi, 14 febbraio 2026 ©Al-’Ahd

Le scuole Al-Mahdi non abbandonano, quindi, la formazione accademica. Al contrario, l’enfasi sulle scienze esatte, sulle lingue e sulle competenze tecniche è parte della forza attrattiva del sistema. La formazione si colloca tuttavia dentro una cornice più ampia in cui istruzione, religione, memoria dei caduti e appartenenza alla “Resistenza” si rafforzano reciprocamente.

A completare questo dispositivo intervengono gli Scout dell’Imam Al-Mahdi (Kashafat Al-Imam Al-Mahdi). Il percorso nell’associazione è graduale: gioco, disciplina, appartenenza, militanza. Gli scout insegnano primo soccorso, attività all’aperto, responsabilità sociale e disciplina comunitaria, introducendo al tempo stesso la memoria dei caduti, il culto dell’Imam Al-Mahdi, i simboli di Hezbollah e il legame con la Guida iraniana. Le grandi adunanze scout, che in anni recenti hanno coinvolto decine di migliaia di partecipanti, mostrano la funzione complementare di questo apparato: non solo educazione extracurricolare, ma mobilitazione generazionale e perimetro naturale della comunità.

Accanto alle scuole Imam Al-Mahdi ci sono le scuole Al-Mustafa. Questa rete precede in parte la formalizzazione piena di Hezbollah: nasce infatti dall’Associazione per l’Educazione Religiosa Islamica, fondata da religiosi sciiti libanesi alla fine degli anni Settanta con l’obiettivo di diffondere l’educazione islamica sciita nelle scuole e formare insegnanti per l’educazione religiosa. Nel 1984, il primo liceo Al-Mustafa è inaugurato ad Haret Hreik, nel cuore della Dahiyeh. Altre sedi aprono poi i battenti nel limitrofo quartiere di Bir Al-Hassan, alle porte della periferia meridionale di Beirut, a Nabatiyeh e a Tiro.

Fin dalle origini, gli istituti della rete di Al-Mustafa si rivolgono a un pubblico più ristretto rispetto alle scuole popolari del sistema educativo del “Partito di Dio”. Le rette più elevate, l’alto livello didattico e la vicinanza agli ambienti dirigenti del movimento ne fanno uno spazio frequentato soprattutto da famiglie abbienti, figli di esponenti di Hezbollah e di imprenditori legati alla sua rete sociale ed economica. Non sono quindi pensati soltanto per allargare il consenso popolare, ma per formare una componente più ristretta e qualificata all’interno dell’ecosistema del “Partito di Dio”.

Naim Qassem ha storicamente avuto un ruolo centrale in questo circuito. Già figura prominente dell’Associazione per l’Educazione Religiosa Islamica, ha infatti associato l’educazione alla costruzione di una “società della Resistenza” organizzata attorno ai valori, alle priorità e alla narrativa politica di Hezbollah, capace di sostenere la lotta contro Israele e di riprodurre nel tempo la propria adesione ideologica. Nei suoi scritti, Qassem insiste inoltre sulla tarbiya jihadiyya — l’educazione al Jihad — come strumento per modellare il modo di pensare dei giovani, presentando la shahada come “successo spirituale” e “prova di valore”.

Al-Mustafa svolge quindi una funzione di selezione e riproduzione delle élite. Se le scuole Al-Mahdi permettono a Hezbollah di radicarsi nella base sociale, questo secondo circuito contribuisce alla formazione dei quadri destinati a operare nelle strutture politiche, religiose, sociali e amministrative del movimento. La differenziazione è funzionale all’intero modello: ampiezza alla base, selezione al vertice.

Due reti, un’unica grammatica

La differenza tra la rete Al-Mahdi e Al-Mustafa risiede quindi innanzitutto nel pubblico di riferimento e nella funzione attribuita alle rispettive strutture scolastiche. La prima costituisce una rete ampia, popolare e capillare, pensata per intercettare la base sociale del movimento. La seconda si configura invece come un circuito più ristretto, frequentato da esponenti di famiglie vicine agli ambienti dirigenziali di Hezbollah destinati a essere inseriti nei suoi quadri.

Le due reti sono tuttavia accomunate dallo stesso impianto ideologico generale, che costituisce la specificità del sistema educativo messo in piedi dal “Partito di Dio”. Entrambe integrano formalmente il curriculum libanese e consentono agli studenti di sostenere gli esami ufficiali. In entrambi i circuiti, al programma statale si sovrappone anche un insieme di contenuti religiosi, politici e identitari che orienta la lettura della storia, della comunità, del “nemico”, del sacrificio e dell’appartenenza.

Il contenuto ideologico dei curricula supplementari rappresenta quindi il punto più sensibile dell’intero sistema educativo. Gli elementi informativi che emergono da ambiti sciiti critici rispetto all’operato del “Partito di Dio” indicano che i programmi delle scuole e degli istituti gestiti dal movimento farebbero riferimento a documenti di matrice iraniana, tra cui — in primis — la Wathiqat Al-Tahawwul Al-Buniyawi. Si tratta del “Documento della Trasformazione Strutturale” elaborato nel contesto dell’Iran post-rivoluzionario, testo cardine della riforma scolastica e culturale promossa dagli Ayatollah per purificare l’educazione da influenze occidentali, centrando l’insegnamento sui valori della Rivoluzione Islamica e sulla fedeltà assoluta al clero.

L’adesione dei programmi alla Wathiqat Al-Tahawwul Al-Buniyawi è rilevante perché sposta il baricentro dell’educazione religiosa oltre il quadro confessionale sciita libanese. Il sistema educativo sviluppato da Hezbollah non si limiterebbe infatti a insegnare dottrina, morale o storia dell’Islam sciita — come avviene in altre scuole confessionali del Paese —, ma inserirebbe la formazione degli studenti dentro una cornice pedagogica modellata sull’esperienza rivoluzionaria iraniana. In questo quadro, il modello iraniano verrebbe adattato al contesto libanese per formare le nuove generazioni di sciiti secondo il principio della Velayat-e Faqih. La matrice ideologica delle scuole Al-Mahdi e Al-Mustafa non sarebbe quindi semplicemente religiosa, ma — invece — direttamente legata alla proiezione politico-culturale e geopolitica di Teheran.

Questo collegamento con il modello iraniano emerge anche da altri elementi del percorso scolastico offerto. In alcune strutture sarebbe previsto l’insegnamento della lingua persiana e verrebbero organizzate attività culturali coordinate con istituzioni iraniane, tra cui uffici culturali e centri dedicati alla diffusione del pensiero khomeinista e dei valori della Rivoluzione Islamica. A questo si aggiungerebbero rituali, inni, preghiere e celebrazioni scolastiche in cui il riferimento religioso all’Imam Mahdi viene inserito in un universo simbolico più ampio, direttamente connesso alla Repubblica Islamica e alla narrativa politica della “Resistenza”.

La patria oltre lo Stato

Questi riferimenti tenderebbero a prevalere anche sull’inno nazionale libanese — Kulluna li-l Watan, ‘Tutti noi, per la patria’ —-, che avrebbe in alcune occasioni un ruolo marginale o puramente formale, legato soprattutto alla necessità di mantenere una conformità ufficiale con il quadro statale. Nella routine educativa e nelle cerimonie scolastiche assumerebbero invece maggiore centralità canti come Salam Ya Mahdi — “Pace a te, oh Mahdi” — e preghiere rivolte all’Imam Mahdi e al suo rappresentante legittimo, la Guida Suprema iraniana, oltre che inni dedicati ai “martiri” di Hezbollah e a figure quali Khomeini, Khamenei e Soleimani.

La rilevanza di questa gerarchia simbolica non sta solo nella sostituzione di un canto con un altro: se l’inno nazionale rimanda a una cittadinanza libanese condivisa, gli inni e le pratiche adottate dalle scuole Al-Mahdi e Al-Mustafa collocano gli studenti dentro una comunità simbolica nella quale l’appartenenza primaria non è necessariamente quella allo Stato libanese — pluralista per composizione e ordinamento —, ma alla “Società della Resistenza” e al suo orizzonte transnazionale.

«Questa educazione […] alimenta l’amore per la patria, la difesa del territorio e il sostegno agli oppressi», afferma Qassem nello stesso discorso del 3 febbraio.

La “patria” evocata dal Segretario Generale non coincide però necessariamente con un Libano neutrale e condiviso, ma con una comunità da difendere attraverso la “Resistenza”. L’amore per il territorio viene così inserito in una grammatica politica e religiosa nella quale la difesa della terra, il sostegno agli “oppressi”, la fedeltà alla Guida Suprema iraniana e l’appartenenza all’orizzonte ideologico di Hezbollah tendono a sovrapporsi. La “patria” evocata da Qassem non è il Libano di Taif: è l’Asse della “Resistenza”.

È in questa ridefinizione della nozione di “patria” che si misura lo scarto tra cornice scolastica ufficiale e formazione identitaria. Le scuole Al-Mahdi e Al-Mustafa continuano a operare dentro il sistema libanese: gli studenti seguono le materie previste dal Ministero dell’Istruzione, sostengono gli esami nazionali e ottengono diplomi riconosciuti. Tuttavia, la quotidianità educativa descritta da inni, rituali, riferimenti religiosi e figure esemplari produce un secondo livello di appartenenza, nel quale l’identità libanese viene filtrata attraverso l’orizzonte politico-religioso di Hezbollah.

La scuola libanese ufficiale dovrebbe formare cittadini inseriti in uno Stato pluralista, caratterizzato da appartenenze confessionali diverse e regolato, almeno formalmente, dalla Costituzione e dagli Accordi di Taif. Il sistema educativo di Hezbollah, invece, mira a formare membri di una comunità che supera il Libano e riconosce nella Repubblica Islamica non solo un riferimento confessionale, ma un modello politico, pedagogico e identitario.

Esiste una barzelletta, che trova origine ai tempi dei regimi autoritari arabi, che aiuta a rendere intuitivo questo scarto tra appartenenza formale e sostanziale.

«Un bambino statunitense dice a un coetaneo arabo: “Noi abbiamo la democrazia: posso insultare il presidente statunitense e nessuno mi tocca”. L’altro risponde: “Anche noi abbiamo la democrazia: posso insultare il presidente statunitense e nessuno mi tocca”.»

Entrambi parlano di “democrazia”, ma solo uno dei due vive in un sistema in cui quella parola ha un contenuto effettivo. Nel caso delle scuole di Hezbollah, il meccanismo è analogo. Il “curriculum libanese” è formalmente seguito e il percorso formativo garantisce diplomi riconosciuti. Dentro quella cornice, tuttavia, si produce un’appartenenza diversa da quella nazionale. Gli studenti sono formalmente educati nel sistema libanese, ma vengono progressivamente socializzati a un immaginario politico e religioso diverso da quello nazionale, quello della fedeltà alla “Resistenza” e alla Velayat-e Faqih.

Teheran come modello

Il confronto con il sistema scolastico della Repubblica Islamica è, a questo punto, inevitabile. Dopo il 1979, Teheran ha progressivamente riorganizzato il proprio apparato educativo attorno ai principi fondativi della Rivoluzione Islamica, trasformando la scuola in uno degli strumenti principali di socializzazione politica e ideologica delle nuove generazioni. La scuola ha il compito di riprodurre la visione del mondo della Repubblica Islamica: gli studenti vengono educati a leggere l’ostilità con Israele, le divergenze con gli Stati Uniti e il sostegno agli attori dell’“Asse della Resistenza” sotto una lente religiosa e politica insieme. La difesa della comunità islamica non resta quindi confinata al territorio iraniano, ma assume una dimensione transnazionale, nella quale il martirio, la lealtà alla Guida Suprema e la solidarietà con i “popoli oppressi” vengono presentati come doveri morali prima ancora che come scelte politiche.

Figure come Ruhollah Khomeini, Ali Khamenei e, più recentemente, Qasem Soleimani, occupano in questo modello una funzione pedagogica precisa: sono esempi da imitare. Il fondatore della Repubblica Islamica come guida della rivoluzione, il Leader Supremo come espressione massima dell’autorità religiosa e politica, l’ex-Comandante della Forza Quds come modello di sacrificio, disciplina e proiezione regionale. La loro presenza nei manuali, nelle celebrazioni, nelle immagini e nelle narrazioni scolastiche serve a trasformare la storia rivoluzionaria iraniana in memoria quotidiana e a rendere familiare agli studenti un lessico politico fondato su obbedienza, resistenza, missione e sacrificio.

È questo aspetto a rendere rilevante il parallelismo con le scuole di Hezbollah. Il sistema educativo del “Partito di Dio” non replica meccanicamente quello iraniano, perché opera in un contesto diverso, dentro uno Stato pluralista e confessionale come il Libano. Tuttavia, ne assorbe alcuni elementi fondamentali: la centralità della Guida Suprema, la sacralizzazione della lotta contro Israele, la pedagogia del martirio, il richiamo alla Rivoluzione Islamica e la costruzione di un’appartenenza che supera il quadro nazionale.

Immagine pubblicata dal liceo Al-Mustafa di Nabatiyeh in occasione del 37° anniversario della scomparsa dell’Ayatollah Ruhollah Khomeini, 3 giugno 2026. Il testo recita: “La tua partenza è una rivoluzione. Commemorazione della scomparsa dell’Imam Ruhollah Khomeini — che la sua anima riposi in pace”. ©Al-Mustafa High School-Nabatieh, Facebook

In Iran, questo modello è statale, centralizzato e obbligatorio. In Libano, invece, Hezbollah lo adatta attraverso una rete scolastica formalmente inserita nel quadro educativo nazionale, in cui ai curricula ministeriali ufficiali si sovrappongono contenuti religiosi, politici e simbolici di matrice iraniana. Le scuole Al-Mahdi e Al-Mustafa restano quindi istituzioni libanesi sul piano amministrativo e certificativo, pur orientando la formazione degli studenti verso un immaginario politico-religioso che eccede il perimetro dello Stato libanese.

La scuola come futuro

Il sistema educativo rappresenta, in conclusione, il dispositivo di continuità del welfare di Hezbollah. La Fondazione del Martire sostiene la famiglia del caduto. La scuola Al-Mahdi accoglie il figlio. Gli Scout Imam Al-Mahdi ne accompagnano il tempo libero e ne orientano il comportamento. L’impalcatura mediatica ne modella l’immaginario.

L’individuo attraversa così un ecosistema integrato, nel quale protezione sociale, appartenenza religiosa e formazione politica tendono a sovrapporsi. La forza del modello plasmato dal “Partito di Dio” è qui: è in grado di accompagnare la persona lungo l’intero percorso di socializzazione e costruire un ambiente nel quale la “Resistenza” è presenza ordinaria e familiare.

La scuola è il punto in cui questo ambiente diventa futuro. Attraverso l’educazione, Hezbollah si affianca — o sostituisce — allo Stato non solo nella gestione del bisogno quotidiano. Chi educa decide quali simboli diventano naturali, quali nemici diventano evidenti, quali modelli diventano imitabili e quale comunità viene percepita come primaria. In uno Stato fragile come il Libano, il controllo dell’educazione significa anche controllo della memoria futura.